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I Film che hanno fatto fuggire gli spettatori dalle sale cinematografiche

In piena estate con il pubblico che fugge dalle città e dalle sale cinematografiche, in cerca di fresco e ristoro, abbiamo pensato di omaggiare quelle pellicole che hanno fatto realmente fuggire gli spettatori dai cinema di tutto il mondo. 

Iniziamo questo articolo mettendo subito le cose in chiaro: le commedie mainstream, i drammi ed i fantasy sono pellicole fantastiche. Resta però il fatto che in un mondo dove la gente è sempre più complicata e frustrata, il cinema come forma di evasione non può essere l’unico intrattenimento e far ridere o piangere il pubblico di oggi è diventato molto molto difficile.

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Caso emblematico per spiegare questo fenomeno può essere l’ultimo festival di Cannes con il controverso film di Lars Von Trier, The House That Jack Built, una pellicola sicuramente estrema dato che circa 100 persone avrebbero lasciato la sala inorridite durante la première.

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La notizia ha fatto presto il giro del mondo e molti si sono interrogati sul perché un film è così estremo da essere rifiutato dal pubblico cinematografico medio.

Eccovi quindi un elenco di film che hanno fatto abbandonare le sale cinematografiche da spettatori nel panico più totale e che sconsigliamo ad un pubblico sensibile che potrebbe rimanervi turbata, in questi casi vi rimando alla pagina delle commedie sentimentali di Netflix. :), coadiuvata da trailer così potete decidere se vederlo o se è troppo anche per voi:

L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat

(Francia, 1895)

Il cinema nasce esso stesso come fuga dalla sala. Nel 1895 molti spettatori presenti alla prima dei film di Lumiere sono fuggiti dalla sala per la troppa immedesimazione nel film stesso visto come novità assoluta. Al giorno d’oggi fa sorridere.

Citato da Scorsese nel suo bellissimo Hugo Cabret.

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Un cane andaluso

(Spagna, 1929)

Andando in rigoroso ordine cronologico, un film brevissimo, solo sedici minuti ed è quanto è bastato al provocatore regista spagnolo Luis Buñuel per sconvolgere il pubblico.

Nel suo celeberrimo cortometraggio intitolato Un Chien Andalou, Buñuel non tiene conto della trama o di una logicità conclamata per far vibrare semplicemente i sensi degli spettatori.

La scena di apertura, ad esempio, è nell’immaginario collettivo ed è la più cruda: un ragazzo (interpretato dallo stesso Buñuel) affetta il bulbo oculare di una donna e lo incide in due con un rasoio, in un sol colpo, intramezzato da una nuvola che oscura la luna.

Ma non basta il film procede tutto sullo stesso binario, a seguire infatti due pianoforti contengono cadaveri in decomposizione di asini e due tavolette con i Dieci Comandamenti.

Che cosa significa tutto questo che avete visto? Non lo sappiamo. 😀

Ma sicuramente questo cortometraggio non vi lascerà indifferenti dopo la visione.

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Arancia meccanica

(USA, 1971)

NB: Questo trailer originale è meraviglioso.

Il film in questione è così arcinoto che non vorrei nemmeno accennarvi alla trama, dato che penso che al mondo mancheranno tipo solo 15 persone a vederlo (e spero non siate una di quelle).

Il genio di Sir. Stanley Kubrick miscela ottimamente violenza e sessualità esplicita facendo sì che il film ottenesse una valutazione “X- rated” quando uscì negli Stati Uniti, mentre in Italia è stato “Vietato ai minori di 18 anni”.

Il regista stesso ha ritirato la pellicola nei cinema della Gran Bretagna dopo aver temuto che la gente stesse commettendo crimini copiando i personaggi del film.

Il divieto è stato revocato dopo la sua morte nel 1999 ed in Italia ora è “V.M. 14 anni”.

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Pink Flamingos

(USA, 1972)

Eccovi un film davvero per pochi, che vede John Waters alla regia e come protagonista del film il travestito Divine in una pellicola che vede atti sessuali perversi, momenti grotteschi, violenza e torture varie.

Ma nonostante tutto, non è per tutto questo che molte persone ne sono state disgustate, il momento più famoso ed anche il più disgustoso della pellicola è la fine infatti alla quando Divine mangia addirittura una pila di feci di cane.

Pink Flamingos  grazie a questa scena però è divenuto un film di cult del genere underground nel corso degli anni.

Il regista John Waters l’ha etichettato come primo capitolo di una “Trilogia Trash“, che comprende anche Female Trouble (1974) e Desperate Living (1977).

Da vedere lontano dai pasti.

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L’esorcista

(USA, 1973)

Film cult e classico intramontabile, nel 1973 è uscito nelle sale L’esorcista e da quel giorno ovviamente il genere horror non è stato più lo stesso: questa pellicola infatti ha ridefinito le regole del genere horror, puntando su make-up e effetti speciali che creavano inquietudine e fastidi al pubblico.

Il film narra la storia di Padre Damien Karras (Jason Miller) che tenta di cacciare uno spirito demoniaco dal corpo della giovane Regan MacNeil (Linda Blair).

Il make-up usato per mostrare la trasformazione della Blair da ragazza a demone a tutti gli effetti era così inquietante che al momento dell’uscita in cui alcuni cinema distribuivano “sacchetti per il vomito” nel caso in cui lo stomaco dello spettatore non fosse in grado reggere alle scene.

In molte cittadine della Gran Bretagna ne fu addirittura proibita la proiezione.

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Salò o le 120 giornate di Sodoma

(Italia, 1975)

Ed ecco finalmente in lista un film italiano.

Il famoso regista Pier Paolo Pasolini, dice la sua sul fascismo, basandosi sul libro del 1785 del Marchese de Sade dal titolo omonimo, la trama di Salò è scheletrica: quattro uomini potenti italiani rapiscono nove ragazzi e nove ragazze adolescenti e li rinchiudono in un’enorme villa per quattro mesi.

Alcune scene di questa pellicola sono insopportabili, infatti il regista vuole sottoporre lo spettatore ad una serie infinita di crudeltà, dapprima intransigenti, che poi diventano cattiveria vera e propria e infine sfociano in un’escalation grottesca.

Salò ritrae ogni atto disgustoso perpetrato dagli anziani ai danni di questi adolescenti, tra i quali, in ordine sparso: decapitazioni, lingue tagliate, bulbi oculari tagliati, una ragazza è costretta a mangiare feci e molti ragazzi vengono violentati di fronte a grandi folle.

Non è un’esagerazione dire che gli unici momenti di tranquillità di Salò sono i titoli di testa e di coda.

Il solo scrivere di questo film, mi fa venir voglia di farmi una doccia.

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I Spit on Your Grave

(USA, 1978)

Ancora un film ultra indipendente, in cui lo scrittore e regista Meir Zarchi, ci regala una classica storia di “stupro e vendetta”.

Non immaginatevi quindi una grande produzione e una recitazione da Actors studio, I Spit on Your Grave è qualcosa di amatoriale, peggiore di molti film che potete trovare la sera su Netflix: recitazione orrenda, produzione che non si avvicina nemmeno a quella di un film studentesco e la scena dello stupro girata con la professionalità delle pellicole di Pierino.

E allora che cosa vi dirà questo film?

Che non possiamo fare a meno di amarlo proprio per la sua perversione e amatorialità conclamata.

Vedere per credere.

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Cannibal Holocaust

(Italia, 1980)

Ancora un film italiano in classifica, stavolta di Ruggero Deodato che è sicuramente un regista onesto col pubblico, infatti ha intitolato il suo film proprio: Cannibal holocaust, l’olocausto cannibale, non lasciando allo spettatore molta immaginazione su cosa andrà a vedere.

Il controverso film di Deodato mostra i filmati ritrovati degli ultimi giorni di una squadra scomparsa all’interno di una giungla amazzonica.

L’uccisione sistematica dei documentaristi è truce, ma la scena cult è quando gli uomini del gruppo stuprano una delle giovani della tribù femminile e la impalino su un totem. Per vendetta, i nativi di Yanomamo si abbattono su uno di loro e divorano le sue interiora come fossero un buffet e violentano l’unica donna della spedizione prima di toglierle la testa.

Secondo molti il controverso La strega di Blair di cui parleremo più avanti nell’articolo, deriverebbe da questa pellicola.

Disgustoso.

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Nekromantik

(Germania, 1987)

Non lasciatevi ingannare dal titolo, che potrebbe far pensare subito ad una commedia, non c’è assolutamente niente di “romantico” in questo film, anzi…

Ossessionato dalla necrofilia, il personaggio principale di Nekromantik, Rob, porta a casa un cadavere trovato in un lago e lo usa come un giocattolo sessuale con sua moglie, Betty.

Ma non puoi avere un rapporto a tre quando uno degli uomini non partecipa attivamente, ovviamente, quindi la ragazza avvolge un preservativo attorno a un tubo d’acciaio e lo mette al cadavere. Ed il film prosegue tutto su questo climax.

Come finale poi, il regista Jorg Buttgereit mette fine alla sofferenza di Rob che nel frattempo era diventato l’intruso del gioco a tre facendolo masturbare e pugnalandosi mentre raggiunge l’orgasmo.

Dopo aver visto questo film potete vedere tutto nella vita.

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Gummo

(USA, 1997)

Film indipendente per eccellenza (costato solo 1,5 milioni di dollari), Gummo è una pellicola strana, quasi più vicina ad una commedia o un dramma che ad un horror; allora come mai la gente ne fugge da data manca di violenza esplicita e scene di gore?

In questo film del regista Harmony Korine è la quotidianità e come viene rappresentata che spaventa. Uno dei fili conduttori di tutto il film ad esempio è il modo in cui i bambini – in particolare “Bunny Boy” – cacciano e uccidono i gatti del vicinato solo per passare il tempo. Il modo nichilista in cui questi strani personaggi passano la loro vita è quello che ti rimarrà di questo film, non siamo di fronte ad una pellicola violenta quindi, ma disturbante sì.

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Funny Games

(Austria, 1997)

Esistono due film con questo titolo fatti dallo stesso regista, ed è raro che un remake americano possa essere migliore dell’originale, e ovviamente non è il caso di questo Funny Games.

Il remake statunitense di Michael Haneke del 2008 è senza dubbio ben confezionato e ben fatto ed è un film duro, anche se è molto meno cicatrizzante e disturbante del suo modello austriaco del 1997, che presenta gli stessi eventi, ma in maniera più acuta e dolente.

Per prima cosa, non ci sono le star di Hollywood riconoscibili (invece nel remake ci sono Naomi Watts e Tim Roth) che ci fanno subito pensare che davanti a Funny Games ci troviamo davanti ad un film.

E poi per l’uso del grottesco e della violenza, prendete ad esempio l’inaspettata scena dell’uso del riavvolgimento del nastro del videoregistratore all’interno del film, attraverso la quale uno dei cattivi cancella la morte del suo complice, rendendo vane quasi in tutte le speranze dello spettatore di poter sperare in un lieto fine per questo spettacolo.

Un pugno nello stomaco che, ad ogni modo, vi lascerà un segno.

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Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair

(USA, 1999)

Una storia di ragazzi che vanno nel bosco alla ricerca della famigerata Strega di Blair.

Gli attori hanno vissuto realmente nel bosco per ben 8 giorni con le loro telecamere accese, non potendo interagire l’un l’altro e con poco cibo a disposizione.

La produzione stessa muoveva le loro tende durante la notte per spaventarli ed avere dagli stessi espressioni più terrorizzanti ed una recitazione più fedele.

Quello che però ha caratterizzato questo film, più che l’orrore vero e proprio, è la campagna di marketing, spacciando le riprese e la storia per vera, il famoso mokumentary.

Molti sono stai terrorizzati dall’ipotesi della strega reale, ma l’unico successo fu quello ottenuto al botteghino dato che l’ha reso il film con il budget più basso di maggior successo nella storia. Con ben due sequel.

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Ichi the Killer

(Giappone, 2001)

E non poteva mancare in questa classifica il cinema di Takashi Miike e quale suo miglior film potevamo presentarvi se non Ichi the Killer, pellicola ultra-violenta e splatter ambientata nel mondo della malavita giapponese.

Questo film è un festival del gore senza fine, tratto da un manga giapponese, anche se la versione cinematografica supera di gran lunga per qualsiasi tipo di violenza inquietante che potrebbe essere messa sulla carta.

Miike alla regia quindi, non può che completare il tassello mancante e che fa di Ichi the Killer un bagno di sangue di proporzioni bibliche.

In una versione speciale DVD veniva distribuito il film in una sacca di sangue.

Circola la leggenda metropolitana che in molti cinema giapponesi venisse proiettato con un’ambulanza fuori dalle sale.

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Irreversible

(Francia, 2002)

A Cannes 2002 il famoso regista francese di cinema sperimentale Gaspar Noé propose Irréversible che ci narra le conseguenze dopo una delle scene di stupro più scioccanti di tutti i tempi viste al cinema e con una sua durata di quasi 11 minuti, diviene insopportabile e selvaggia, ed è il fulcro del film.

Dopo questa scena abbiamo giustamente diffidato tutti dal cinema di Noè e non ci fidiamo più di qualsiasi cosa ci propinerà in futuro.

Monica Bellucci era l’attrice protagonista che scandalizzò il pubblico e che l’anno successivo venne promossa a madrina del Festival.

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Hostel

(USA, 2005)

E arriviamo al 2005, quando nelle sale incassano e andavano di moda tra i giovani i film della saga Saw e, approfittando del successo di quella saga, Hostel si è fatto strada nei cinema promosso dal suo produttore Quentin Tarantino, rilanciando  il genere “sesso e tortura” che sembrava sepolto da anni.

La storia narra di un gruppo di giovani catturati e torturati da un misterioso e psicotico uomo d’affari in un ostello dell’Europa orientale. Questo è tutto.

Per i drogati dell’horror con scene hardcore, questo film ha praticamente tutte le carte in regola per piacervi: litri di sangue, arti tagliate e un bulbo oculare viene estratto da una testa.

Sangue e violenza sono così esagerati e raccapriccianti che è fisicamente difficile restare al proprio posto sulla poltroncina del cinema per molte delle scene, ed è quello il senso a cui mirava il regista Eli Roth.

All’epoca la cinema in Italia venivano dati dei sacchetti del vomito all’ingresso, ma era più una trovata pubblicitaria che per un uso vero e proprio.

Se solo leggendo la trama vi è venuta la nausea, vi suggeriamo di non vederlo.

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Martyrs

(Francia, 2008)

Presentato come il film scandalo di Cannes 2008, Pascal Laugier con Martyrs ci regala ben tre film in uno, e nessuno dei tanti è raccomandato per un pubblico di donzelle.

Prima che la pellicola diventi insopportabile con una vera odissea di violenza gratuita con vaste dosi di sangue, vomito e urina, Martyrs all’inizio riposa tranquillamente in modo inclemente nel territorio del soprannaturale simile a Clive Barker. Poi la sceneggiatura di Laugier vira verso il timore esistenziale e, a fuoco lento, fa domande sull’aldilà e fornisce anche alcune risposte, poi auguri.

Il tutto con il coltello da macellaio in mano pronto a scuoiare, ovviamente.

Non per un pubblico sensibile.

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The Human Centipede (First Sequence)

(USA, 2009)

Nel 2009 il fantasioso cineasta olandese Tom Six ha creato il famoso The Human Centipede e l’ha presentato al grande pubblico, dando l’idea nella mente delle persone di chirurgo pazzo che può unire tre persone insieme, cucendoli dal culo alla bocca.

La trama e il titolo da soli sono stati sufficienti per accrescere la notorietà del film, ma il film è più malato in termini di concetto che di presentazione di scene disgustose.

Nel primo capitolo della saga del Centipede si arriva solo a 3 persone e il signor Six sapeva esattamente cosa stava facendo, dato che poi avrà ben due sequel per sbizzarrirsi. In America è stato vietato ai minori di 17 anni per presenza di scene di nudo, linguaggio scorretto, sadismo e forte violenza.

In Italia è inedito, chiedetevi il perchè.

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Antichrist

(Danimarca, 2009)

Per chi si meravigliava all’inizio dell’articolo che il pubblico sia uscito dalla sala per The House That Jack Built, chiariamo subito che il regista danese è un provocatore nato, e quella sicuramente non è stata la prima volta nel cinema di Lars Von Trier.

Potrei parlarvi di Nynphomaniac e del sesso esplicito o Le onde del destino e la sua violenza psicologica, ma prendiamo per esempio Antichrist che è di suo un film difficile e non è proprio il tipo di film che puoi guardare la sera prima di andare a dormire, o prima di mangiare, o prima di fare qualsiasi cosa.

La difficoltà nella visione di questa pellicola non deriva solo dal fatto c’è un po’ di sangue in giro qua e là, ma deriva dal fatto che il film è disturbante per il modo in cui ci mostra la vita quotidiana e quindi dopo che sono terminati i titoli di coda non avrai un rifugio sicuro in cui tornare alla tua realtà.

Una delle scene più cruente e sconvolgenti, ad esempio, coinvolge Willem Dafoe, che inciampa su un cervo con un feto appena nato che pende dal suo grembo. Ma Von Trier non si ferma qui, ci colpisce ancora allo stomaco mostrando una mutilazione dell’organo genitale in primo piano e in questo caso è quasi impossibile non provare dolore per il personaggio del film. Un uno-due diretto da k.o. per lo spettatore.

Il cinema di Lars Von Trier è tutto così, me ne farei una ragione.

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Dogtooth

(Grecia, 2009)

Dopo Lars Von Trier, se avete familiarità col cinema del greco Yorgos Lanthimos buon per voi, allora saprete benissimo che per lo spettatore medio è una forma di intrattenimento molto strana e Dogtooth rispetta perfettamente questo canone.

La storia è quella controversa di una madre e un padre che mantengono i loro tre figli, isolandoli completamente dal mondo esterno facendoli vivere in un residence recintato in cui sono costretti a fare sesso tra loro o con estranei. Lo stile di Lanthimos è sempre asciutto e crea un’atmosfera d’orrore mista ad un tocco documentaristico, il che lo rende ancor più inquietante.

Dogtooth è stato uno dei film più amati di Cannes 2009, ed è stato nominato per miglior film in lingua straniera agli Oscar.

Adorato dalla critica che lo ha paragonato ad Haneke o Von Trier è stato bandito come “provocatorio”, “fastidioso” e “disgustoso”.  Da vedere sicuramente se avete un buon fegato.

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The Tree of Life

(USA, 2011)

Il nuovo film del regista invisibile Terrence Malick fu presentato a Cannes con un alone di attesa e mistero, a ben 6 anni di distanza da The New World. La critica si spaccò subito in due, tra chi gridava la capolavoro e chi lo ritenne dalla prima visione sopravvalutato.

La pellicola vinse la Palma d’Oro ed arrivò in sala ed anche il pubblico si spaccò in due, tra chi ne rimase entusiasta di fronte a cotanto lirismo visivo e chi francamente non resistette davanti ad una pellicola tanto silenziosa ed indigesta e preferì abbandonare la sala non capendone il senso, per uno spettacolo di ben due ore e passa.

Emblematica fu una proiezione a Bologna al famoso cinema Lumiere dove i primi due rulli della pellicola furono invertiti e nessuno se ne accorse.

Nonostante le scuse pubbliche del direttore del cinema, fu l’occasione giusta per ribadire da parte di chi non avesse gradito il film, che la trama proprio comprensibile a tutti non lo era.

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Un commento

  1. Bell’articolo e bella scelta di fiml! Un po’ lungo forse, l’avrei fatto in più “puntate” tipo rubrica

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