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Helen Mirren a Roma: “La vedova Winchester è un film di fantasmi che indaga sulla natura umana”

Abbiamo incontrato Helen Mirren, una delle più grandi attrici britanniche di sempre, è tornata a Roma a presentare il suo ultimo film, “La vedova Wichester”. 

È sempre un piacere incontrare una vera Regina del cinema internazionale. Roma aveva goduto della presenza di Helen Mirren l’ultima volta meno di due anni fa, quando è venuta a presentare, insieme a Simon Curtis (Marilyn, Vi presento Christopher Robin), “Woman in gold”.

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Stavolta è venuta da sola, ma ha comunque regalato momenti indimenticabili, come la sua presenza alla première al cinema Adriano di Roma, dove ha potuto conoscere e ringraziare la sua doppiatrice storica Ada Maria Serra Zanetti.

Rispetto a “Woman in gold“, “La vedova Winchester” è un film del tutto diverso. Ispirato sempre a una storia vera, dato che parla di Sarah Pardee Winchester, vedova di William Wirt Winchester ed ereditiera della Winchester Repeating Arms Company, ma la pellicola è da considerarsi del genere horror. Così viene definito l’ultimo lavoro dei fratelli gemelli Michael e Peter Spierig, già esperti di questo mondo avendo diretto nientemeno che “Saw Legacy” un anno fa, anche se la stessa attrice protagonista ha voluto puntualizzare, perché secondo lei “La vedova Winchester”…

Mirren: <<Non è un vero film horror, ma di fantasmi, cose per me molto diverse. A me l’horror non piace, mentre penso che questo film rientri nella narrazione classica. Questa storia di fantasmi a me piace molto e penso che indaghi molto sulla natura umana>>

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Perché ha deciso di accettare questo ruolo?
Mirren: <<Ho accettato questo ruolo per una serie di combinazione di elementi. La presenza di giovani cineasti, a me piace lavorare con giovani registi perché hanno un’energia particolare. Poi perché il fatto è basato su elementi veri, visto che Sara Winchester è una donna realmente esistita, che ha costruito questa casa che si può ancora visitare nonostante il terremoto di San Francisco. Una storia radicata nella realtà. All’epoca di Sara Winchester continuava a costruire giorno e notte questa casa. Una ricca eremita in cui intorno a lei erano nate molte leggende. Una di questa era che continuava a costruire stanze per placare le anime di coloro che sono stati uccisi dai fucili Winchester>>

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Che rapporto ha lei con il mondo del soprannaturale?
Mirren: <<Crederò nei fantasmi nel momento in cui ne vedrò uno, fino ad allora non ci credo. Credo però nel grande potere dell’immaginazione umana, credo nel credere. Penso che siamo ancora all’inizio di questo viaggio di scoperta di quello che può essere il potere del cervello umano, dello spiritualismo. Diciamo che sono un’agnostica e aspetto le informazioni>>

Ha per caso avuto tempo e modo di visitare la vera abitazione? Ha approfondito la conoscenza di questa signora Winchester oltre alla sceneggiatura?
Mirren:  <<Sono stata a visitare la casa, edificio straordinario. Dopo due minuti che sei entrato sei completamente, ma al tempo stesso è molto dolce, perché Sara Winchester era molto minuta, sembra una casa di bambole. Ho pensato molto a lei, anche se non si hanno molte informazioni su di lei, perché si è ritirata dalla vita dopo la morte del marito come la regina Vittoria. Indossava spesso questo velo nero di lutto che la copriva. Era una donna che aveva una profonda energia creativa che ha profuso nella costruzione di questa casa. Personaggio veramente affascinante da cercare di capire. Per quanto cerchi di capirla comunque c’è un mistero. All’ingresso della casa ci sono molte citazioni shakespeariane, anche le meno note, come Riccardo II>>

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Qual è la sua opinione riguardo all’utilizzo delle armi?
Mirren: <<Credo che in America ma anche in altri Paesi ci sia proprio la cultura delle armi. Non vedo una fine a questa cultura, e neanche la giustificazione, se non il fatto che le armi fanno fare molti quattrini. Molti Paesi vendono armi ai signori della guerra nei Paesi in via di sviluppo, non solo gli Stati Uniti, anche la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, Cina, Russia. Poco tempo fa ho letto di bombe lanciate sullo Yemen che hanno ucciso dei bambini, e queste bombe erano state fabbricate in Italia. Siamo quindi tutti colpevoli. Questo film sebbene sia un film di fantasmi e di intrattenimento, comunque racconta la storia delle anime uccise in maniera violenta dalle armi, e che comunque continuano a vivere con noi, e quindi dobbiamo tutti noi assumerci la responsabilità di tutto questo>>

Non pensa che film come questo possano anche ricondurci a una riflessione su una spiritualità forse perduta dall’occidente?
Mirren: <<Credo che il film sia una cosa fantastica perché un film può essere informativo, di intrattenimento, educativo, può essere arte pura. A me piace di essere parte di tutto ciò. Questo film in particolare è di intrattenimento, il cui obbiettivo è di spaventare, di spingere lo spettatore ad aggrapparsi a chi è al suo fianco, poi se spinge lo spettatore a una riflessione meglio ancora>>

Cosa ne pensa della mancata candidatura di “Ella & John” di Paolo Virzì agli Oscar?
Mirren: <<Sono un film di cui vado molto orgogliosa, la ragione penso che sia stata la tempistica di uscita. Dal momento che abbiamo deciso di rimandarla penso che questo abbia influito. Sono stata molto orgogliosa di questo film e di aver lavorato con Virzì>>

A un certo punto del film Jason Clarke dice “Pazzo è una parola pericolosa”. Per lei che valore ha questa parola? Ci può indicare qualcuno nella sua Gran Bretagna o negli Stati Uniti?
Mirren: <<A me piacciono le persone pazze, sono divertenti, mi piacciono coloro che vanno in giro con un tutù rosa e le calze gialle, il tacco a spillo rosso, l’eccentricità. A me fanno invece paura i calcolatori, i venali, i manipolatori, e so facendo una terribile generalizzazione, però i pazzi mi piacciono. Penso che invece le più grosse menti creative siano state definite pazze, quindi ci dovrebbero piacere>>

È recentemente ricomparso in rete il video di un’intervista degli anni ’70, durante la quale lei rispondeva con grande ironia ed stile, al giornalista Michael Parkinson, che le aveva rivolto una domanda a sfondo sessista. Come pensa sia cambiato il mondo da allora?
Mirren:  <<La domanda da porsi è perché c’è voluto così tanto, forse perché il cambiamento richiede tempo, soprattutto quello culturale. C’è forse da chiedersi qual è differenza tra la posizione delle donne di allora e di oggi, i rapporti tra uomini e donne hanno subito un profondo cambiamento culturale, e ha richiesto tantissimi anni. È un ribollire di questo magma sotto la crosta della cultura. 200 anni fa le donne non potevano esprimere la loro opinione, mentre oggi siamo in un momento vulcanico in cui le donne possono dire ciò che pensano>>

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