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Il Giustiziere della Notte: recensione del remake con Bruce Willis protagonista

Stroncato ovunque in patria, arriva anche in Italia il remake de Il Giustiziere Della Notte, con Bruce Willis nel ruolo del titolo ed Eli Roth in regia.

Produzione infinita e travagliatissima quella del remake Il Giustiziere Della Notte. Trascinatasi fin nel 2018, l’operazione partì quasi quindici anni fa come punta di diamante dell’ondata di remake di metà anni 2000 dedicati ai cult più controversi dei ’70 (di cui il Death Wish originale fa parte a pieno titolo). Uno dopo l’altro, la maggior parte dei lavori più ambigui e difficili di quegli anni, vennero riproposti in sala in versione aggiornata, ripulita, adattata al pubblico del PG-13. Della maggior parte di quei remake non è rimasta traccia, e l’ondata-nostalgia si è col tempo spostata al decennio successivo (che ormai da tempo domina l’industria dei rifacimenti). Il Giustiziere Della Notte di Eli Roth arriva allora come un film rimaneggiato e fuori tempo: dal 2005 ad oggi è passato sulle scrivanie di Stallone, Liam Neeson, Benicio Del Toro, solo per citare chi vi è stato coinvolto più a lungo; lo script definitivo lo firmò Joe Carnahan nel 2012, e lievi modifiche a parte è rimasto invariato fino ad oggi (tant’è che Carnahan si prende il credit nei titoli); nel 2016 Il Giustiziere Della Notte trova il suo motore definitivo, con la regia di Roth e Bruce Willis come Paul Kersey.

Location a parte (Chicago per New York), la storia del Giustiziere Della Notte non vede aggiornamenti: il chirurgo Paul Kersey (architetto nell’originale, con il volto di Charles Bronson, che qui lascia il posto a Willis), padre di famiglia mite e integerrimo, viene a sapere impotente dell’aggressione (fuori campo) ai danni di moglie (Elisabeth Shue) e figlia (Camila Morrone). La donna muore, la ragazza va in coma. Dapprima  fiducioso nelle istituzioni, l’uomo capirà presto che per arginare la violenza urbana senza fine, e scoprire finalmente l’identità degli assassini, dovrà muoversi da solo. Con risultati tra il buffo e il patetico, si riscoprirà il Giustiziere del titolo.

Perché vedere Il Giustiziere Della Notte

Le uniche maniere per presentare una storia come quella del Giustiziere Della Notte alle sensibilità del pubblico moderno sono attenuare i toni, trasformando dunque il tutto in un normale revenge-movie dalle poche ambizioni, o esasperarli, portando l’indigeribile storia originale alla parodia. Il film, che non è obbiettivamente riuscito, ondeggia tra i due estremi, rappresentati dalle figure assai forti del suo scrittore e del suo regista. Eli Roth, autore non raffinato né particolarmente inventivo, ha comunque consolidato negli anni una propria etica ed estetica che facilmente traspare da ogni suo lavoro: la voglia di fare satira di grana grossa sugli atteggiamenti più decerebrati degli americani, amplificandola attraverso lo splatter visivo. Dagli studenti erasmus deficenti giustamente macellati dai loschi europei in Hostel, agli attivisti ipocriti e privilegiati giustamente macellati dagli indigeni in Green Inferno, la poetica è quella di un South Park in live action meno fantasioso. C’è l’interesse nel vederlo alla prima prova con un film su commissione.
In Il Giustiziere Della Notte i momenti migliori sono proprio quelli in cui la pellicola si fa gioco del senso di giustizia del suo eroe, incapace di usare armi, di fare a botte o di difendersi, e costretto ad inventarsi eroe fai-da-te attraverso demenziali tutorial su YouTube. Quello, e qualche modico sprazzo di gore, sono le uniche tracce del regista nel film, ed i momenti in cui prende vita.

Cosa non funziona in Il Giustiziere Della Notte

Purtroppo, i pochi spunti di satira su avrebbe potuto costruirsi tutto Il Giustiziere Della Notte, rimangono sparsi per il film senza trovare un senso vero. A farla da padrone è la visione di Joe Carnahan e del suo script (aggiornato al 2018 senza guizzi da Scott Alexander e Larry Karaszewski): scritta nel 2012 per Liam Neeson, la sceneggiatura de Il Giustiziere Della Notte è quella di un b-movie senza alcun punto di interesse, pensata per un approccio action e una distribuzione in direct-to-video.
Il Giustiziere della Notte 2018 avrebbe senso come generico film d’azione per qualche clone di Steven Seagal, ma nelle mani di Eli Roth (regista privo di ogni senso di ritmo e movimento quasi per definizione) diventa un pantano narrativo senza verve e senza forza. Il risultato è un film che neanche i diretti interessati sembravano aver voglia di fare, con Roth che va di pilota automatico scena dopo scena in attesa di poter sfogare qualche schizzo di violenza sopra le righe, e la storia che procede come mille altre nel suo percorso classico senza una sola impennata. Come se non bastasse, non pochi passaggi sono già visti e tradiscono la natura fuori tempo massimo del progetto, oltre al poco impegno nel riadattarlo (in certi punti si sfiora il remake di Kick-Ass, film appunto del 2011).

In tutto questo, non ne esce bene il vero e proprio Giustiziere Della Notte: Bruce Willis non sembra sapere di preciso cosa stia facendo, e pur avendo nelle sue corde una certa vena ironica, approccia il tutto con la solidità monolitica di chi crede di girare Taken. Ma non è questo il caso, e il suo volto dolente e di pietra diventa quasi un auto-sabotaggio della pellicola.

Il Giustiziere Della Notte, nella sua incarnazione 2018, è meno controverso, meno cattivo, più generico. Indeciso tra imbroccare la via della satira spinta e quella del noir cupo, si spegne in 110 minuti senza offrire un motivo per farsi ricordare.

Regia: Eli Roth Con: Bruce Willis, Elisabeth Shue, Camila Morrone, Dean Norris, Kimberly Elise, Vincent D’Onofrio Anno: 2018 Nazione: USA Distribuzione: Eagle Pictures Durata: 107 min

About Saverio Felici

Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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