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Stranger Things 2, cosa ha funzionato e cosa no…può contenere tracce di spoiler abbondanti

ATTENZIONE: Questa riflessione di Stranger Things 2 è piena di super-spoiler, quindi, non denunciatemi, eh eh, se vorrete leggerla sino in fondo, tutta d’un fiato.

Stranger Things 2: Chiariamoci, avercene di “sequel” così…

Ma la prima stagione, come sempre accade, è imbattibile. Nemmeno i fratelli Duffer, pur confidando nell’enorme potenziale del loro gioiellino, avrebbero mai profetizzato un successo simile. Ma è presto detto: al di là delle critiche pretestuose e inutili, la prima stagione è qualcosa di rarissimo e prezioso. Sì, certo, come no, si rifarà a tutto un immaginario che già conoscevamo, ne attinge a piene mani, peraltro dichiaratamente, e scopiazza, come dicono i detrattori, “impunemente”. Ma il grande spettacolo è la sua originalità nel non esserlo, l’aver mescolato temi e stilemi apparentemente triti e ritriti per triturarli secondo un’ottica incantevole che, inevitabilmente, checché se ne dica, è riuscita nell’arduissimo compito di farci affezionare in maniera indelebile, davvero empatica a qualcosa d’inaspettato che, appunto, ha superato anche le migliori e più ottimistiche aspettative, imponendosi come un sacrosanto fenomeno di costume. A voglia a criticarla… ne uscireste pateticamente sconfitti. Perché in essa v’è un fascino grandioso che echeggia nei nostri ricordi dell’infanzia ed è assurta a imporsi magneticamente come una “thing” stessa specialissima. Potremmo dire, le “strane cose” del nostro inconscio, fatto risorgere di emozioni e reminiscenze che credevamo sepolte, scomparse per sempre. Nella sua apparente ovvietà, ha sovvertito il suo stesso ovvio, è insomma bellissima, aggettiviamola senza troppi giri di parole, senza panegirici da esteti snob.

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Ribadito questo, necessario, screditando dunque quegli spettatori miopi che ostinatamente perseverano nel “ripudiarla”, cosa dire di Stranger Things 2? È stata all’altezza della prima? E, soprattutto, è innanzitutto un seguito? Sì, lo è, tornano praticamente tutti i personaggi, con l’eccezione del morto ammazzato Matthew Modine, che però ricompare con un cameo da brividi e con la sua folta capigliatura canuta che invecchia ancor più la sua orripilante deformità da uomo cattivissimo, rendendolo davvero un’insistente presenza sinistra e odiosa, con l’aggiunta di new entries. Ed è forse questo davvero l’elemento che non era affatto indispensabile. La “signorina” Mad Max ha di forte solo il nome, la sua presenza è decisamente accessoria e superflua, perfino inopportuna, così come quella di suo fratello, un “guercio” che ascolta i Metallica e rock pesante per dimenticare le sue frustrazioni e si diverte a fare l’insopportabile duro quando poi scopriremo essere soltanto un mollaccione bullizzato dal padre padrone. E poi che dire di Sean Astin? I fratelli Duffer ci tengono a sostenere che il suo doveva inizialmente essere un ruolo piccolissimo ridotto soltanto a un paio di episodi ma poi, vedendolo in azione, con la sua faccia buffa e simpatica, col suo tenero aspetto panciuto, hanno deciso di regalargli più spazio. Sì, rovinando tutto, a mio avviso, con una morte evitabilissima e mostruosa, straziante, che faremo fatica a digerire. Così come è “entrato”, esce di scena in modo inglorioso. Se proprio lo si voleva far fuori, che ne so, si poteva girare la stessa scena differentemente. Farlo semmai mordere dal “democane” (sì, i demogorgoni si son evoluti a quadrupedi come “nemici”-nostri animali-“fidati”) e concedergli l’onore di crepare dissanguato, evitando il raccapriccio del pasto “orgiastico” delle bestie feroci e repellenti, viscide e schifose. Che brutta morte per un personaggio così spassoso e innocuamente farsesco, puro e innocente. Ma soprassediamo su questa discutibile, sgraziata, oserei dire, e disturbante scelta estetica. Forse volevano solo spiazzare gli spettatori, uccidendo un buono-buonissimo… uno che, appunto, non ci aspetteremmo mai morisse efferatamente, in modo brutale e angoscioso. Mah…

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Undici torna, com’era lecito, ma condividerà coi suoi amici storici soltanto l’episodio finale. Troppo poco. Il suo essere diversa fra amici normali era uno dei punti di forza della stagione 1. E l’episodio 7, quello della sorella paranormale con la gang ribelle e punk, è forse la cosa più negativa dell’intera serie. Sì, episodio simpatico, tutto sommato, per dare originalità a un ritmo che si stava forse un po’ ammosciando, ma assolutamente gratuito e anche fuori tema dalle atmosfere e dai mood dell’operazione Stranger Things 2… un blocco narrativo gustoso quanto presto dimenticabile.

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Poi, e qui non dico niente di nuovo, per quanto si potrà andare avanti col povero Will sempre vittima del Sottosopra? Insomma, eh eh, questo ragazzo si sveglierà a una certa età con un trauma devastante e una psiche irreversibilmente rovinata, se continuiamo con quest’andazzo. Così come forse siamo un po’ stanchi che Winona Ryder “addobbi” la sua casa di mappe “geografiche” (a proposito, quanti fogli di carta bianca, matite e pastelli avevano in casa? Era una copisteria?, ah ah), nella prima stagione con le lucine “intermittenti”, qui appunto coi disegni dell’invasato, contagiato Will. Insomma, tormentoni che non andranno più utilizzati nelle serie a venire, se non si vuole davvero annoiare con le ripetitività più abusate lo spettatore.

Detto ciò, Stranger Things 2 supera comunque alla grande la prova del 9, inevitabile che non fosse fresca come la prima, ma rimane sempre splendidamente uno spettacolo magico da applausi.

 

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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