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Tra la Terra e il Cielo – Recensione – Un film di Neeraj Ghaywan

Il vincitore del festival di Cannes 2015, “Tra la Terra e il Cielo”, arriva al cinema

Tra la Terra e il Cielo c’è il non-luogo delle anime in pena, un limbo d’espiazione dove tutti, prima o poi, si ritrovano a fare i conti con il proprio passato, con le proprie colpe e con gli errori commessi, immortalati in un continuo valzer degli addii di kunderiana memoria. Questo limbo non è altro che la Vita stessa, nella quale gli esseri umani si muovono come smarrite pedine, alla ricerca di risposte che possano lenire le proprie azioni o le ferite del passato recente; e a questi dubbi morali cerca di dare un senso il regista Neeraj Ghaywan con il suo film (appunto) Tra la Terra e il Cielo, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2015 nella categoria Un Certain Regards, complesso mosaico babelico ambientato in un’India moderna ma ancora in bilico tra il futuro e il proprio, recente ed imponente, passato.

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Sulle rive del Gange si incrociano e si confondono le vite di vari personaggi con le loro storie di amore, libertà ed emancipazione sullo sfondo di una (ormai) moderna democrazia. Ma Benares, la città sacra sulle rive del fiume sacro, riserva una punizione severa per tutti coloro che giocano con le tradizioni: Deepak si innamora perdutamente di una ragazza che appartiene ad una casta superiore alla sua, costretto – per tradizione – ad occuparsi, insieme a suo padre e ai suoi fratelli, delle pire funebri; Devi, una giovane studentessa, è tormentata dal senso di colpa per la scomparsa del suo primo amante, con il quale aveva tradito il marito; Pathak, il padre di Devi, è vittima della corruzione della polizia mentre Jhonta – un ragazzino che ha, praticamente, adottato – è alla ricerca della sua vera famiglia. Le loro vite si mescoleranno sullo sfondo, appunto, di un’India dove è possibile aspirare ad un cambiamento e ad un futuro migliore, nonostante il fedele attaccamento alle tradizioni.

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Tra la Terra e il Cielo mostra, con sguardo lucido e disincantato – ma non privo di malinconica poesia – uno spaccato lucido dell’India moderna, in bilico tra contraddizioni, modernità, libertà e tradizioni: come in un affresco corale altmaniano, le vite di personaggi apparentemente distanti tra loro si compongono, come in un ardito mosaico, sullo sfondo di una Benares mistica e sospesa tra Vita e Morte, Felicità e Dolore, Redenzione e Perdizione; in questo profetico valzer degli addii così simile ad un contrappasso dantesco (ognuno sconta la propria colpa, la Hybris manifestata, in qualche tragico modo), è il Destino stesso a coreografare la vita di queste persone, immortalate dalla Macchina da Presa di Ghaywan con la stessa puntualità chirurgica presente nel cinema dei Fratelli Dardenne o di Michael Haneke, mentre si muovono con titanica frenesia per cambiare i propri, rispettivi, destini sullo sfondo di una città mistica carica di mistero, un “non – luogo” di frontiera dove tutto è possibile, ma solo dopo aver compiuto il necessario processo di espiazione e purificazione dell’anima.

Regia: Neeraj Ghaywan Con: Richa Chadda – Vicky Kaushal – Shweta Tripathi – Pankaj Tripathi – Sanjay Mishra – Nikhil Sahni – Vineet Kumar Singh Anno: 2015 Durata: 103 Min Paese: India / Francia Distribuzione: Cinema di Valerio De Paolis
Il vincitore del festival di Cannes 2015, "Tra la Terra e il Cielo", arriva al cinema Tra la Terra e il Cielo c’è il non-luogo delle anime in pena, un limbo d’espiazione dove tutti, prima o poi, si ritrovano a fare i conti con il proprio passato, con le proprie colpe e con gli errori commessi, immortalati in un continuo valzer degli addii di kunderiana memoria. Questo limbo non è altro che la Vita stessa, nella quale gli esseri umani si muovono come smarrite pedine, alla ricerca di risposte che possano lenire le proprie azioni o le ferite del passato…

Tra la Terra e il Cielo

Commento Finale - 75%

75%

Incantevole

Tra la Terra e il Cielo di Neeraj Ghaywan mostra, con sguardo lucido e disincantato – ma non privo di malinconica poesia – uno spaccato lucido dell’India moderna, in bilico tra contraddizioni, modernità, libertà e tradizioni: come in un affresco corale altmaniano, le vite di alcuni personaggi apparentemente distanti tra loro si compongono, come in un ardito mosaico, sullo sfondo di una Benares mistica e sospesa tra Vita e Morte, Felicità e Dolore, Redenzione e Perdizione; in questo profetico valzer degli addii, è il Destino a coreografare la vita di queste persone, che vengono catturate dalla Macchina da Presa di Ghaywan con la stessa puntualità chirurgica del cinema dei Fratelli Dardenne o di Michael Haneke.

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About Ludovica Ottaviani

Ludovica Ottaviani
Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Classe 1991, da più di una decina d’anni si diverte a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Si infiltra nel mondo della stampa online nel 2011, cominciando a fare ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Tom Hiddleston, Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.

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