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L’Altra Grace, la nuova miniserie Netflix di successo tratta dal romanzo omonimo di Margaret Atwood

L’Altra Grace: Si direbbe che questo autunno 2017 sia la stagione fortunata  della scrittrice Margaret Atwood, che dopo averci stupito con la serie tratta dal suo romanzo The Handmaids Tale, torna alla carica, stavolta su Netflix con questa nuova e imperdibile miniserie (Alias Grace, 1996).

L’Altra Grace è una miniserie prodotta dalla canadese CBC e da Netflix USA, in sei episodi di circa 45 minuti l’uno, da vedere tutta d’un fiato. Diretta da Mary Harron, regista di  American Psycho (2000), e sceneggiata da Sarah Polley, ha come interprete principale l’attrice Sarah Gadon, Daracula Untold. Tra le curiosità di questa miniserie, vediamo la partecipazione del regista David Cronenberg (il reverendo metodista Verringer) e, in un cameo, la stessa Margaret Atwood.

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Ispirata ad una storia vera, la miniserie racconta le vicende di Grace Marks, una ragazza immigrata con la famiglia dall’Irlanda in Canada, dove presta servizio come domestica. Nel 1943, Grace Marks viene arrestata (forse ingiustamente, non lo sapremo mai) per il duplice omicidio di  Thomas Kinnear, suo datore di lavoro, e Nancy Montgomery, domestica ed amante di Kinnear, gettata in cantina, uccisa e fatta a pezzi. L’esecutore materiale dei delitti, James McDermott, stalliere e tuttofare nella casa di Kinnear, viene condannato a morte e impiccato; anche Grace, che all’epoca dei fatti non aveva compiuto nemmeno 16 anni, viene inizialmente condannata all’impiccagione, ma ottiene poi una commutazione di pena in 30 anni di carcere. Diversamente dalla vicenda reale, nella miniserie, Grace trova un grande alleato in Simon Jordan, uno psicologo incaricato dalla comunità dei sostenitori per la liberazione di Grace, che attraverso un percorso di psicoanalisi deve cercare di scagionare la ragazza.

Intrigante, affascinante e coinvolgente per chi ama le atmosfere dark dell’epoca Vittoriana, con tutti i suoi risvolti nella vita quotidiana; la psicoanalisi di quel periodo, con i primi studi sull’isteria e il suo impatto sulla psiche femminile; le credenze e le superstizioni. L’epoca Vittoriana è fotografata attraverso luci e colori di tonalità fredde, e la brutalità della vita in quel determinato periodo storico non viene risparmiata allo spettatore, che si trova scaraventato, attraverso il racconto di Grace, in quel mondo freddo e duro, fatto di violenza, in cui le donne portano ancora il marchio della strega. Nonostante il tempo dell’ambientazione, L’Altra Grace rimane oltremodo attuale, ritraendo la morbosa curiosità della stampa e delle masse nei riguardi del delitto, ma soprattutto di quella donna che asserisce di non ricordare nulla sugli omicidi e su cui l’opinione pubblica è divisa tra chi la vede come una creatura mostruosa, figlia del demonio, capace di istigare gli uomini grazie alla sua bellezza e sensualità, e chi invece ne è diventato un “fan”, sostenendo la sua innocenza e buona fede.

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Forse non tutti ameranno la struttura narrativa della storia: improntata quasi interamente sul monologo, rischia di deconcentrare lo spettatore. Tutto sommato però, è un punto su cui si può soprassedere, perché la narrazione rimane comunque lineare e la storia, così densa, che porta in continuazione nuovi punti di vista per la risoluzione del caso. D’altronde L’Altra Grace segue il format del thriller psicologico, con una costante sottile tensione emotiva; il lavoro di fantasia operato sulla trama di fatti reali è corposo, forte, mantiene quell’alone di mistero, avvolge lo spettatore con quelle atmosfere fredde e pesanti in cui nell’indagine si mescolano scienza, religione e soprannaturale. Si ha la sensazione di provare gli stessi sentimenti del dottor Jordan: si rimane incerti di fronte a Grace. E’ un’abile manipolatrice o è vittima innocente delle circostanze? Forse non lo sapremo mai.

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