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Mal di Pietre – Abbiamo incontrato la regista Nicole Garcia e la scrittrice Milena Agus

Presentato a Roma Mal di Pietre, il nuovo film con Marion Cotillard e Louis Garrel

Alla Casa del Cinema di Roma la regista francese Nicole Garcia e la scrittrice italiana Milena Agus hanno presentato alla stampa Mal di Pietre, l’ultima fatica della prima e grande successo letterario della seconda, che ha pubblicato il romanzo nel 2007 grazie alla Casa Editrice Bompiani e ha partecipato, a partire dallo stesso anno, al Premio Campiello Selezione Giuria dei Letterati 2007, era nella Cinquina dei finalisti del Premio Strega 2007, del Premio Elsa Morante 2007 e il Premio Zerilli Marimò 2008. Il film, distribuito dalla Good Films, uscirà nei cinema italiani il 13 Aprile in settata copie.

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Ad iniziare la conversazione è stata la Garcia, alla sua seconda prova con un adattamento da un romanzo.

Nicole Garcia, questo film è il suo secondo adattamento di un romanzo per il grande schermo. Come ha lavorato sulla materia prima letteraria, senza perdere mai il nodo focale dell’opera di partenza?

Nicole Garcia: «Devo ammettere che il romanzo Mal di Pietre è stato ed è, per me, un grande regalo di Milena Agus, che ho l’onore di incontrare proprio qui a Roma per la prima volta. Ricordo che il suo piccolo, grande, capolavoro mi fu consigliato da un amico: dopo una lettura durante un viaggio in aereo, me ne sono subito innamorata: così ho chiamato il mio produttore per sapere se diritti erano ancora liberi. Alla sua risposta affermativa, li abbiamo acquistati lanciandoci nel progetto immediatamente. Di solito leggo molto ma non solo per trovare dei soggetti: in media preferisco scrivere degli originali, ma ci sono ovviamente due eccezioni nella mia filmografia, e questa è una di quelle. Dopo la prima lettura, in Mal di Pietre ho trovato qualcosa di me che non avevo mai né cercato né trovato prima; involontariamente Gabrielle, la protagonista, è in cerca di qualcosa che tutti le rifiutano, quella che lei chiama “la cosa principale”: il vero amore. Per tale motivo, dovevo lavorare – nel mio adattamento – sullo spazio e il tempo: quelli della letteratura, soprattutto il primo, non coincide mai con quello del cinema, e Milena è in grado di scrivere valicando questi due concetti. Quindi, prima di tutto, ho agito subito sul tempo, restando fedele all’epoca in cui è ambientato il romanzo; ma, allo stesso tempo, ho perso l’ambientazione italiana restando legata invece alle Alpi e alla Francia del Sud. Penso che ci si possa allontanare da un libro senza però mai perderlo, completamente, di vista, scavando per trovare dei contenuti sul fondo. Le editrici di Milena erano, all’inizio, palesemente preoccupate per la mia trasposizione; ma dopo averla vista è stata lei stessa, che è una grande donna, ad amarlo molto e ad approvarlo subito, mentre in modo progressivo mi allontanavo da Mal di Pietre senza snaturarne l’essenza.»

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Che cosa è mancato a Milena Agus nel passaggio dalla carta stampata all’adattamento e cosa ha invece scoperto?

Milena Agus: «Mi è mancata molto la mia Sardegna, devo ammetterlo! L’adattamento è stato ambientato in Francia ed è tutto molto francese: manca, ad esempio, quella vena d’umorismo tipicamente cagliaritano, oppure la tragicità tipica dell’interno della Sardegna. Ad esempio il personaggio della nonna – che corrisponde alla Gabrielle del film – è tipicamente sarda ma adoro molto anche il suo corrispettivo francese; nel mio romanzo lei è comica e folle qui invece è commovente, nel profondo. Mi ha ricordato molto il personaggio di Orlando nel poema omonimo dell’Ariosto, dove l’autore stesso invita a non fissarsi mai e ad adattarsi alla vita e ai suoi cambiamenti. Al contrario il personaggio del marito, José, ricorda molto Astolfo. Nelle prime due visioni del film mi sono sfuggiti dei dettagli fondamentali che ho potuto recuperare solo dopo una terza visione: questa volta ho notato, ad esempio, che il vero fascino del Reduce si annida nel fatto che lui è l’unico a parlare a Gabrielle, le concede e presta delle attenzioni che lei sta cercando»

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L’amore, il desiderio e la sofferenza, come mostrato nel film, portano alla follia?

Milena Agus: «Non e da pazzi desiderare l’amore ideale, la passione vera: non è una follia, ma quando non riusciamo a vedere ciò che è vicino a noi, non lo notiamo o non lo ascoltiamo allora lì sì che può verificarsi il pericolo della follia. Questo film mi ha ricordato, per certi versi, Adele H»

Nicole Garcia: «No, non sono molto d’accordo. Adele H incarna la follia erotomane, mentre l’ufficiale del film non le ha mai mostrato amore, al contrario di Gabrielle che ama ed è amata dal reduce, che ammette candidamente che avrebbe potuto amarla in un’altra vita, lontano dalla morte. Lei trasforma quel tipo d’amore in immaginazione, si aggrappa a questa illusione e invece di morire sopravvive così. Analizzare la funzione riparatrice dell’immaginazione mi interessava molto, che in parte mi ricorda quello che il cinema ha significato per me. Poi quando si trascende nella follia, allora sì che tutto diventa grave, degenerando»

Milena Augus: «Anche nell’Orlando Furioso il protagonista non parla mai con Angelica: si fissa che la donna lo amerà incondizionatamente, ma nel frattempo lei si è innamorata di un “soldatino” completamente diverso da Orlando, che è un paladino. Impazzisce e solo Astolfo va sulla luna per recuperare il senno perduto. Nicole è riuscita a recuperare il vero valore della letteratura, con l’immaginazione che trasforma la realtà»

Nicole Garcia: «L’amore è declinato e riciclato in tutte le salse plausibili; è impossibile non abusarne oggi e analizzarlo lucidamente. Cosa che invece accade nel libro di Milena, dove se ne parla in modo completo e complesso, un modo legato soprattutto alla natura femminile: riesce ad unire l’estasi dell’amore nella ricerca dell’amore e del sesso, il lato carnale unito a quello sacrale, in una sorta di pulsante misticismo estatico»

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Ci sono delle consapevoli analogie con il personaggio di Madame Bovary, creato dalla penna di G. Flaubert?

Nicole Garcia: «non credo sinceramente, vista anche l’ambientazione che è rimasta legata all’Europa del Sud e non alla Normandia. Madame Bovary è urbana, malinconica, sprovvista dell’energia vitalistica di Gabrielle; in Francia ad esempio mi hanno detto che il film è molto blu, elemento cromatico che si collega con il paesaggio della Sardegna»

Il film è piaciuto molto alla critica soprattutto femminile anche in Francia, ma non molto a quella maschile: credi, visti i dati, che la critica sia maschilista?

Nicole Garcia: «Il pubblico non si è diviso così nettamente in Francia, forse perché l’accesso a Mal di Pietre e al suo mondo emotivo è più facile per le donne; però non credo che la sensibilità maschile sia poi così diversa. Non credo nel maschilismo o nella misoginia della critica ma forse c’è ancora molto da lavorare in questo ambito. Un’unica cosa che manca all’adattamento – ed è un passaggio necessario, di autocritica che devo fare – manca il contratto quasi pornografico tra moglie e marito per quanto riguarda la questione sesso, un elemento che è molto presente nel romanzo di Milena: Gabrielle compensa tutto con l’immaginazione, anche se ad esempio il personaggio del marito è molto più forte nel film: dopo una prima visione, tutti finiscono per parlare di José»

About Ludovica Ottaviani

Ludovica Ottaviani
Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Classe 1991, da più di una decina d’anni si diverte a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Si infiltra nel mondo della stampa online nel 2011, cominciando a fare ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Tom Hiddleston, Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.

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