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Io è Morto – Recensione – Un Film di Alberto De Venezia

Trova la via delle sale Io è Morto di Alberto De Venezia, debutto del giovane regista nel complesso territorio del cinema onirico e psicanalitico. In sala dal 31 agosto.

Dopo tre anni di tribolazioni produttive è finalmente pronto a vedere le sale Io è Morto, opera prima di Alberto De Venezia girata in totale economia nel 2014 e da allora alla ricerca della tortuosa via d’accesso alla distribuzione.  Come raccontato in conferenza stampa, il progetto ha incontrato in sequenza tutti gli ostacoli che un debutto senza divi e senza major alle spalle possa trovarsi ad affrontare. Aggiungendo una post-produzione lunga ed intricata, non stupisce che il debutto di Io è Morto arrivi proprio in questo ultimo weekend dell’agosto 2017. C’è da dire, oltre a ciò, che il film, almeno per il mercato italiano, non è semplice.

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Raccontare Io è Morto in poche righe è difficoltoso non tanto per chissà quale astrusità del plot, quanto perché il film va ad ascriversi a quel genere di pellicole, che solo banalmente potremmo definire “oniriche”, in cui gli avvenimenti narrati non seguono una semplice logica consequenziale, ma cercano anzi di mettere in immagini pensieri e sogni come percepiti dai suoi protagonisti. Alla base c’è un mistery, un thriller psicologico: ogni dettaglio in più è potenziale spoiler. Dunque bastino le linee guida. Maria (Giulia Perelli), giovane attrice, è sposata al collega Giuseppe (Andrea Cocco). L’arrivo in casa della madre di lei Maddalena (Marina Suma) porta a svilupparsi nella già mentalmente fragile ragazza paranoie e gelosie ossessive: la mamma pare interessata a Giuseppe, il quale sembra ricambiare. Io è Morto segue appunto il peggiorare della nevrosi di Maria (sarà realtà, sarà incubo?), in una escalation di dubbi e tensioni. Ma il film si era aperto con una soggettiva di un’auto impazzita in corsa su un’autostrada buia e deserta. Forse qui c’entra più Lost Highway che il classico dramma della gelosia. Forse, come si scrive di solito in queste occasioni, “nulla è come sembra”.

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Io è Morto è l’opera prima di un giovane regista che ha ben in testa i suoi numi tutelari, e come ogni giovane all’esordio mira forse più ad imitarli che ad inventare. Ma cimentarsi con il proprio Mulholland Drive indica quantomeno un tentativo encomiabile di fare un cinema “difficile”, quando qualunque debuttante tenterebbe la strada della commedia o del drammone in interni (che Io è Morto prima cerca  e poi scaltramente rifugge, in un terzo atto che del film è senz’altro la parte più interessante). Dal punto di vista più pratico, Io è Morto è in buona parte ciò che ci si aspetterebbe da un ragazzo forse appena uscito dal Centro Sperimentale o scuola analoga: gran voglia di rifare i maestri, ancora poca personalità per distinguersi. Meno che mai finezza. I miti sono tutti lì, sbandierati: c’è un sacco di Lynch, parecchio Bergman (citati peraltro in allegria dallo stesso De Venezia), un’infarinatura di Polanski e di tutto il cinema psicologico che possa venire in mente. Una spruzzata di erotismo esplicito, ancora encomiabile: l’ambiguità sessuale è da anni scomparsa dal cinema mainstream italiano.

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Per il resto, i dialoghi di Io è Morto stridono, e gli attori, in particolare i due protagonisti, fanno una fatica tremenda a gestire i toni morbosi del racconto. Ogni non detto viene sottolineato, ogni metafora sbandierata (i nomi biblici dei personaggi, il concetto reiterato di ruoli, maschere, recitazione). Ma c’è una bella faccia tosta alla base, che si mostra a testa alta nell’ambizioso e (quasi) sorprendente finale. Non tanto per il cosa quanto per il come: De Venezia costruisce un climax forte, rumoroso, pieno. Molta musica, molto montaggio, molta regia. Il terzo atto di Io è Morto rilancia, invece di afflosciarsi cerca il grande salto, e la messa in scena del gran finale psicanalitico arriva quasi a farsi sontuosa.

Rimane l’impressione di un progetto concepito come mediometraggio di laurea a una scuola di Cinema faticosamente portato a film. I difetti sono quelli che ci si aspetta, ci sono tutti e palesi. Ma qualche pregio insospettabile, non ultimo un certo coraggio, sembra affacciarsi. Aspettiamo l’opera seconda.

Regia: Alberto De Venezia Attori: Giulia Perelli, Marina Suma, Andrea Cocco, Valeria Nardilli, Carlo Mucari, Paola Sebastiani Anno: 2014 Paese: Italia Durata: 78′ Distribuzione: Ipnotica Distribuzioni 
Trova la via delle sale Io è Morto di Alberto De Venezia, debutto del giovane regista nel complesso territorio del cinema onirico e psicanalitico. In sala dal 31 agosto. Dopo tre anni di tribolazioni produttive è finalmente pronto a vedere le sale Io è Morto, opera prima di Alberto De Venezia girata in totale economia nel 2014 e da allora alla ricerca della tortuosa via d'accesso alla distribuzione.  Come raccontato in conferenza stampa, il progetto ha incontrato in sequenza tutti gli ostacoli che un debutto senza divi e senza major alle spalle possa trovarsi ad affrontare. Aggiungendo una post-produzione lunga…
Commento Finale - 50%

50%

Opera prima ambiziosa quanto derivativa, Io è Morto ha sicuramente più difetti che pregi, ma conta su una certa faccia tosta, espressa in una ricerca tecnica e visiva inusuale per il cinema italiano contemporaneo.

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About Saverio Felici

Di stanza a Roma, amante del cinema in ogni sua forma da quando riesce a ricordare.Coniugando le passioni più disparate, scrive di tutto su tutto, con un occhio di riguardo alla settima arte. Dal pop-corn movie più becero al più pretenzioso dei film d'autore.

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