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Cinema in Crescita: presentati a Roma i Dati Box Office Cinetel dell’anno 2016

A Roma i presidenti di ANICA, ANEC e ANEM hanno presentato i dati CINETEL sul box office italiano nel 2016 alla stampa: il risultato è positivo con un +6,06%; ma la strada verso il successo è ancora lunga e tortuosa.

 Il 17 Gennaio 2017 le associazioni degli esercenti ANEC e ANEM, i distributori e i produttori dell’ANICA hanno presentato e commentato i dati Cinetel riguardo al box office italiano nella stagione 2016; il tutto davanti alla stampa attraverso una conferenza durante la quale si sono avvicendati: il presidente ANICA, Francesco Rutelli; il presidente ANEC Luigi Cuciniello; il presidente ANEC Carlo Bernaschi; il presidente della sezione distributori ANICA Andrea Occhipinti; il presidente della sezione produttori ANICA, Francesca Cima; l’amministratore delegato CINETEL Richard Borg e il direttore generale Cinema del MIBACT, Nicola Borrelli; erano inoltre presenti anche il Vicepresidente e Amministratore Delegato della Medusa Film Giampaolo Letta e Paolo Del Brocco, Amministratore delegato Rai Cinema.

Il leitmotiv della conferenza è stato, sicuramente, il concetto di crescita: si è parlato infatti di un cinema in – appunto – crescita con 105 milioni di biglietti venduti durante il 2016 e un aumento delle presenze di circa il 6,06%, con incassi lievitati di circa 661 milioni di euro (+3,86%). Secondo CINETEL, che rileva il 93% delle presenze dell’intero mercato, i dati del box office italiano sono più che positivi con un totale di biglietti venduti di circa 105.385.195, con un incremento del 6,06% rispetto alla stagione 2015. A crescere sono anche gli incassi: 661.844.025 di euro, con un aumento del 3,86% rispetto al trend segnato nel 2014. Aumenta anche la quota di mercato del cinema italiano che, in termini di presenze nel 2016, sale al 28,71% contro il 21,35% del 2015. In calo è invece la quota di mercato del cinema statunitense, passata dal 60,01% del 2015 al 55,19% del 2016. Cresce, al contrario, il numero di film distribuiti che nel 2016 sono stati 554, a fronte dei 480 del 2015.

Il primo a parlarne a ruota libera, iniziando così il dibattito, è stato proprio il Presidente dell’ANICA Francesco Rutelli.

Rutelli: per questa stagione 2016 possiamo parlare di una molteplice positività di aspetti soprattutto  qualitativi per il cinema italiano, in particolare per quanto riguarda l’innovazione del linguaggio grazie ad alcuni fenomeni che si sono distinti durante la stagione cinematografica, come Checco Zalone, Gianfranco Rosi – e come non parlare della sua risonanza all’estero, tra Berlinale ed Oscar? – ma anche Paolo Virzì, Paolo Genovese e Gabriele Mainetti. Con i dati alla mano, la nuova legge denominata Decreto Franceschini proprio dal nome del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini può quindi liberamente agire su alcuni aspetti al momento “castranti” per il nostro cinema, come la stagionalità delle uscite concentrate in un unico periodo,mentre in altri si alterna poco o addirittura niente. Considerando una tendenza positive, con le persone che vanno al cinema di loro spontanea volontà – senza considerare casi di paesi come Cina o USA dall’imponente mercato – si può notare una tendenza importante di flusso verso le sale, con solo delle piccolissime inflessioni; e proprio quest’ultima, insieme ad alter, sono legate a nuove offerte, come le modern piattaforme di fruizione dei prodotti audiovisivi che spesso innescano delle lotte globali e degli scontri internazionali per padroneggiarne I contenuti. Ci basti solo ricordare che, un tempo, tutto ruotava proprio intorno alle modalità di accesso ai contenuti; oggi come oggi, però, un cinema senza sale – cinematografiche – non può esistere e proprio la concentrazione eccessiva di uscite in certi periodi dell’anno spinge fino ad una cannibalizzazione dell’attenzione degli spettatori creando, come detto in precedenza, uno squilibrio con altri periodi. La richiesta che facciamo – ma, soprattutto, il proposito che ci poniamo – è quello di affiancare al “+” dei dati anche un maggiore equilibrio tra le varie uscite.

Cuciniello: oggi siamo qui a commentare dei dati positivi, c’è un forte apprezzamento, certo, ma questa nostra analisi non si deve “tingere di rosa” dimenticando così le questioni fondamentali. Questa è un’analisi, una riflessione utile per condividere alcuni spunti e portarli avanti. Possiamo benissimo dividere la storia del nostro cinema italiano contemporaneo – almeno, a livello commerciale e di incassi – negli anni pre – Zalone e in quelli dopo: nei primi si staccavano in media 101 milioni di biglietti – come accadde nel 2011 – mentre solo con l’uscita in sala del suo ultimo film si è assistito ad un incremento maggiore, in una panorama dominato non solo da commedie o dai famosi “cinepanettoni” natalizi, pronti a raccogliere grandi incassi: oggi siamo di fronte ad una panorama più variegate e in definitive crescita. Ovviamente, se solo a Natale escono in sala ben 29 film solo nel periodo di Dicembre, siamo di fronte ad un risultato negative, una sorta di “tempest perfetta” tra il numero di film e la diversificazione delle proposte. La necessità è proprio quella di superare questa situazione, riflettendo sulla qualità delle proposte alternative come nel caso di Perfetti Sconosciuti, un esempio calzante di commedia ma soprattutto di qualità, sinonimo di esportabilità all’estero nel nostro caso (visto che è stato venduto ad una decina di paesi interessati). Partecipare ai Festival internazionali, essere mostrati all’estero è importante per il nostro mercato dell’audiovisivo, ma ancora la nostra presenza si colloca in modo “balbettante” nei circuiti internazionali delle grandi kermesse di richiamo. Un esempio felice che voglio fare è quello di Paolo Virzì con il suo La Pazza Gioia, uscito in sala in un periodo dell’anno libero da competizioni varie come quello compreso tra Maggio e Giugno, considerando anche il suo passaggio – con successo – durante la cornice del Festival di Cannes. Ci troviamo di fronte ad una forzatura del mercato, in una situazione in cui le sale sono costrette a montare e smontare i film con la stessa rapidità, dovuta non tanto all’andamento degli stessi in sala quanto ad una programmazione schizofrenica. Il rammarico più grande per noi del mercato audiovisivo è legato allo spettatore, incapace di trovare in sala il film giusto che vuole vedere e che corrisponde ai suoi gusti; il nostro impegno per il nuovo anno? Ognuno spettatore dovrà avere la possibilità di trovare in sala il suo film.

Bernaschi: mi occupo dei dati legati alle sale, ed in particolare al fatturato dei multisala sparsi sul territorio. I dati di questo 2016 sono positivi, vero, ma si è anche approfittato di un vero e proprio fenomeno come il film di Zalone. Nonostante i tanti film usciti in sala, abbiamo perso circa 6 milioni di spettatori nel periodo compreso tra il 16 Dicembre e il 6 Gennaio: soffriamo sia come spettatori che come esercenti per via delle uscite distribuite male durante l’anno, nonostante il numero abbondante di film; il nostro nuovo motto dovrebbe essere proprio “Film per Tutti, Tutto l’Anno”, iniziando in tal modo a correggere questa tendenza. Già dallo scorso anno I mercati europei ed internazionali hanno risposto in modo positive, con circa diecimilaquattrocento tredici presenze complessive durante il 2015, dimostrando in tal modo che l’audiovisivo in sala funziona ancora, e che in alcune realtà – come la Francia o la Spagna – è addirittura un dato in crescita. In Cina cresce – anche se un po’ meno rispetto lo scorso anno – e in Germani perde un po’ su tutta la linea, ma bisogna imparare a risolvere I piccolo problema come quello della stagionalità, ad esempio.

Rutelli: vorrei solo specificare che, I dati Cinetel, sono incentrati solo sui 12 mesi appena trascorsi, quindi sulla base dell’anno solare

Cuciniello: I dati SIAE complessivi risultano comunque diversi rispetto ai dati presentati finora: si stima infatti che il mercato nazionale totale 2016 sarà di circa 112,5 milioni di biglietti staccati, a fronte dei 106,7 milioni del 2015; mentre il box office elaborato sarà di circa 688,5 milioni di euro contro i 664,2 milioni dell’anno precedente.

Occhipinti: I dati degli ultimi 5 anni di incassi in Italia mostrano una variazione che si aggira intorno ai 5 milioni spettatori; un buon modo per far crescere il mercato – oltre a variare i periodi di uscita – è far crescere i dati importanti, come accade in Francia dove sono praticamente raddoppiati. L’Estate dev’essere sfruttata, come accade negli USA dove è il periodo “destinato” ai film di animazione ; abbiamo capito ad esempio, tramite I dati, che da noi il Natale è un periodo nefasto, soprattutto in un anno come questo che è stato avido di festività, ponti e dove il 25 Dicembre è caduto proprio di Domenica: ciò riconferma l’importanza fondamentale di avviare un processo di diversificazione del prodotto, per evitare un accumulo di film troppo simili in sala. Un altro focus molto importante riguarda la battaglia da vincere per quanto riguarda la comunicazione: devono necessariamente cambiare le abitudini del pubblico italiano per quanto riguarda la fruizione.

Cima: siamo soddisfatti per il risultato finale e soprattutto per il dato positivo raccolto durante quest’anno; I numeri vanno interpretati come segni importanti per ciò che andremo a fare, per tutte le modifiche che dovremo apportare al sistema: per alcuni film questo 2016 si è trattato di un vero successo del tutto inaspettato, ma è necessario aumentare la quantità di questi “fortunati” creando, ad esempio, dei percorsi da seguire, sfidando quelle convenzioni ormai consolidate come la stagionalità ricordata troppo spesso finora, permettendo ai lungometraggi di uscire in sala in qualunque momento dell’anno, lontano dale fasi da concorso per incontrare il favore del proprio pubblico. La diversificazione è un altro punto importante che abbiamo messo in luce, sottolineando il successo di film come quelli girati da Virzì, Mainetti, Rosi e Genovese; proprio grazie a questa nuova legge siamo invitati a leggere tra gli zeri e i segni negative evidenziando le nuove tendenze che non devono essere nascoste, anche se negative appunto. Analizzando da vicino gli incassi dei film, posso confermare che tra i primi titoli sul podio della classifica dei maggiori incassi figurano gli italiani Zalone e Perfetti Sconosciuti, segnando poi però una drastica riduzione dell’incasso medio anche per lungometraggi che avevano, invece, dato ottimi risultati; perfino i grandi blockbuster del cinema americano non entrano prepotentemente nella classifica con incassi alti, soprattutto per quanto riguarda quelli ribattezzati crossover che risultano inferiori alle aspettative medie.  È curioso come molti film escano in sala praticamente in contemporanea, spesso perché il Giovedì è il giorno prescelto dalle sale per le nuove uscite ma anche il più delicato, visto che si trasforma facilmente in un crocevia tra le vecchie e le nuove uscite, creando confusione. Un ultimo dato positive da aggiungere riguarda I film italiani distribuiti in sala, che sono aumentati e hanno guadagnato un bel segno positivo nonostante le poche copie – visto che spesso sono dei documentari – per via della scarsa tiratura.

Borrelli: certo, i numeri di questa stagione sono positivi – parliamo di un +6% – ma certi dati sono ancora  evidenti, come la stagionalità delle uscite e l’aumento dei biglietti staccati che la legge vorrebbe modificare, cambiando gli ordini di grandezza coinvolti e puntando su dei segni più importanti legati alla crescita: è utile ricordare che, su 208 film usciti in sala, si tratta di italiani, un vero e proprio record; anche il numero complessivo dei film ,550 in totale, costituisce un problema per lo spettatore che non solo non trova il film che vuole vedere, ma spesso nemmeno la sala. Osservando i primi venti incassi notiamo come solo tre sono dei veri film italiani e uno è piuttosto una co – produzione: elementi che spingono a porsi la domanda come mai in Italia ci sia la tendenza a far uscire così tanti film rispetto ad alter realtà dove ci sono perfino più sale, ma soprattutto: perché in certi periodi non escono proprio film, né italiani né stranieri? Questo accade perché troppo spesso i film approdano in sala per altri motivi, comprensibili e leciti, certo, ma non per staccare biglietti. Ci troviamo davanti ad un settore che non cresce da circa vent’anni, dove quest’anno abbiamo registrato per la prima volta dei segni positivi ma abbiamo un rapport con la popolazione tra i più bassi d’Europa; c’è bisogno di incrementare il numero degli spettatori, prendendo spunto dal leitmotiv “cosa vuole lo spettatore e cosa bisogna portargli in sala”, uno spunto che deve preoccupare noi addetti ai lavori, pronti ad occuparci dei nostril ambiti specifici trascurando la semplice possibilità di raggiungere tutti i potenziali spettatori: accontentarsi della sussitenza è un peccato che ci impedisce di compiere un salto qualità, quello che invece vorrebbe compiere il nuovo Decreto Legge Franceschini, una legge che sfida gli operatori del settore ma allo stesso tempo, con tutto ciò che include e comporta, permette di conferire loro nuove opportunità con la speranza di esportare all’estero un maggior numero di prodotti audiovisivi, cambiando le regole e gli equilibri di un mercato preda di meccanismi vecchi ed usurati, ben lontano dal concetto di meritocrazia.

Dopo questa lunga chiacchierata introduttiva, è arrivato il momento delle domande rivolte dalla stampa ai protagonisti del dibattito:

A far la differenza, in tutti I casi, è sempre il “caso Zalone”: senza la sua presenza al botteghino rientreremo nuovamente in quell range spiegato da Borrielli. Questo 2017 è un anno senza Zalone e in molti hanno cercato di approfittarne, ecco spiegato forse il motive per cui ben 29 film sono usciti nelle sale a Natale. Il problema della stagionalità è culturale: come si può risolvere? Inoltre le sale sfruttano poco I contenuti sperimentali di natura digitale (e non), quelle avanguardie che possono essere di supporto per l’uscita – e il lancio – di un film in sala. Questo piccolo aiuto, insieme ad eventi di altra natura, possono portare un maggior numero di spettatori in sala, nonostante ormai molti Multiplex si trovino ai margini delle grandi città e molte di loro ne siano perfino sprovvisti, costringendo in modo obbligatorio gli spettatori a muoversi in auto per andare al cinema. Infine, l’offerta dei film italiani non è superata da quella di altri mercati e di altre piattaforme, visto che il linguaggio della serialità televisiva domina i film che sembrano sempre reduce dagli anni ’90. E il Mercoledì a 2 Euro? Qualche dato, commento o giudizio in merito?

Rutelli: questo è un altro punto importante: non c’è un carattere trionfalistico da parte vostra, della stampa, di fronte a questo dato positivo, a questo “più”. La riforma comporta dei cambiamenti strutturali nelle tendenze per abolire la solita routine. I numeri positivi sono dovuti in gran parte a Zalone, è vero, che è una creatura italiana a tutti gli effetti e un fenomeno ultra – positivo che non assorbe però l’interezza della domanda e dell’offerta. Bisogna sperimentare oltre l’ambito del puro botteghino, perché l’innovazione è fondamentale per il cinema italiano; il nostro problema è quello industriale,di tipo produttivo ergo complessivo. Nessun attore è nella propria dinamica naturale, quella a cui tende, così la riforma tocca tutti gli aspetti del sistema,configurandosi come una legge approvata definitivamente sulla quale non si tornerà più a discutere in parlamento e le modifiche si possono apportare solo tramite decreti per modificare e aggiustare, ma senza tornare in parlamento. Vedremo gli effetti che avrà la riforma sul sistema, rimarcando così gli interessi della filiera attraverso soluzioni settoriali e strumenti concreti.

Il Mercoledì a 2 Euro era un esperimento che ha avuto degli aspetti positivi: si vedono spesso ragazzi giovani che vanno al cinema in gruppo ed è un ottimo risultato: per le critiche bisognerà rimandare Febbraio, quando si tireranno le somme definitive, riflettendo soprattutto sulle motivazioni più profonde del perché gli italiani non vanno al cinema. La nostra volontà, inoltre, consiste con l’avvento del nuovo anno nel voler vedere più co- produzioni italiane ed internazionali sul mercato, come si faceva un tempo: per tale motivi abbiamo già avviato alcuni interessati gemellaggi, come quello con I festival di Shanghai e Pechino per rendere più solidi I rapporti con la Cina.

About Ludovica Ottaviani

Ludovica Ottaviani
Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Classe 1991, da più di una decina d’anni si diverte a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Si infiltra nel mondo della stampa online nel 2011, cominciando a fare ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Tom Hiddleston, Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.

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