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Il Gioco Delle Coppie, recensione della commedia di Olivier Assayas

Dopo un’accoglienza senza premi a Venezia, torna in Italia Olivier Assayas, stavolta con la commedia Il Gioco Delle Coppie. Distribuito da I Wonder, il prossimo 3 gennaio

Il Gioco Delle Coppie ovvero Double Vies (doppie vite) ovvero Non-Fiction, il film di Olivier Assayas presentato a Venezia lo scorso settembre e portato finalmente in Italia con un titolo da game show Mediaset e una distribuzione I Wonder, rappresenta quanto di più vicino ad un film di Woody Allen ci sia nella carriera dell’autore francese. Due coppie, qualche terzo incomodo, storia di tradimenti incrociati con toni da commedia esistenziale dimessa: un tipo di film piuttosto riconoscibile nelle sue componenti estetiche e tematiche da “commedia radical chic” alla francese (ricchi parigini che bisticciano su problemi da ricchi parigini), ma in cui Assayas, da autore, non si vergogna di puntare più in alto, sfuggendo i toni da farsetta e mirando ai bilanci di vita. Il risultato è brillantissimo e, a sorpresa, ampiamente accessibile.

In Il Gioco Delle Coppie, le coppie sono due. Alain (Guillaume Canet), editore di una casa in calo, sposato con Selena (Juliette Binoche), attrice: lui sta affrontando come può la rivoluzione digitale che sta cambiando il mondo della scrittura, lei è famosa grazie ad una serie tv poliziesca di quelle che ricevono ottime critiche (“ma ormai tutte le serie ricevono ottime critiche!”). Poi ci sono Leonard (Vincent Macaigne), scrittore, e Valerie (Nora Hamzawi), consulente politica: lui, come Allen in Harry a Pezzi, sta passando i guai per il vizio di raccontare episodi della propria vita sentimentale e sessuale nei libri; lei è costretta a chiudere un’occhio e fargli da balia.

Le coppie si conoscono da anni, ma il periodo è duro. L’ultimo libro di Leonard non è un granché, sui social la gente lo crocifigge per le sue rappresentazioni meschine di personaggi femminili reali, e Alain non intende pubblicarlo più. A complicare le dinamiche, Leonard ha una relazione con Selena, e Alain ne ha una con una stagista bionda.

Cosa funziona in Il Gioco delle Coppie

Se la “trama” sembra complicata, Il Gioco Delle Coppie non lo è. Come candidamente ammesso da Assayas, il film è partito come spunti di dialoghi, scampoli di  scene, solo in seguito amalgamate in un racconto di cento minuti.

Ne viene fuori un film portato avanti dal dialogo continuo, a macchinetta, nelle pieghe del quale vediamo cambiare le vite personali di un gruppo di protagonisti, rappresentati in un periodo di circa un anno di sconvolgimenti sentimentali. Il vago fil rouge è appunto l’arrivo del mondo digitale, che (forse) soppianterà la cultura scritta e lascerà tutti senza lavoro. O forse no. L’imminente scomparsa del vecchio modello dell’editoria in favore dei temuti ebook si rispecchia nei rapporti umani che cambiano, si deteriorano, forse finiscono. E come ogni rivoluzione tecnologica, così ogni cambiamento non sarà mai veramente tale, quanto piuttosto un’evoluzione, forse in meglio, dello stato precedente.

Il Gioco Delle Coppie è brillantissimo. Assayas va a ruota libera con dialoghi e suggestioni, si diverte a mettere in scena una serie di spunti uno più divertente dell’altro, e con tono quasi sarcastico gioca a tirare in ballo en passant tutti gli argomenti centrali nella chiacchiera spicciola contemporanea (le campagne social, le serie tv brutte, le app stupide, la politica stupida, il pubblico stupido…). La maggior parte dei prodotti analoghi sembrano ambientati sulla luna, e c’è la liberazione nel vedere una screwball comedy europea finalmente moderna. Assayas è un uomo del suo tempo. In più, nella ritmica delle scenette c’è spazio anche per una presa di posizione inaspettata: la morale espressa indirettamente dai fantastici personaggi (non c’è un interprete meno che magnifico, ma la coppia di Macaigne e Hamzawi è pura meraviglia) non è oppositiva o nichilista, ma di accettazione. E dopo essersi divertito a distruggere, il film si chiude su una nota di riconciliazione.

Perché non guardare Il Gioco delle Coppie

Il Gioco delle Coppie è in effetti poca cosa in quanto film: il trait d’union metaforico rappresentato dalla rivoluzione digitale è del tutto esile, al limite del pretestuoso. E’ chiaro che ad Assayas interessano soprattutto i propri personaggi e il loro modo di rapportarsi l’uno all’altro. La cornice sociale, pure fonte di qualche spunto satirico, resta una cornice (a cui tuttalpiù dedicare qualche sberleffo), e il film una sequenza di scene. Ma per chi non è schiavo della trama, resta un’esperienza appagante.

Il Gioco Delle Coppie permette di approcciare un Assayas in vena di leggerezza, aperto e solare. E un film di ironia, sarcasmo, malinconia e pacificazione. Non è nichilista, non è moralista, ma nel finale c’è quasi idealismo nel suo invitare a ricomporre ciò che si era demolito. A mani vuote a Venezia, è un grande film.

Regia: Olivier Assayas, Con: Juliette Binoche, Guillaume Canet, Nora Hamzawi, Vincent Macaigne, Anno: 2019, Nazione: Francia, Distribuzione: I Wonder Pictures, Durata: 100 min

About Saverio Felici

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Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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