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Valerian e la città dei mille pianeti – Luc Besson a Roma per presentare il suo kolossal di fantascienza

Uscirà nelle sale italiane il 21 settembre Valerian e la città dei mille pianeti, kolossal di fantascienza diretto da Luc Besson. Abbiamo incontrato il regista francese a Roma, per una chiacchierata sul film in uscita e su tutto il suo universo cinematografico.

Il visionario autore del Quinto elemento e Lucy, Luc Besson ha presentato, nella cornice dell’Hotel de Russie di Roma, il kolossal di fantascienza Valerian e la città dei mille pianeti, adattamento della graphic novel Valerian e Laureline di Pierre Christin & Jean-Claude Mezieres, edito alla fine degli anni Sessanta: “Alcuni giornalisti mi definiscono infantile perché leggo i fumetti. In realtà mi sento adulto quando gestisco duemila persone o quando torno a casa e ci trovo cinque bambini. Un filosofo italiano ha affermato che il bambino è il padre dell’uomo. Ho ancora ottimi rapporti con il piccolo Luc. Dopotutto potrebbe essere mio padre.”

Interpretato da Dane DeHaan, Cara Delevingne e Clive Owen, Valerian e la città dei mille pianeti vede due agenti spazio-temporali del ventottesimo secolo affrontare l’imminente distruzione della città di Alpha. Numerosi risultano, quindi, i riferimenti del genere cinematografico affrontato: “Quando si inizia a girare un film di fantascienza la prima cosa da fare è distaccarsi da tutto ciò che si conosce di quell’ambito, cercare di dimenticare tutte le influenze acquisite. Per Valerian ho scelto sei disegnatori tramite un concorso e li ho lasciati immaginare come potesse essere il 28esimo secolo per un anno, senza una sceneggiatura a cui appoggiarsi e senza avere alcun contatto tra loro. Dopo un anno avevo tra le mani tra i 5000 e i 6000 disegni, di cui alcuni completamente folli. Il secondo anno ho selezionato altri sei artisti e ho fatto fare loro lo stesso lavoro, ma stavolta con la sceneggiatura già scritta su cui basarsi, e infine ho selezionato le idee migliori uscite da questo processo.”

 

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Valerian ha un messaggio molto chiaro contro lo sterminio degli indifesi e la cecità del potere: “Sì, uno degli temi principali di Valerian e la città dei mille pianeti è la tendenza a massacrare altri popoli che l’umanità ha dimostrato nel corso della storia, in nome dell’economia, della religione o del progresso. Quando parlo ai miei figli della Seconda guerra mondiale e della strage che ha portato, loro si annoiano, è come se fossero a scuola. Invece l’altro giorno mio figlio, quando ha visto il film è rimasto colpito dal fatto che l’umanità avesse sterminato un’intera specie, era una cosa sbagliata, cattiva; e allora gli ho spiegato che una cosa simile è successa davvero. Mi tocca fare film da 180 milioni di dollari per educare i miei figli! (ride). Anni fa ho fatto un film che si chiamava Arthur e il popolo dei Minimei che era molto ambientalista e volevo usarlo per sensibilizzare i bambini. Una volta un mio amico mi disse: grazie per il tuo film, adesso i miei figli camminano sul muretto e non sul prato per non schiacciare i Minimei!.” La tendenza del suo film è, dunque, quella di sensibilizzare chi lo guarda: “Ho cercato di sensibilizzare al massimo ma senza esagerare. Nei film Marvel ci si vendica sempre con la potenza degli Stati Uniti, pronta ad intervenire per impedire che i nemici di turno distruggano tutto, invece la cosa bella dei miei alieni è che nonostante la loro distruzione non hanno alcun desiderio di vendetta, vogliono soltanto la loro terra indietro, hanno capito che è stato un incidente e non covano alcun rancore aprendosi al perdono. Che ci sono altre soluzioni oltre a quelle violente è un messaggio da trasmettere ai nostri figli.”

Il film ha due interpreti molto giovani cinematograficamente parlando e un esordio, quello di Rihanna: “I protagonisti sono due attori giovani ma molto bravi. Volevo rinnovare un po’ la schiera di attori che sono sempre gli stessi da 30 anni. Oggi ci sono piloti di Formula Uno che hanno 17 anni, così ho immaginato che nel 28esimo secolo potrebbero tranquillamente esserci piloti di astronavi di 12 anni, perché più andiamo avanti e più le nuove generazioni imparano in fretta. Per questo ho voluto dei protagonisti molto giovani. Per quanto riguarda la scelta di Rihanna, il personaggio di Bubble esisteva già nei fumetti e mi piaceva l’idea che soffrisse di una mancanza di identità a causa della sua capacità di trasformarsi in chiunque altro. È un problema tipico del mestiere di attore. Ho pensato subito a Rihanna e il produttore mi ha chiesto: E qual è la tua seconda scelta? Perché lei non accetterà mai e invece è bastato chiederglielo.”

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Nonostante gli oltre duecento milioni di dollari incassati Besson è incerto il futuro di Valerian che ha tutte le carte in regola per avviare una trilogia: “Mi piacerebbe realizzarne tre. O anche venticinque! Purtroppo non dipende da me. Personalmente mi occupo del lato artistico dei film”. Forte di un budget di centottanta milioni di dollari, Valerian e la città dei mille pianeti affascina e seduce attraverso l’affascinante caratterizzazione di Alpha e delle sue mille creature. Un universo fantascientifico che trae l’origine dal genio creativo di James Cameron: “I registi devono molto a James Cameron perché è un precursore. La tecnologia che uso nel film l’ha creata James per realizzare Avatar. È stato molto generoso. Un fratello maggiore che mi ha aiutato. Temevo il suo giudizio durante la prima del film. La tecnologia, se utilizzata bene, libera. Il limite è imposto dall’immaginazione che non mi manca affatto. Quello che rimprovero ai film di fantascienza americani è che raccontano sempre la stessa storia. Dal punto di vista economico funzionano ma dopo 25 minuti ne ho abbastanza”.

Al di là del successo commerciale Luc Besson ha un profondo legame affettivo con Valerian et Laureline, il primo fumetto regalatogli dal padre, scomparso lo scorso anno: “La dedica a mio padre coincide con quella al piccolo Luc: il fumetto me l’ha regalato a dodici anni e non penso che all’epoca pensasse che avrei potuto trarne un film. È scomparso durante la lavorazione del film ed è stato per me molto frustrante. Ma sono sicuro che lassù dove si trova ci siano delle sale per vedere i film in 3D, anche senza gli occhiali, e che magari organizzino delle proiezioni insieme a David Bowie. Anzi, visto che sono a Roma potrei fare un salto al Vaticano per chiedere di metterci una buona parola!”

About Federica Rizzo

Federica Rizzo
Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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