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The Birth of a Nation – Recensione – Un Film di Nate Parker

“The Birth of a Nation”: Nate Parker scrive, dirige ed interpreta il film vincitore del Sundance Film Festival, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Riprendendo il titolo del celebre capolavoro di D.W. Griffith, Parker porta sugli schermi la storia di Nat Turner, guida di una  rivolta degli schiavi scoppiata nella Contea di Southampton in Virginia nell’agosto 1831.

Nat Turner (Nate Parker), è uno schiavo della Virginia con delle  capacità che lo rendono subito diverso dai suoi compagni. In grado di leggere, viene preso in casa dalla sua padrona per essere istruito sulla Bibbia ma sfortunatamente dovrà tornare a lavorare nei campi dopo la morte del padrone della piantagione. Una volta cresciuto mette in pratica la sua conoscenza religiosa e diventa un pastore tra gli schiavi, una guida spirituale non solo della casa in cui lavora ma anche delle tenute nei dintorni. Le violenze intorno a lui, quelle su sua moglie e quelle su sconosciuti lo porteranno però ad un gesto rivoluzionario che sconvolgerà lo stato intero.

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“The Birth of a Nation” è oggettivamente uno tra i film più forti dedicati alla tematica della schiavitù. Negli ultimi anni sono molte le pellicole di successo che hanno ottenuto ottimi consensi di critica e di pubblico, 12 Anni SchiavooDjango Unchained,  con i quali questo film condivide molti archetipi del genere. Non mancano le frustate, non manca la storia d’amore sofferta ed ingiusta tra schiavi, come non manca la speranza e il coraggio che porta a commettere gesti provocatori, tuttavia ciò quello che lo rende unico è sicuramente la sensibilità con qui è trattato l’argomento. Il ritmo lento e calibrato che caratterizza la prima parte costruisce la tensione, accumula atti di violenza che prima o poi trovano le loro conseguenze. Nella prima ora e mezza il dialogo è ridotto al minimo ma basta ad esprimere l’intensità e i sentimenti dei protagonisti, trascinando lo spettatore in un turbine di emozioni. La lentezza delle scene non è noiosa, anzi è fondamentale per assorbire e capire tutte le atrocità alle quali i protagonisti assistono.

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Tutta questa sofferenza comincia ad accumularsi nella parte centrale del film,  senza eccedere, intervallata da scene dolci e profonde nelle quali gli interpreti esprimono tutta la loro abilità espressiva. E’ nelle ultime scene che il ritmo accelera: si perde la dolcezza e i momenti violenti della prima parte esplodono. La pressione che conteneva le azioni dei protagonisti cede e il film si lascia andare in un susseguirsi (anche eccessivo) di scene crude e di forte impatto visivo. Il tutto culmina in una battaglia finale da brividi, magistralmente ripresa ed accompagnata da una musica che impressiona e scuote la sala, dando finalmente sfogo alla tensione accumulata.

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Non ci sono difetti evidenti in “The Birth of a Nation”, anzi, dal punto di vista cinematografico è un esempio di equilibrio. La colonna sonora è emozionante ed intensa, sia i pezzi originali sia quelli ri-interpretati non solo accompagnano le immagini, gli danno forza e sostituiscono i dialoghi. La fotografia è altrettanto eccellente: quasi come un quadro di Caravaggio i protagonisti sono sporchi e allo stesso tempo illuminati da una luce intensa che traspare da spiragli e fa contrasto con ombre molto presenti. Gli interpreti sono azzeccati, interessante è soprattutto il lavoro di Armie Hammer (Samuel Turner),  il ritratto dell’ambiguità umana, della sottomissione alla società che logora la personalità individuale. Nate Parker invece veste il ruolo del protagonista ma anche del più debole dei personaggi. Il suo cambi repentino da una personalità ad un’altra è troppo azzardato e, sebbene sia giustificato da una scena particolarmente intensa, non basta a farci abituare a questa nuova visione del personaggio. La sua violenza stona nella seconda parte, troppo diversa dalla dolcezza e dalla forza etica che ostenta invece nella prima ora di film.

“The Birth of a Nation” è un’opera che può ambire a grandi riconoscimenti: la storia profondamente attuale ed intensa è girata con il giusto ritmo e forte intensità. La lentezza in un primo momento può stancare tuttavia la parte finale basta a ripagare i momenti più calmi nella prima. Peccato per un finale troppo protratto che sarebbe stato sicuramente più incisivo se concluso nel punto di massima intensità.

Regia: Nate Parker Con: Nate Parker – Armie Hammer – Aja Naomi King – Jackie Earle Haley – Penelope Ann Miller – Gabrielle Union – Aunjanue Ellis – Colman Domingo – Roger Guenveur Smith – Mark Boone Junior – Dwight Henry – Esther Scott Anno: 2016 Durata: 119 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: 20th Century Fox
"The Birth of a Nation": Nate Parker scrive, dirige ed interpreta il film vincitore del Sundance Film Festival, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Riprendendo il titolo del celebre capolavoro di D.W. Griffith, Parker porta sugli schermi la storia di Nat Turner, guida di una  rivolta degli schiavi scoppiata nella Contea di Southampton in Virginia nell'agosto 1831. Nat Turner (Nate Parker), è uno schiavo della Virginia con delle  capacità che lo rendono subito diverso dai suoi compagni. In grado di leggere, viene preso in casa dalla sua padrona per essere istruito sulla Bibbia ma sfortunatamente dovrà tornare a lavorare nei…
Commento Finale - 85%

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La schiavitù è un tema ricorrente nella filmografia degli ultimi anni, "The Birth of a Nation" ne mantiene i suoi archetipi ma li tratta da un punto di vista profondo e non banale. La colonna sonora del film è estasiante e intensa, la vera forza della pellicola: è grazie ad essa infatti che il regista gira scene dalla forte carica emotiva che lasciano un segno alla fine della visione.

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About Alice De Falco

Innanzitutto è fondamentale dire che prova molto imbarazzo nel descriversi in terza persona, ma cosa non si fa per la gloria. Al mondo da fine 1996, fa le scuole (come tutti) e poi le finisce (come quasi tutti), dicendo addio al liceo scientifico e ciao al magico mondo del cinema. Da grande vuole fare la regista, avere un sacco di soldi e possibilmente sposare Wes Anderson anche se è un po’ brutto.

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