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Doppio Amore – Recensione del controverso thriller di François Ozon

Dopo un’accoglienza fredda a Cannes, arriva in Italia Doppio Amore (L’Amant Double), thriller psicologico firmato da François Ozon, di nuovo con Marine Vacth.

Doppio Amore (L’Amant Double, Francia, 2017), già presentato a Cannes di fronte ad un pubblico piuttosto insofferente, segna un cambio di direzione piuttosto marcato quanto inaspettato nel solitamente raffinatissimo cinema di François Ozon. Con il suo diciassettesimo film (in diciannove anni), l’autore francese rinuncia momentaneamente al classico mini-dramma a tinte erotiche in interni benestanti, per lanciarsi a testa bassa nel territorio del cinema più grezzo ed exploitation. I riferimenti più ovvi e citati sembrano Polanski e De Palma, ma più che i sottili indagatori della psiche paranoide, in Doppio Amore sembra di rivedere quei Gialli psico-sessuali, visionari e carichi di schock-value, che nei primi ’70 erano il pane quotidiano della becera e vincente industria italiana. Si spaccia per un film di Cronenberg, in realtà è Fulci. Di fronte al pubblico di Cannes, L’Amant Double era spacciato.

In Doppio Amore Ozon ritrova Marine Vacth, cinque anni dopo il piccolo capolavoro Giovane e Bella (2013). Più carica che mai e determinata a cimentarsi con il cinema più fisico e impegnativo, l’attrice francese è Chloé, venticinquenne frigida e solitaria, perseguitata da forti dolori di stomaco di matrice psicosomatica. Spinta a confrontare l’analista Paul (Jérémie Renier), se ne innamorerà ed avvierà con lui una solida relazione. Fino a scoprire, pochi giorni dopo l’avvio della convivenza, che Paul nasconde un fratello gemello, dalla personalità opposta, analista anche lui in città. In un crescendo incontrollabile di paranoia e perversione, Chloé si ritroverà contesa sessualmente tra i due.

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Perché vedere Doppio Amore

Doppio Amore, quasi sicuramente reazione al precedente, delicato Frantz, permette ad Ozon di abbandonare la dissezione dei tabù sessuali borghesi di cui è maestro assoluto, e giocare a fare vero, pieno Cinema. Sfruttando fino all’estremo il corpo dei due devotissimi protagonisti, Ozon si diverte (e fa divertire) con un vero e proprio tiro a segno della perversione creativa: partendo dal mistery  surreale, Doppio Amore esce lentamente dai binari scivolando nel thriller erotico, poi nel body horror, fino ad esplodere in un finale argentiano in cui il gioco diventa vera e propria ricerca del sobbalzo e delle urla dalla platea.
Attraverso tutte le combinazioni di erotismo malato che possano venire in mente e gli schizzi di sangue più inaspettati e fantasiosi possibili, Doppio Amore paga nel terzo atto il suo debito esplicito con il giallo all’italiana più becero e triviale, “nobilitato” ulteriormente dall’autoironia (si veda l’inquadratura finale che pare la parodia slasher di quella, identica, proprio di Giovane e Bella) e dal gioco meta delle trecento, palesi, citazioni visive sparse per il film di un autore in pieno e totale controllo del proprio balocco.

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Cosa non funziona in Doppio Amore

Chi ha stroncato Doppio Amore a Cannes, va detto, aveva le sue ragioni. Un film così fine a sé stesso e disinteressato ad esporre alcuna tesi (peccato mortale in un autore europeo!), ha evidentemente lasciato senza punti di riferimento chi si aspettava un’altro studio di caratteri surrealista. E’ vero, le mille considerazioni possibili su temi vecchi come il doppio, la maternità, il senso di colpa, sono (volutamente?) marginali, banali, affidate a metafore abusate. Quasi che Ozon abbia voluto far suo fino in fondo quell’approccio exploitation che omaggia prendendone in prestito anche la psicanalisi da fumetto pulp e la faciloneria di fondo. L’errore di base è approcciarsi a L’Amant Double cercando Repulsion: perché quello che si troverà è Lo strano vizio della signora Wardh.

Doppio Amore è cinema di ironia e provocazione, un gioco tra regista e attori nel mettere alla prova il proprio cattivo gusto e quello degli spettatori. Che, se nella giusta disposizione d’animo, si divertiranno come con pochi film in  questa stagione.

Regia: François Ozon Con: Marine Vacth, Jérémie Renier, Jaqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond Anno: 2018 Nazione: Francia Distribuzione: Academy Two Durata: 110 min

About Saverio Felici

Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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