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Manhunt – Abbiamo incontrato il maestro John Woo a Venezia 74

Giovedì 7 Settembre abbiamo avuto il privileggio di  partecipare alla roundtable capitanata dal regista John Woo (a Venezia quest’anno per presentare fuori concorso Manhunt) all’hotel Hungaria del Lido veneziano. Ecco un nostro breve resoconto di questo incontro.

Cosa l’ha spinta a dirigere un remake di un film giapponese, che a sua volta è un adattamento dell’omonimo romanzo?

Woo: Manhunt fu un gran successo anche in Cina, tanto che questo mi ha spinto ad accettare il lavoro, che non è un vero remake, bensì un ulteriore adattamento del romanzo che sta alla base, non avendo ottenuto i diritti del film precedente. Inoltre abbiamo dovuto aggiornare sia le scene d’azione che l’ambientazione in generale ai giorni nostri, mentre il film precedente si collocava negli anni 60′.

Come è stato lavorare per la prima volta in Giappone, al posto che in Cina?

Woo: Per questo film ho lavorato persino con persone di nazionalità coreana, non solo giapponesi e cinesi! Siamo tutti differenti, ma l’umanità è l’elemento che ci accomuna, messaggio contenuto nel film e che spero sia stato recepito dal pubblico. Comunque è stata una fantastica esperienza girare in Giappone, molti dei miei film preferiti sono giapponesi. Per il mio prossimo film, però, vorrei girare in una qualche località europea, anche perchè preferisco nettamente il cinema europeo a quello americano.

Cosa ne pensa della tecnologia 3D e del suo utilizzo in ambito cinematografico?

Woo: Mi è capitato con The Crossing di averci a che fare, poiché mi è stato imposto categoricamente dalla produzione, ed è stata un’esperienza sgradevole. L’effetto 3D rende l’esperienza cinematografica troppo simile ad un videogioco, oltre a desaturare i colori della scena. Non lavorerei mai più con questa tecnologia.

Nemmeno per Manhunt ha abbandonato stilemi tipici della sua cifra stilistica come l’inserimento delle colombe in volo durante le sequenze più concitate o le citazioni a suoi precedenti lavori, che anche in questo caso sono disseminate nel corso del film. Quale motivo la spinge ad utilizzare così frequentemente tali elementi ricorrenti nella sua filmografia?

Woo: Utilizzo gli stilemi in questo caso per trasmettere il messaggio di amicizia tra i due protagonisti, che è una possibilità concreta, pur nelle loro numerose diversità. Le colombe inizialmente volevo ometterle, ma in questo caso hanno un ruolo ben preciso nel consolidare il rapporto d’amicizia tra i protagonisti. Altri richiami ad alcuni miei vecchi film sono l’inseguimento con le moto d’acqua, che cita Face/Off quanto The Killer e le sequenze d’azione nelle quali i due personaggi principali sono ammanettati tra loro. In questa particolare scena, volevo che lo spettatore non vedesse due uomini con il primo una pistola nella mano destra e il secondo in quella sinistra, ma un solo uomo con una pistola in entrambe le mani.

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Davide Colli
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