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Morto Stalin, se ne fa un altro – Un cast stellare per la dark comedy politica di Armando Iannucci

Una satira pungente sugli ultimi giorni di Stalin e sulle lotte per la successione che la sua morte ha generato. Presentato al Torino Film Festival 2017, esce in sala la pellicola di Armando Iannucci.

Il 2 marzo del 1953 Josip Stalin, dittatore dell’Unione sovietica, ha un ictus che lo porterà alla morte. Tra i suoi collaboratori inizia una lotta tragicomica per la successione che porterà al potere il fantoccio Malenkov prima e Kruschev dopo.

Presentato all’ultimo Festival di Torino, Morto Stalin, se ne fa un altro è un film che ha molti aspetti interessanti. Primo fra tutti il regista: nome e cognome italiano, ma scozzese. Non un cervello in fuga, come Luca Guadagnino che guadagna premi e consensi con il suo Call me by your name all’estero prima che in Italia, ma piuttosto un migrante di seconda generazione, come lo chiameremmo qui, nato e  cresciuto a Glasgow. Dopo aver avuto successo con alcune trasmissioni radio realizzate per la BBC Iannucci si fa notare negli Stati Uniti ideando una serie di satira politica che ora vanta diverse stagioni e un discreto successo: Veep.

Chiariti questi fatti, è anche semplice capire, e questo è il secondo punto interessante del film, come Iannucci abbia potuto avere per questo film un cast che mette insieme nomi importanti della tv e del cinema statunitense, più il grandioso Michael Palin dei Monty Python per impersonare i collaboratori e cospiratori che si trovavano intorno a Stalin nei giorni appena successivi alla sua morte.

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Cosa funziona in Morto Stalin, se ne fa un altro

Il film è una satira in chiave black comedy che riporta i fatti storici così come sono avvenuti: la presa di potere da parte del vice di Stalin Malenkov, i giochi politici successivi che poi hanno portato al potere Kruschev. Vengono messi in evidenza i difetti e le umane mostruosità di uomini politici che dovrebbero essere guidati dal popolo e agire per il loro bene, ma che finiscono per cedere alla propria vanità e desiderio di potere.

Steve Buscemi, quasi irriconoscibile nel ruolo e nei panni di Kruschev dà la solita ottima prova, a cui si aggiunge quella di Michael Palin, il cui Molotov è tanto integralista nella fede in Stalin quanto è disperato della condanna contro la sua compagna, colpevole di tradimento e infine Jeffrey Tambor, che impersona un uomo abituato ad essere sempre secondo che si ritrova suo malgrado a guidare una nazione.

Gli uomini del Politburo che sopravvivono a Stalin sono dei maturi statisti che di fronte all’ignoto non riescono a reprimere gli istinti di sopravvivenza e prevaricazione. Nel caos che ne deriva l’unico che sembra tenere le fila di tutti gli avvenimenti è il capo dell’esercito Zhukov esaltato dalla necessità di mettere ordine con la forza.

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Perché non guardare Morto Stalin se ne fa un altro

Le due graphic novel da cui è tratto il film tracciano una storia secondaria di un evento mai abbastanza approfondito, c’è bisogno quindi di un ripasso almeno di alcuni nomi che furono importanti in quel periodo storico per capire di cosa si tratta e che conseguenze abbia avuto successivamente.

Regia: Armando Iannucci Con: Steve Buscemi, Michael Palin, Jeffrey Tambor, Olga Kurylenko Paese: Uk/Francia Durata: 107 minuti Distribuzione: I Wonder Pictures

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