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Final Portrait – L’arte di essere amici: Armie Hammer nei panni di James Lord racconta il rapporto tra lo scrittore e l’eccentrico pittore Alberto Giacometti, interpretato da un sublime Geoffrey Rush

Final Portrait è un film biografico basato essenzialmente sul romanzo di James Lord “A Giacometti Portrait” del 1965, diretto da Stanley Tucci che sceglie gli interpreti migliori, dal premio Oscar Geoffrey Rush alla star di Harry Potter Clémence Poésy, disponibile nelle migliori sale italiane a partire da giovedì 8 febbraio 2018

Nei suoi 64 anni di vita Alberto Giacometti ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte. È stato pittore e scultore surrealista, espressionista, anche cubista, ha conosciuto Pablo Picasso, Joan Mirò e Jean-Paul Sartre, e come la maggior parte degli artisti, era un tipo stravagante ed imprevedibile. Eppure non lo avevamo ancora visto sul grande schermo, fino ad oggi, quando Stanley Tucci decide di dedicare a lui “Final Portrait“, il suo quinto film da regista. Non un film biografico esaustivo ma un solo capitolo della sua vita, seppur molto importante.

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È l’autunno del 1964 quando James Lord rincontra dopo oltre 10 anni l’artista Italo-svizzero a Parigi, e decide di farsi ritrarre da lui. Pensa che il lavoro possa durare al massimo un paio di giorni ma evidentemente non conosceva il carattere particolare di Giacometti, e la sua altrettanto particolare vita privata. Comincia quindi una lunga serie di slittamenti di voli di ritorno verso l’America, che faranno vivere allo scrittore americano una sorta di rimando al ritratto di Dorian Gray: invecchierà su quel quadro?

Al tempo stesso, questo periodo gli consentirà di conoscere davvero l’artista e uomo Alberto Giacometti, e oggi grazie al libro “Alberto Giacometti. Un ritratto” abbiamo questo film, raccontato attraverso la voce narrante e l’interpretazione di Armie Hammer nel ruolo appunto di James Lord (1922-2009).

Cosa funziona in Final Portrait

Nei quattro film precedentemente diretti da Stanley Tucci abbiamo sempre visto l’attore candidato all’Oscar per “Amabili resti” prendere posto anche sul set, mentre stavolta lo vediamo solo dietro la macchina da presa. Magari è stato tentato di interpretare Alberto Giacometti, e probabilmente avrebbe fatto un grande lavoro, ma al tempo stesso Geoffrey Rush si è rivelato il candidato perfetto, non solo per le sue eccezionali doti attoriali che gli hanno permesso di trasporre alla perfezione le bizzarrie e il bipolarismo di Giacometti, ma anche per la maggiore vicinanza d’età e l’incredibile somiglianza fisica con il vero artista. Stessa cosa dicasi per Sylvie Testud (La captive, La vie en rose, 11 donne a Parigi) rispetto alla sua controparte reale, la moglie di Giacometti Annette Arm (1923-1993).

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Rush e la sceneggiatura hanno il merito di rendere il film interessante, grazie a degli ottimi ritmi comici, anche a coloro che non sono molto esperti della vita dell’artista Giacometti, che non appare romanzata o edulcorata. Non a caso oltre al difficile rapporto con la moglie Annette viene raccontata la relazione con la giovane Caroline, interpretata da Clémence Poésy (la bellissima Fleur Delacour in tre film della saga di Harry Potter). Nonostante il breve arco temporale della storia, viene dato il giusto merito anche a uno dei fratelli di Alberto, Diego Giacometti (1902-1985), per merito di Tony Shalhoub (Men in blackDetective Monk e doppiatore nella trilogia di Cars) che si cimenta nel riprodurre sul set le sue sculture. Buona anche l’interpretazione di Armie Hammer (Mine, Chiamami con il tuo nome) capace di raccontare nel tempo che gli viene concesso l’essenza del libro del vero James Lord, e tutto il suo piccolo tormento nel dover sopportare un personaggio così diverso da lui.

Final portrait è un film davvero poliglotta, con Rush e Shalhoub che recitano in alcuni momenti in italiano, così come la Poésy in francese. Va dunque visto almeno una volta in versione originale, insieme a quella doppiata che presenta nomi eccellenti come Rodolfo Bianchi, Giancarlo Miranda e Chiara Gioncardi.

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Perché non guardare Final Portrait

La scelta decisa di Tucci di raccontare solo poche settimane e non l’intera vita di Giacometti può piacere a molti ma non a tutti naturalmente, perché appunto non è il classico biopic che siamo abituati a vedere. Forse è proprio l’attimo finale il momento meno riuscito del film. Appare girato e diretto troppo frettolosamente, con poche parole da parte di Hammer/Lord, quando sarebbe stato interessante almeno in questo caso una conclusione più classica, con foto d’epoca e didascalie riassuntive della vita dei personaggi coinvolti in questo lungometraggio.

Final Portrait – L’arte di essere amici non è solo il film ideale per conoscere un artista meno citato rispetto ad altri della sua epoca sui libri scolastici di storia dell’arte, ma anche una divertente commedia con qualche pizzico di drammaticità.

Regia: Stanley Tucci Con: Geoffrey Rush, Armie Hammer, Clémence Poésy, Tony Shalhoub, Sylvie Testud, James Faulkner Anno: 2017 Durata: 90 min. Paese: Regno Unito Distribuzione: Bim Distribuzione

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