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War Machine – Recensione – Un Film di David Michod

War Machine: Il nuovo prodotto filmico prodotto da Netflix, a cura della Plan B di Brad Pitt (qui anche protagonista indiscusso),  è approdato sulla piattaforma dal 26 Maggio, tratto dal libro “The Operators: The Wild and Terrifying Inside Story of America’s War in Afghanistan” di Micheal Hastings, ispirato a sua volta sulla figura realmente esistita del generale McChrystal, in comando nelle spedizioni in territorio afghano.

E’ estremamente difficile interpretare quale sia la direzione che questo terzo film diretto da David Michod vuole intraprendere, soprattutto per il tono altalenante della narrazione, passando dalla gravitas degna del dramma bellico più risoluto alla leggerezza tipica di una qualsiasi commedia stralunata.

L’elemento comico tuttavia non risulta abbastanza tagliente per poter essere considerato di tipo satirico, anche se spesso e volentieri c’è la volontà da parte degli sceneggiatori, attraverso certi scambi di battute, di sbeffeggiare la realtà rappresentata sullo schermo, senza però avere il coraggio di prendere una vera e propria posizione sulle questioni trattate.

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Difatti, l’ambiguità del film non si ferma al livello formale, bensì giunge pure a quello ideologico: viene criticato senza troppi fronzoli l’operato di Obama durante i suoi due mandati, ma non può essere assolutamente considerato l’ennesimo declamato film de “L’era Trump”.

Questo vacillare continuamente da un estremo all’altro, senza mai decidere che argomenti trattare e in quale modalità influisce negativamente sulla resa finale, che non è nemmeno aiutata da una regia solida (motivo di gran delusione visto che stiamo parlando del regista dei due apprezzabilissimi Animal Kingdoom e The Rover).

La presenza di Brad Pitt diventa quindi, contemporaneamente, un pregio e un difetto per War Machine.

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L’interpretazione del generale Glen MacMahon risulta una delle migliori della sua filmografia recente (l’attore statunitense si è sempre distinto maggiormente per i suoi ruoli più caricaturali e macchiettistici) e proprio tramite questo personaggio il regista dipinge in modo interessante l’archetipo dell’uomo che, privato della propria occupazione, risulterebbe completamente disumanizzato, rappresentando in tal modo la vita sul campo di battaglia come unica fonte di joi de vivre del protagonista.

Dall’altro canto però la figura di Brad Pitt diviene fin troppo opprimente nel suo catalizzare continuamente l’attenzione non solo dello spettatore, ma anche del regista stesso, impedendo un dovuto sviluppo psicologico anche dei comprimari, sacrificati ad anonimi stereotipi.

Regia: David Michôd Con: Brad Pitt, Topher Grace, John Magaro, Anthony Michael Hall, Will Poulter, Emory Cohen Anno: 2017 Durata: 121 Min Paese: USA Distribuzione: Netflix
War Machine: Il nuovo prodotto filmico prodotto da Netflix, a cura della Plan B di Brad Pitt (qui anche protagonista indiscusso),  è approdato sulla piattaforma dal 26 Maggio, tratto dal libro “The Operators: The Wild and Terrifying Inside Story of America's War in Afghanistan” di Micheal Hastings, ispirato a sua volta sulla figura realmente esistita del generale McChrystal, in comando nelle spedizioni in territorio afghano. E’ estremamente difficile interpretare quale sia la direzione che questo terzo film diretto da David Michod vuole intraprendere, soprattutto per il tono altalenante della narrazione, passando dalla gravitas degna del dramma bellico più risoluto alla leggerezza tipica…
Commento Finale - 63%

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War Machine non riesce a centrare i fin troppi argomenti che si pone di analizzare e di sviscerare e nemmeno a trovare un vero equilibrio per quanto riguarda il tono narrativo utilizzato, reggendosi esclusivamente sulle spalle di Brad Pitt, che, inaspettatamente, riesce “a portare in salvo” il film.

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