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Amityville: Il Risveglio – Recensione – Un Film di Franck Khalfoun

Ad agosto torna in sala il 112 Ocean Avenue: a dodici anni dall’ultimo film ufficiale, Amityville: Il Risveglio riporta al cinema la celebre saga iniziata nel ’79. Protagoniste, Bella Thorne e Jennifer Jason Leigh.

Un background come quello che presenta Amityville: Il Risveglio (Amityville Awakening, 2017) non ce l’ha nessuno, neanche in quest’epoca di franchise e universi in continuity. Diciannove film prodotti dal 1979 ad oggi, dieci ufficiali, nove direct-to-video (quasi tutti di questi anni, a riprova che il fenomeno, pur ridimensionato, non era mai scomparso). Ultima uscita in sala era stato l’inevitabile remake anni 2000 (The Amityville Horror, 2005): oggi si riparte. Questa la storia con cui si presenta nelle sale l’ultimo capitolo della saga del 112, Ocean Avenue. Rispetto dunque, specie parlando di un brand che vero successo non l’ha avuto mai, almeno se paragonato ai più riconoscibili Halloween-Nightmare-Venerdì 13.

Si parla di classico piccolo ma costante, divenuto nel tempo una pietra miliare del folklore americano. Una storia vera alle spalle (il celebre quanto misterioso killing spree di Ronnie DeFeo), una fiction infinita dai pochi punti cardine: una casa infestata nell’omonima località, “voci” infernali che spingono alla follia un membro degli abitanti. Si parte da qui, si lavora di variazioni minime.
Amityville Il Risveglio ci presenta dunque la diciannovesima famiglia. L’adolescente musona Bella Thorne (faccino giovanile di matrice Disney in cerca di emancipazione dal mondo teen: urla, si spoglia, fa a botte come ruolo da final girl richiede) ha indirettamente causato la morte cerebrale del fratello (Cameron Monaghan), che è ora ridotto a sopravvivere come un inquietante vegetale dalla muscolatura contorta, disteso su un lettino in posizione distorta e innaturale. E’ praticamente già morto, ma “lasciarlo andare” non è facile. La religiosissima mamma Jennifer Jason Leigh (sempre strega, sempre folle, con il suo ghigno malefico: un peso massimo, ma il suo ruolo nel racconto è telefonatissimo) trasferisce la ridente famigliola nella sciagurata villetta, apparentemente ignara della reputazione del luogo. E’ per qualche motivo convinta che Amityville possa aiutare il figlio a rimettersi. E per quanto impossibile, qualcosa sembra darle ragione.

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Amityville Il Risveglio è il diciannovesimo capitolo di un franchise a base di case stregate: non può chiaramente puntare alla sorpresa come valore primario. Come accennato, lavori di questo tipo operano su minime variazioni su di un tema noto: più queste colpiscono rimanendo coerenti con un racconto che, di base, è già noto allo spettatore, maggiore è la soddisfazione della stesso.
Ciò che rende godibile Amityville: Il Risveglio è appunto la sua trovata visiva più angosciante: la presenza mortifera del ragazzo agonizzante e rattrappito su un lettino, tubi in gola e lineamenti sconvolti di un morto. La sua silenziosa incombenza è il motore del racconto, fattore scatenante dei contrasti tra madre e figlia (c’è invero anche una seconda bambina ininfluente ai fini della trama) e catalizzatore di visioni maligne assortite. La variazione è questa: quadretto infernale di famiglia femminile, con il corpo moribondo del maschio al centro.

Nei suoi ottanta minuti scarsi Amityville: Il Risveglio consegna tutto ciò che un “Capitolo XIX” di marca Blumhouse promette: approccio quasi no-budget, rispetto ferreo per le regole base della ghost story, niente sangue né violenza (trend insuperabile dell’horror mainstream contemporaneo), e naturalmente jumpscares al ritmo di uno al minuto, a sommergere, a volte telefonati ma spesso di buona fattura. Per un film dell’orrore che punta poco sull’atmosfera, nulla sullo  shock visivo e tutto sul sobbalzo immediato e rumoroso, Awakening tira dritto che è un piacere. Arriva perfino a concedersi il lusso di un simpatico momento meta, con i protagonisti che guardano in dvd il film originale cercando di trarne nozioni per contrastare il male. Idea, quella dei personaggi di horror che conoscono e si guardano quegli stessi film di cui inconsapevolmente sono protagonisti, vecchia almeno quanto Scream (1996). Ma rimane a livello di pura gag, dunque apprezzabile.

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Per un’ora abbondante dunque Amityville Il Risveglio prende una  bella rincorsa, intrattiene e fa sperare per il gran finale. Si sgonfia però nella pochezza delle sue ambizioni al momento del terzo atto, quando invece di far esplodere l’Infernale come genere impone, il film si richiude in se stesso, prende una svolta home invasion di interesse zero e rinuncia alla messa in scena di una qualsiasi visione sorprendente. Un anti-climax all’insegna del minimalismo piuttosto deludente, specie se al termine di una costruzione assai dignitosa. Lo scontro tra la final girl e l’entità maligna è breve, telefonato e visivamente piattissimo, ridimensionando il film al minuscolo lavoro che in fondo è ben contento di essere.

La portano comunque a casa con il giusto impegno le sue protagoniste, ed il lavoro solidissimo del mestierante Franck Khalfoun (Maniac, -2). In sala non ha concorrenti: il palco è di nuovo tutto per Amityville.

Regia: Franck Khalfoun Con: Bella Thorne, Jennifer Jason Leigh, Cameron Monaghan Anno: 2017 Durata: 83 min Paese: USA Distribuzione: Notorious Picures
Ad agosto torna in sala il 112 Ocean Avenue: a dodici anni dall'ultimo film ufficiale, Amityville: Il Risveglio riporta al cinema la celebre saga iniziata nel '79. Protagoniste, Bella Thorne e Jennifer Jason Leigh. Un background come quello che presenta Amityville: Il Risveglio (Amityville Awakening, 2017) non ce l'ha nessuno, neanche in quest'epoca di franchise e universi in continuity. Diciannove film prodotti dal 1979 ad oggi, dieci ufficiali, nove direct-to-video (quasi tutti di questi anni, a riprova che il fenomeno, pur ridimensionato, non era mai scomparso). Ultima uscita in sala era stato l'inevitabile remake anni 2000 (The Amityville Horror, 2005):…
Commento Finale - 55%

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Ritorno semplice ma efficace per una delle saghe horror più longeve di sempre, Amityville Il Risveglio non inventa granché, ma il poco che offre lo consegna dignitosamente.

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About Saverio Felici

Di stanza a Roma, amante del cinema in ogni sua forma da quando riesce a ricordare.Coniugando le passioni più disparate, scrive di tutto su tutto, con un occhio di riguardo alla settima arte. Dal pop-corn movie più becero al più pretenzioso dei film d'autore.

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