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Nico 1988 -Dopo la trionfale presentazione a Venezia 74, arriva in sala di Susanna Nicchiarelli

Dopo la trionfale presentazione a Venezia, arriva in sala Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli, con Trine Dyrholm. Ricostruzione degli ultimi anni di vita della leggendaria cantante tedesca.

Nico 1988” è il suo stesso titolo. Il terzo film di Susanna Nicchiarelli segue gli ultimi due anni di vita di Christa Päffgen (Trine Dyrholm), in giro per l’Europa di fine anni ’80, in tour perenne, accompagnata dal manager britannico Richard Aaron (John Gordon Sinclair) e dalla sua band di giovani tossici in costante intontimento da eroina.

Christa per vent’anni è stata Nico, simbolo suo malgrado di quella controcultura anni ’60 che ne ha consegnato il gotico volto all’immortalità, rinchiudendola nella surreale gabbia di chi si è riscoperto icona pop senza neanche sapere perché. Volto dei Velvet Underground di Lou Reed, John Cale, e di quell’Andy Warhol che la impose come mascotte e voce di supporto, da quasi vent’anni Nico suona solista e guarda storto quei giornalisti (tutti) che non fanno che chiederle di quei pochi, decisivi mesi della sua vita: “Per Lou Reed ho cantato in tutto tre brani, per il resto stavo sul palco a suonare il tamburello. La mia vera musica è quella che faccio adesso“.

Nico 1988 vede la sua protagonista aggirarsi scontrosa da un palco all’altro, da un club all’altro. E’ un orco: fuma a catena, beve limoncello con la pasta, si buca sulla caviglia nei bagni dei locali prima di andare in scena. E sono gli anni migliori della sua vita.

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Cosa funziona in Nico 1988

Nico 1988 è uno dei film italiani più belli dell’anno. Quello di cui si parlerà. Susanna Nicchiarelli ha lavorato al suo terzo lungometraggio per tre anni, dopo il flop di La Scoperta Dell’Alba. E’ passata dai libri di Veltroni alla produzione internazionale. Ha raccolto fondi, fatto interviste, coinvolto nomi e case di mezza Europa. Ha convinto di persona l’incredibile Dyrholm, volto simbolo del cinema danese contemporaneo, a dare corpo (e faccia e voce) ad un personaggio difficilissimo. Presentato ad un pubblico entusiasta a Venezia, Nico 1988 è il sogno bagnato di trent’anni di brutto cinema d’autore italiano: uscire dal ghetto del d’essai di quartiere, tornare ad essere forte, universale. Per mezzi, per linguaggio, per modernità.

Christa Päffgen – Trine Dyrholm domina Nico 1988 con una presenza fisica sconvolgente. Nico ha 49 anni, e sta una favola. E’ riemersa viva dallo stardom, ha compiuto il percorso inverso. Da icona è tornata persona. E’ libera: non ha più un’immagine a cui rendere conto, non deve essere bella, eterea, commerciale (parola che odia). In pochi vengono ai suoi concerti, ma per lo sparuto pubblico post-punk di ragazzi depressi e drogati, quella vichinga eroinomane è una dea. Si è finalmente riavvicinata al figlio ventenne, e forse è felice come a vent’anni non lo è mai stata.

Ostenta cinismo, ma nella scena più significativa la vediamo presentarsi ad un concerto illegale nella Praga comunista: lei e tutta la band stanno “a rota”, bianchi in faccia, irritati dall’astinenza; gli occhi di fuori, la pelle bianca, i conati. Il relitto umano sale sul palco, e in un secondo la vediamo entrare in sintonia con la folla di ragazzi nel buio, prendere il microfono e urlare con tutte le budella il singolo del suo ultimo disco, nel delirio. Prima di fuggire all’arrivare delle guardie.

La Nicchiarelli ricostruisce gli ultimi due anni nel privato, aiutata dalla fotografia in 4:3 dell’incredibile Crystel Fourner. Nico 1988 è un film di dettagli immensi come scene madri: ricordi infantili, sogni, vecchi suoni semi-dimenticati da ritrovare. Potente.

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Perché non vedere Nico 1988

A gran voce: a parte qualche personaggio secondario forse un filo fragile o abbozzato, sensazione che comunque non infastidisce, non c’è nulla che stoni in Nico 1988. E’ la definitiva maturazione artistica (diciamolo, insospettabile fino a un paio di anni fa) per una nuova grande autrice. Susanna Nicchiarelli ha lavorato con in testa le platee internazionali: lo ha confermato in conferenza stampa, e il risultato si vede. L’approccio è decisamente fisico, con un lavoro forte e ostentato sul corpo dei suoi protagonisti. Rigetta coraggiosamente la retorica sessantottina (“Stavamo tutto il tempo a farci di Lsd“, bofonchia Nico laconica), e la cosa potrà infastidire i cultori della nostalgia d’accatto. Così come può mettere a disagio il vitalismo rock ‘n’n roll nichilista della sua protagonista: in Nico 1988 non c’è posto per la condanna dell’autodistruzione, delle droghe, dell’individualismo, né per redenzioni attraverso l’amore. Christa è finalmente felice, è se stessa, nel periodo apparentemente più oscuro della sua vita. E il film è con lei sfacciatamente empatico.

Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli è il testamento di un personaggio enorme, tanto forte da renderlo universale. E’ un film che parla di questo: di una donna che, dopo essere stata ridotta a trasformarsi in un volto senza corpo per altri uomini, torna lentamente ad essere una persona. Nico è Christa Päffgen a 49 anni, grassa e sorridente sotto metadone, trionfante sulle macerie di quella immagine di se stessa che tutta la vita ha voluto distruggere. E di cui, in questo film, ci appare ancora più grande.

Regia: Susanna Nicchiarelli Con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi Anno: 2017 Durata: 93 min Nazione: Italia, Belgio Distribuzione: I Wonder Pictures

About Saverio Felici

Di stanza a Roma, amante del cinema in ogni sua forma da quando riesce a ricordare.Coniugando le passioni più disparate, scrive di tutto su tutto, con un occhio di riguardo alla settima arte. Dal pop-corn movie più becero al più pretenzioso dei film d'autore.

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