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I fantasmi di Ismael, un’opera che contiene tanti film e tante storie, un labirinto di intrecci

I fantasmi di Ismael film d’apertura della 70ª edizione del Festival di Cannes (presentato fuori concorso), scritto e diretto da Arnaud Desplechin, nei cinema italiani dal 25 aprile 2018 distribuito da Europictures.

Ismael Vullard (Mathieu Amalric) è un regista, affezionatissimo alla bottiglia e alla nicotina, che scrive di notte per evitare di dormire perché disturbato da tremendi incubi. L’uomo, come suo suocero e mentore Henri Bloom (Laszlo Szabo), non ha ancora superato la scomparsa di Carlotta Bloom (Marion Cotillard), avvenuta 20 anni prima e che ha dovuto dichiarare morta nonostante non si sappia veramente che fine abbia fatto. La donna è sempre presente nella sua mente e nel suo cuore, nonostante la sua storia con Sylvia (Charlotte Gainsbourg) che è diventata tutto il suo mondo. Alla vigilia delle riprese del suo film su Ivan Dedalus (Louis Garrel), atipico diplomatico ispirato al fratello, Carlotta ritorna dal mondo dei morti, rimettendo in discussione ogni cosa.

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Cosa funziona in I fantasmi di Ismael

Come da tradizione, il buon cinema d’autore francese non può non essere interpretato da grandi attori che con grazia si destreggiano nell’intricata trama del film, tra importanti scene d’amore e scene drammatiche e passaggi naturali da momenti drammatici a puramente ironici. I Fantasmi di Ismael, è costruito come un’opera che contiene tanti film e tante storie, un labirinto di intrecci che vanno avanti e indietro nel tempo, nello spazio e nelle emozioni dei personaggi.

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Perché non guardare I fantasmi di Ismael

Ahimé, il cinema d’autore non è mai semplice. E il cinema francese d’autore, è ancora più complicato; Arnaud Desplechin mette in scena tante, forse troppe trame, citazioni dai temi a lui più cari e tutti i fantasmi dei suoi maestri: Joyce, Pollock, Bergaman, Truffaut Hitchcock. A queste citazioni si sommano tutte le sue “autocitazioni”: riflessioni sul lavoro del regista e sul cinema. Le riflessioni sono tante, forse troppe da digerire tutte insieme: l’abbandono, gli incubi, la vecchiaia (del suocero), un discorso sulle religioni (appena accennato nella versione short cut presentata in Italia), la morte, la visione della realtà.

Le trame e le storie si aggrovigliano in una matassa di tematiche, di tempi e di spazi diversi: certe volte i cambi di trama sono talmente repentini che non si fa in tempo a ricollegarsi al discorso fatto in precedenza.

Un film non semplice, forse troppo autoreferenziale, troppo pieno di sé e dell’autocompiacimento del regista, ma in cui le performance degli attori riescono in qualche modo ad affrancarsi e a spiccare senza farsi affogare dalle trame, dagli intrecci e dalle citazioni e da tanto, forse troppo, melodramma.

Regia: Arnaud Desplachin Con: Mathieu Amalric, Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Alba Rohrwacher, Hippolyte Girardot, Jacques Nolot, Laszlo Szabo, Catherine Mouchet, Samir Guesmi Durata: 110 min. Anno: 2017 Paese: Francia Distribuzione: Europictures

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