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Riflessioni Cinematografiche: Cosa significa essere attore?

Attore: Breve riflessione sul ruolo cardine dell’immaginario dello spettatore. Cosa significa essere attori?

Hai scelto l’attore sbagliato?

Forse, il tuo attore preferito ti ha deluso e non è più l’idolo dei bei tempi andati…

Innanzitutto, chi è l’attore? Colui che semplicemente interpreta un ruolo. Forse è solo questo, spogliamolo della sua aura romantica e popolare. Durante un’intervista degli anni novanta, uno degli attori più in voga di quel momento, Harvey Keitel, fu assai sincero riguardo a ciò che lui intendeva per grandezza di un attore. A dispetto di ogni facile aspettativa, definì un grande attore non colui che ha solo, come si supporrebbe, talento e bravura, ma semplicemente un uomo fortunato che ha lavorato e continua a lavorare con grandi registi ed ha acquisito la sua grandezza in virtù di questo. Alludendo a come la sua carriera fosse stata percorsa e stabilita in base a tale “circostanza”. Negli anni settanta, riconobbe che, nonostante avesse partecipato a opere importanti, fra cui Mean Streets, Taxi Driver o I duellanti, peraltro non diventando una star ma venendogli riconosciuto il suo giovane talento e fosse molto ricercato, negli anni ottanta, nonostante avesse continuato a lavorare instancabilmente, pareva che fosse stato dimenticato, salvo rarissime eccezioni, dagli autori importanti. Solo negli anni novanta, con una lista impressionante di capolavori, riemerse dall’oblio e dal parziale anonimato, imponendosi come uno degli interpreti più richiesti e maggiormente pregiati. Lui, scherzandoci sopra, disse pressappoco così… visto, oggi sono di nuovo un grande attore, non ho mai smesso di recitare, ma adesso lavoro con Jane Campion, Quentin Tarantino, Abel Ferrara, e la gente a Hollywood e gli spettatori hanno incominciato nuovamente ad accorgersi di me.

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Aveva e ha ragione, secondo voi, Harvey Keitel?

Pensiamo alla carriera, che ne so, di Robert De Niro. Sino alla fine degli anni novanta, nessuno obiettava sulla sua grandezza, la sua filmografia, infatti, a parte qualche film minore comunque sempre decoroso, si può affermare con certezza assoluta che fosse immacolata. Un capolavoro dietro l’altro, una lista sterminata e “consequenziale” di opere indimenticabili, passate quasi immediatamente alla storia del Cinema. Poi, è arrivato il nuovo millennio e De Niro ha cominciato a girare un sacco di commedie di facile consumo, tanti filmetti bruttarelli e persino dei thriller di serie b. Al che, tutti quanti noi, me compreso, suo fan immarcescibile, abbiamo cominciato addirittura a dubitare delle sue doti recitative. Eh sì. Insomma, che l’avessimo sesquipedalmente sopravvalutato, com’è che oggi ci appare bolso, svogliato e ben disponibile solo a film “alimentari” che nessuno ricorderà dopo qualche giorno dall’averli visti? Non può essere solo questione di soldi, non ne ha bisogno. Che De Niro, come si dice in giro, si sia rincoglionito? E se invece fosse stato sempre questo e non ce n’eravamo accorti, accecanti soltanto dalla magnificenza dei film che girava? Forse ci viene il sospetto che sia grande solo perché ha lavorato con registi supremi in film altissimi? Vedi che succede appena non si affianca più a nomi di valore? Allora, forse, non era lui così tanto bravo, erano i registi a renderlo tale. Ecco, perfino uno come De Niro abbiamo messo in discussione.

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Ciò per dire che, sì, l’attore fa la sua parte, in ogni senso del termine, ma se il film è grande lui stesso ci appare più grande, oserei dire mitologico. È la struttura del film, la carica che si dà al personaggio, l’impronta registica, l’impianto scenico della storia, la sceneggiatura, perfino la fotografia a presentarcelo sotto una luce che maggiormente lo valorizza.

Non certo scopro l’acqua calda. Daniel Day-Lewis, uno che comunque gira film col contagocce, vince gli Oscar, meritatissimi, per Il petroliere di Paul Thomas Anderson e per Lincoln di Spielberg, e invece come mai nessuno l’ha preso in considerazione per Nine e La storia di Jack e Rose?

E come mai Michael Fassbender che, sino a poco tempo fa, ci appariva come un attore interessantissimo, capace di scelte insindacabili, che aveva carisma da vendere, ci sembra così insulso e uno qualunque dopo aver visto Assassin’s Creed e L’uomo di neve?

Harvey Keitel probabilmente è stato troppo superficiale e generalista ma, appunto, in linea generale diceva delle cose forse ovvie ma indubitabilmente vere. Potremmo dire che un grande attore non si fa grande da sé. Ribadiremmo qualcosa che tutti noi sappiamo, ma è necessario ricordarlo.

In fondo, il mistero e la bellezza del Cinema consistono proprio nelle magiche dinamiche che nascono fra noi, l’attore e i nostri occhi, e il fascino di un attore è la risultanza di queste strane, insondabili alchimie.

Più potente è il film, più grande è l’attore nel nostro immaginario.

D’altronde, è un discorso che va bene per qualsiasi altro elemento della nostra confusa realtà. Più forte è la tua apparenza, più personalità e potere di fascinazione sembra che tu possegga, anche quando in verità non sei nessuno o sei sempre te stesso.

Pare che tu valga di più.

 

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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