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Una Donna Fantastica, Sebastián Lelio presenta a Roma il film premiato a Berlino

Al seguito della proiezione di Una Donna Fantastica, si presenta ai microfoni della Casa Del Cinema di Roma il regista cileno Sebastián Lelio. Il lungometraggio presentato è il suo quinto, il secondo dopo Gloria (2013) a sfondare nelle sale internazionali, e motore di una crescente fama nel circuito festivaliero europeo. Una Donna Fantastica è un caso in patria, spiega, all’estero sta piacendo e, notizia di questi giorni, è stato presentato per una candidatura alla cinquina dei film stranieri degli Academy Awards 2018.

Siamo partiti dalla premessa: se il tuo amante morisse tra le tue braccia, ma le tue braccia fossero il peggior posto possibile? Da qui l’idea di mettere al centro l’argomento transgender. Abbiamo incontrato un certo numero di possibili protagoniste, ma quando mi hanno presentato Daniela Vega ho capito che Marina era lei. A quel punto ci siamo spostati da Berlino a Santiago per la produzione“.
L’ambientazione cilena è inscindibile da Una Donna Fantastica. Un po’ per il racconto che tanto affidamento fa nel rappresentare una società moderna e contemporanea ma relativamente sconosciuta al pubblico internazionale, quanto per l’incombente presenza in produzione di Pablo Larrain (che ha facilmente sbloccato altri fondi tedeschi e americani, e che farà sicuramente da traino in un’eventuale corsa agli Oscar della pellicola): “La voglia di raccontare il Cile moderno è forte. La negazione del diritto all’addio è un tema importante da noi, vista la vicinanza storica del regime Pinochet. Più in generale Una Donna Fantastica è un film sui limiti dell’empatia, su cosa la cultura attuale è disposta ad accettare. La transessualità è il veicolo per rappresentare una faticosa evoluzione sociale.”

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A proposito di Daniela Vega, presenza talmente forte da meritarsi quasi una qualifica di co-autrice di Una Donna Fantastica: “Daniela è stata fin da subito una consulente chiave. Per un anno ci siamo sentiti via Skype, ha accompagnato tutta la stesura e solo alla fine l’ho convinta a partecipare come protagonista assoluta. Per lei era la prima volta, e ora in patria è ovunque, una celebrità. La prima grande celebrità transgender del nostro paese. Una bella prova di maturità“.
Infine Lelio ha dedicato due parole anche al particolare registro tecnico della pellicola: “Lo possiamo definire come un film “trans-genere” in sé. C’è una forte pluralità di stili e registri, si attraversano diversi generi cinematografici, e questo motiva la presenza di scene surreali e persino musical.” E le musiche? “La partitura principale è un tema hermaniano, quasi da tardo Hitchcock. Abbiamo deciso in seguito di aggiungere anche un elemento lirico, data la passione di Daniela per questa arte. Inizialmente avevamo pensato di dare a Marina un repertorio pop, ma quando ci ha fatto sentire una prova abbiamo capito che era un elemento che non si poteva lasciare fuori

About Saverio Felici

Di stanza a Roma, amante del cinema in ogni sua forma da quando riesce a ricordare.Coniugando le passioni più disparate, scrive di tutto su tutto, con un occhio di riguardo alla settima arte. Dal pop-corn movie più becero al più pretenzioso dei film d'autore.

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