the-shape-of-water-poster
Home / CINEMA / La forma dell’acqua, disamina del film premio Oscar e Leone d’Oro più controverso dell’anno

La forma dell’acqua, disamina del film premio Oscar e Leone d’Oro più controverso dell’anno

Ebbene, come tutti sappiamo, La forma dell’acqua (The Shape of Water) è stato il dominatore assoluto di questa stagione cinematografica, trionfando alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ove, sbaragliando la concorrenza, è stato insignito del Leone d’Oro da un’entusiasta Annette Bening, presidentessa di giuria, e continuando la sua inarrestabile ascesa sin a guadagnarsi 13 nomination all’Oscar e vincendone quattro, fra cui Miglior Film e Miglior Regia, e ottenendo quasi tutti i premi annessi e connessi.

Ma, al di là dei trionfi e degli sperticati elogi della Critica soprattutto statunitense, ben fiera di aver finalmente incoronato Guillermo del Toro e aver consacrato la sua carriera, La forma dell’acqua non è certamente piaciuto a tutti, dividendo il pubblico fra chi l’accusa di essere un film troppo buonista e sdolcinato e chi invece, ammiratore sconfinato del suo regista e della sua poetica, l’ha difeso a spada tratta, lodandolo forse oltre i suoi effettivi, reali meriti e le sue indubbie ma contestabili qualità.

shape-of-water

Sullo sfondo della Guerra Fredda, c’è in questa America immersa in atmosfere nostalgiche e dal sapore magicamente retrò, una donna muta che par provenire dal mondo fiabesco di Jean-Pierre Jeunet e cristallizza, incarna a livello espressivo e nella sua marginalità, nella sua malinconia da diversa ed esclusa, quel tipo di personaggio tanto caro al mondo di Tim Burton.

Si chiama Elisa Esposito (Sally Hawkins) e vive sopra un Cinema in cui non va quasi nessuno, e l’unica sua compagnia è costituita da un anziano signore designatore (Richard Jenkins), anch’egli abbandonato da tutti dopo che è stato licenziato dalla compagnia per cui ha lavorato per tutta la sua esistenza, e dalla sua collega nera (Octavia Spencer), una donna delle pulizie come lei. Entrambe puliscono i cessi in una facility governativa, un prominente edificio misterioso ove inappuntabili agenti lavorano a esperimenti segretissimi.

Un bel giorno, in questo laboratorio degli orrori, arriva un ospite inatteso, una creatura mostruosa dalle forme anfibie, tolta dalla cattività per essere studiata inquietantemente dai nostri cervelloni, che fanno capo al terribile e sadico Strickland (un odioso Michael Shannon).

90th Academy Awards - Show, Los Angeles, USA - 04 Mar 2018
Mandatory Credit: Photo by Chris Pizzello/Invision/AP/REX/Shutterstock (9448601hq)
Guillermo del Toro, winner of the award for best director for “The Shape of Water” celebrates in the audience at the Oscars, at the Dolby Theatre in Los Angeles
90th Academy Awards – Show, Los Angeles, USA – 04 Mar 2018

Pian piano, stando attenta a non farsi scoprire, con la sua timida discrezione e non certo senza titubanze, Elisa comincia ad avvicinarsi al mostro, gli dà da mangiare e presto addirittura comincerà a innamorarsi di lui. Perché questo mostro la vede per quello che è, non ha sovrastrutture e non è come tutti gli altri che invece la commiserano e la trattano da povera reietta. Per lui lei non è invisibile, ma semplicemente una creatura umana, sì, umana. Nella sua delicata nudità.

A volte La forma dell’acqua  zoppica e il rischio di apparire troppo artificiosamente sentimentalistico è sempre dietro l’angolo, è un elogio naïf alle solitudini degli emarginati, alle persone ripudiate dalla società che “conta”, alle anime che, incantate dai loro meravigliosi universi emotivi, oramai accecate soltanto dallo splendore incontaminato delle loro emozioni quasi mai condivise, vivono con lodabile dignità la loro insopprimibile solitudine, l’inestinguibile, inascoltata ma imponente, struggente e graziosamente armonica levità delle loro incorrotte intimità.

E in quest’ottica La forma dell’acqua va interpretato, una favola morbidamente nera e soave, non priva anche di momenti horror e grotteschi, sulla poesia di chi apparentemente non è nessuno in questo mondo sopraffatto dal cinismo e imperato, signoreggiato, comandato burocraticamente dal moto dell’efficienza falsamente vincente e opprimente.

Leggero, perfino banale, scontato e con un inevitabile, zuccheroso lieto fine.

Non perfetto, non un capolavoro, ma un film importante. Che piaccia o meno.

Come abbiamo imparato dai grandi cantori delle fiabe nere, insegnatori della morale, quasi tutti i racconti fantastici hanno un cattivo che sembra invincibile, un mostro che mostro non è, e tante figure di contorno alla ricerca della loro speranza. La speranza di poter vivere e amare, amarsi, al di là delle mostruose cattiverie, di voler lottare indomitamente per la propria vita e per le proprie intatte, infrangibili emozioni. In silenzio, nel respiro dei propri profondi oceani, dei sommersi mari…

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

Guarda anche

oscar-viggo-mortensen-copertina

Oscar come Best Actor: potrebbe essere l’anno del grande Viggo Mortensen

Eh sì, Viggo Mortensen che soltanto qualche giorno fa, esattamente lo scorso 20 Ottobre, ha …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.