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Gypsy – La recensione della prima stagione della serie originale Netflix con protagonista Naomi Watts

Naomi Watts è la protagonista di Gypsy, la serie originale Netflix creata e scritta da Lisa Rubin, che scandaglia la psiche di Jean Holloway e dei suoi pazienti. Abbiamo visto i 10 episodi da 50 minuti della prima stagione e questa è la nostra recensione completa.

Dopo aver proposto commedie, fantascienza e horror, drammi storici, cinecomic e perfino musical, ed in più un paio di serie di culto come The OA o Sense8, Netflix va a caccia di un vero e proprio dramma, una serie non di genere in cui anche gli adulti possano identificarsi maggiormente e lo fa con Gypsy, un thriller psicologico con venature erotiche che ha per protagonista una splendida Naomi Watts.  Jean Holloway è una psicoterapeuta affermata con un ufficio ordinato e professionale, un marito dalla luminosa e promettente carriera e una bambina gioiosa e allegra. Sembra condurre un’esistenza tranquilla nonostante alcune difficoltà familiari, come la segretaria del marito troppo invadente e la figlia con piccoli problemi di genere, finché qualcuno non le scombussolerà la vita. Jean entrerà in un bar e conoscerà Sydney (Sophie Cookson), l’ex-fidanzata di un suo paziente, una ragazza magnetica e provocante con la quale inizierà una relazione inappropriata. Questa nuova relazione pian piano la cambierà, trasformandola in Diane Hart e causandole problemi in famiglia e facendole intrattenere rapporti eticamente inappropriati con i suoi pazienti e i loro parenti.

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Il primo impatto con Gypsy potrebbe risultare disorientante: lo show fatica a trovare la propria direzione, questo perché i primi due episodi si concentrano prevalentemente sulla situazione di Jean e dei suoi rapporti con la sua famiglia ma soprattutto con Sydney, mettendo quindi da parte la trama orizzontale. La trama appare abbastanza confusa, mentre viene invece approfondita l’attrazione e la pulsione erotica che spinge Jean verso questa ragazza tanto affascinante quanto anticonvenzionale, un rapporto che si sviluppa e si consuma al limite tra il desiderio e la morbosità, che renderà Jean sempre più simile e dipendente da Sydney e permetterà quindi di affrontare, anche attraverso i racconti dei pazienti di Jean, il tema dell’ossessione e della codipendenza. Anche se non è privo di difetti, l’inizio di Gypsy proietta lo spettatore nell’animo di Jean, rendendo più chiare le motivazioni che la muoveranno in futuro. Man mano che si va avanti con la visione, la serie sembra cambiare decisamente tono: l’atmosfera in parte si rilassa e la trama prende finalmente una direzione, con Jean che dovrà affrontare i suoi problemi familiari alla luce delle nuove esperienze, ,a si inoltrerà, anche, sempre di più nelle vite dei propri pazienti, sorpassando in maniera netta i confini della psicoterapia.

Per capire cosa sia realmente Gypsy bisogna partire dalla canzone dei Fleetwood Mac che dà il titolo alla serie e che, in una cover della stessa Stevie Nicks, è presente nei titoli di testa. Una canzone che parla di rimpianti e nostalgia di un passato che non tornerà mai, di una versione di se stessa che non c’è più ma che, in qualche modo, è comunque ancora presente in lei.  Nel caso della protagonista della serie, è evidente che c’è qualcosa dentro di lei, imprigionato da troppo tempo e che sta cercando in tutti i modi di liberarsi. E’ la settima puntata che ci rivela, forse, l’intento reale della serie, in un alternarsi di confessioni sia di Jean sia del marito su ciò che erano un tempo e di quello a cui hanno dovuto rinunciare per essere quello che sono oggi. Ma ci sarà, negli ultimi episodi, un ulteriore ribaltamento che produrrà ulteriori domande e dubbi su ciò che muove la protagonista, sulla sua abilità di manipolazione e sul suo passato.

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Simbolo di una società in crisi di identità, il personaggio interpretato dalla Watts è di fatto tutto ciò che funziona nella nuova serie Netflix: l’attrice è perfetta nel rendere l’ambiguità del suo personaggio e a trasformarsi in Diane, diventando più sexy, misteriosa ma anche evanescente. Gypsy quindi sceglie come protagonista una donna imperfetta, spigolosa le cui scelte e le cui pulsioni si ripercuotono in qualsiasi ambito della sua vita. Se la costruzione del personaggio principale è interessante e dalle infinite potenzialità, anche grazie ad una Naomi Watts intensa ma misuratissima, è nella costruzione del mondo in cui vive, nelle sotto storie e dei personaggi secondari che la serie creata dall’esordiente Lisa Rubin fallisce, perché chiede troppo ai suoi spettatori senza mai elargire sufficienti stimoli per proseguire una visione che si trascina un po’ a fatica e in alcuni momenti senza reali avvenimenti. Fin dove siete disposti a seguire Naomi Watts? Fin dove i realizzatori vi spingeranno nei meandri dell’animo umano? Quanta follia e quanto controllo servono per avere una doppia vita? A tante di queste domande non avrete sicuramente risposta.

Naomi Watts è la protagonista di Gypsy, la serie originale Netflix creata e scritta da Lisa Rubin, che scandaglia la psiche di Jean Holloway e dei suoi pazienti. Abbiamo visto i 10 episodi da 50 minuti della prima stagione e questa è la nostra recensione completa. Dopo aver proposto commedie, fantascienza e horror, drammi storici, cinecomic e perfino musical, ed in più un paio di serie di culto come The OA o Sense8, Netflix va a caccia di un vero e proprio dramma, una serie non di genere in cui anche gli adulti possano identificarsi maggiormente e lo fa con Gypsy, un thriller…
Commento Finale - 65%

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Gypsy - Serie Tv Netflix

Psicotica e evanescente, come la sua protagonista, Gypsy vive della splendida interpretazione di Naomi Watts e della costruzione del suo personaggio, una donna perfetto specchio delle insicurezze del tempo che compie scelte ed ha impulsi che si ripercuotono in ogni ambito della sua vita. Anche se non privo di difetti e momenti in cui sembra non accadere veramente niente, Gypsy proietta lo spettatore nella testa di Jean conferendo alla serie un senso di smarrimento e di curiosità per tutto quello che non verrà svelato.

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About Federica Rizzo

Federica Rizzo
Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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