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Elle – Abbiamo incontrato il regista Paul Verhoeven a Roma

Paul Verhoeven, il regista di cult movie come Robocop e Atto di Forza, a Roma per presentare il suo ultimo film Elle, vincitore del Golden Globe e Premio Cersar come miglior, nei cinema italiani da giovedì 23 marzo 2017 con Lucky Red. Protagonista della pellicola una splendida e determinata Isabelle Huppert, candidata come miglior attrice agli Oscar e vincitrice del Golden Globe per la sua interpretazione. 

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Secondo lei perché il suo film non è stato inserito nella rosa finale del Miglior Film Straniero? Pensa che il suo film sia troppo evasivo per il cinema americano? Non le sembra strano vista la presenza di  Isabelle Huppert nella categoria di miglior attrice? 

Verhoeven: Sinceramente posso solo formulare delle ipotesi. Sicuramente il terzo atto del film e stato il più pesante da accettare per gli americani, quello decisivo in cui lei sviluppa un rapporto dal sapore sadomasochista con il suo seviziatore. Onestamente è anche per questo motivo, e naturalmente per altri, che non abbiamo trovato finanziamenti americani e attrici statunitensi interessate al ruolo. La sua esclusione dall’Oscar come Miglior Film si è rivelata secondo me una scelta orientata politicamente.

In Elle si affronta il tema della violenza sulle donne e del femminicidio, un tematica molto attuale e drammatica che viene affrontata nel film anche con un piglio ironico. Questo humor era già presente nel libro e è stata una sua idea?

Verhoeven: L’elemento ironico era già delineato nel romanzo di Philippe Djian, inserito con eccellente abilità intervallando i momenti di grandissima violenza e aspetti più legati alla critica sociale, legati ai rapporti umani che intrattiene Michèle (Isabelle Huppert) con il resto dei personaggi che popolano il suo mondo. Il mio intento non era quello di realizzare un thriller con venature noir, contaminato da una serie di relazioni, di rapporti sociali e umani. Sono dell’idea che la vita non appartiene ad un solo genere, mentre oggi si tende troppo spesso a categorizzare tutto. Non volevo creare un film classificato in un genere specifico perché racconta è la vita. Al personaggio della Huppert succedono cose terribili ambientate sia nel passato che nel presente, per questo sviluppa dei rapporti strani con le persone.

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I suoi film parlano spesso di donne tormentate, lei è attratto da questo tipo di donne?

Verhoeven: In realtà non sono attratto da donne tormentate. Non credo che nei miei film le donne siano così. Nemmeno il personaggio di questo film è tormentato, lei come la protagonista del mio film Black Book è spinta ad agire per necessità naturale. Michèle ha vissuto delle esperienze problematiche che l’hanno formata già nell’infanzia. E’ una sopravvissuta, una donna che rifiuta di essere una vittima. Non e una persona squilibrata o tormentata, la sua è solo una questione caratteriale. Nel terzo atto di Elle, quando stabilisce quel rapporto strano con il suo violentatore, la risposta è semplice “ama il tuo nemico”.

Elle è un film con forti figure femminili e personaggi maschili deprecabili: era già tutto nel libro?

Verhoeven: Si era già tutto nel libro, ho soltanto ampliato degli aspetti senza modificare troppo i personaggi.

Ci può raccontare qualche aneddoto legato alle difficoltà di girare e produrre il film in America?  Come è stato lavorare con la Huppert?

Verhoeven: C’è molta meno libertà negli USA rispetto all’Europa, basta osservare la situazione politica attuale. Personalmente volevo girare in America visto che ho scelto di vivere a Los Angeles: Isabelle Huppert era già interessata al ruolo prima che entrassi anch’io io nel progetto. Con il produttore Saïd Ben Saïd, che ha lavorato negli USA con cineasti come Polanski o De Palma, abbiamo deciso di rivolgerci ad uno sceneggiatore inglese, David Birke, purtroppo però dopo aver consegnato la sceneggiatura alle attrici e ai loro agenti, per due o tre mesi abbiamo ricevuto solo rifiuti. Allora abbiamo deciso di riportare il film in Europa, richiamando la Huppert. Abbiamo messo da parte l’orgoglio e le abbiamo chiesto se voleva rientrare nel progetto e lei ha accettato senza dover discutere di aspetti freudiani e altri complessi elementi legati all’analisi del suo personaggio. Ovviamente abbiamo dovuto rielaborare la sceneggiatura, adattandola dall’inglese al francese, modificando alcuni aspetti. Lavorare con lei è stato splendido, è andato tutto liscio. Isabelle ha dato molto al suo personaggio, mettendosi in gioco in prima persona, senza cercare disperatamente la simpatia e la compassione del pubblico.

Come nasce l’idea di ambientare le dinamiche di Elle nel mondo dell’industria videoludica?

Verhoeven: Inizialmente non era quella la nostra idea. Nel libro lei è a capo di un gruppo di sceneggiatori tv ed editor che correggono bozze, noi volevamo prendere le distanze vista la natura cinematografica del progetto. Parlandone in famiglia con mia figlia è emersa questa possibilità di apportare tali modifiche con il mondo del videogioco. Lo sceneggiatore e il produttore erano d’accordo, così abbiamo proseguito visitando e contattando delle società già esistenti che si occupano di videogiochi.

Leggi la recensione del Film

Il personaggio di Michèle è molto antiborghese nei suoi atteggiamenti: come pensa si sia evoluta, nella sua filmografia, la figura della donna?

Verhoeven: Il personaggio di Michèle si potrebbe definire amorale ma a me non importa poi molto, perché la moralità è assente nei miei film. Uomini e donne hanno dei rapporti anche fuori dal matrimonio, rompendo ogni convenzione. La monogamia mi fa sempre sorgere dei dubbi, anche se in questo caso ho seguito lo sviluppo narrativo del romanzo. Non contesto nulla al personaggio di Michèle e ciò si ricollega alla mia visione delle donne; invecchiando sono sempre più interessato alle donne rispetto agli uomini. Per questo sono sempre protagoniste dei miei ultimi film. Credo che la figura di mia moglie sia stata molto importante nel determinare la mia ammirazione e interesse verso le donne. Non è un caso infatti che anche il mio prossimo film, parlerà di due donne, nello specifico due suore. Sarà ambientato da voi in Toscana, nel medioevo, e racconterà degli eventi accaduti a Peschia, una località che sorge vicino Firenze, in un monastero. È basato su un libro scritto da un professore americano, il titolo provvisorio del progetto al momento è Blessed Virgin

Cosa ci può dire invece dei due biopic in cantiere su Gesù e Hitler, li riprenderà mai?

Verhoeven: Il film su Gesù è tratto da un mio non fiction book, non un romanzo, un libro pseudo accademico che ho scritto basato sul vangelo di Marco. Non escludo di recuperarlo in futuro, come pure il film su Hitler, che in realtà non sarà il protagonista, non sarà assolutamente un biopic, in quanto basato su un libro del 1928 scritto da un autore amico di Bertold Brecht e incentrato sul personaggio di una donna, che si ritrova coinvolta nei fatti del Putsch di Monaco del 1923. 

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About Davide Belardo

Davide Belardo
Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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