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È solo la fine del mondo – Recensione – Un Film di Xavier Dolan

“È solo la fine del mondo”, l’enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan torna nei cinema italiani dal 7 dicembre 2016 con Lucky Red.  Presentato a Cannes e vincitore del premio della giuria, il film è basato sull’omonima piéce teatrale di Jean-Luc Lagarce, e sarà tra i rappresentati del Canada agli Oscar 2017 per la categoria: miglior film straniero.

Louis (Gaspard Ulliel) è uno scrittore malato terminale che torna dalla sua famiglia dopo 12 anni di assenza per annunciare la sua malattia. Al suo ritorno viene accolto dai membri della sua famiglia con reazioni completamente diverse. Nel fratello Antoine (Vincent Cassel) si riaccende la gelosia nei suoi confronti perché da sempre al centro dell’attenzione, la sorella minore Suzanne (Léa Seydoux) lo accoglie a braccia aperte anche se quasi non lo conosce, la cognata Catherine (Marion Cotillard) è talmente insicura da soffrire di balbuzie mentre la madre Martine (Nathalie Baye), è impreparata al ritorno del figlio ma al tempo stesso spera che in famiglia possa tornare il dialogo interrotto anni prima.

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È solo la fine del mondo segna, anche secondo l’autore stesso, un momento di transizione che mette da parte l’autoreferenzialità esagerata e il narcisismo adolescenziale, concentrandosi sullo studio di personaggi e sull’adattamento. Dolan è però ben lontano dal raggiungere la maturità artistica, e non è ben chiaro se sia consapevole del passo che sta compiendo. Il difetto preponderante del film è la sua complicata verbosità, ostica ad un pubblico meno paziente che potrebbe sentirsi frustrato data la mancanza di una linea narrativa. Non si capisce verso quale direzione stia volgendo la storia e, mentre ci si aspetta vada a parare da qualche parte, il tutto si rivela frustrante e fine a se stesso. Il lavoro di regia si sofferma infatti sulla direzione degli attori, al centro di un film che si nutre di personaggi e dialoghi. Le interpretazioni sono sentite e riescono a rendere i monologhi lunghi e verbosi poco noiosi e molto emozionanti. Il crescendo di follia ed esasperazione è efficacemente ritratto dai cinque interpreti, ognuno perfetto per il ruolo che interpreta. Magnetico e affascinante è Vincent Cassel, che con il suo odioso Antoine spicca e diventa il tassello intorno al quale si muove la vicenda.

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Lo stile di Xavier Dolan subisce la più evidente evoluzione, nascondendosi dietro gli interpreti e la storia. La ricerca del bello e dell’estetismo estremo nelle inquadrature è meno preponderante, anche se rimane abbastanza evidente una ricerca fotografica, sia della luce sia nella scelta tecnica degli obiettivi. L’attenzione per il colore, per il formato e per i costumi si mimetizza e rende questo Dolan meno invadente e identificabile. Ciò nonostante, la forte vena pubblicitaria e musicale del regista si intravede a spiragli, esplodendo in brevi sequenze eteree, un connubio di immagini trascendenti e musica pop della più infima lega. Possono sembrare fuori contesto e eccessivamente diverse dal resto del film, ma sono incredibilmente potenti, con una forza visiva ed emotiva che il resto del film non riesce a dare in maniera così diretta. La struttura narrativa e la realizzazione di È solo la fine del mondo“, ricordano fortemente il Sussurri e Grida di Ingmar Bergman, con le sue fasi di personaggi che si logorano man mano, manifestando la loro follia e i loro caratteri in un trionfo di nevrosi famigliare (poetica ricorrente nel cinema di Dolan). Tutto ruota intorno ad una malattia sussurrata, mai manifestata, ma che aleggia sulla casa come un fantasma.

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È solo la fine del mondo” è una valanga di parole, strillate e non dette, che cercano di manifestare la frustrazione di una vita familiare logorata dall’egoismo. Gli ambienti scuri, le scene claustrofobiche e i primi piani costanti che annullano gli spazi, sono protagonisti di una messa in scena semplice ma organica al contenuto della storia. Non è un film facile, un’adattamento teatrale è sempre ostico in ambito filmico, ma Dolan riesce nel suo intento di rendere al cinema la piéce.

Regia: Xavier Dolan Con: Gaspard Ulliel – Nathalie Baye – Léa Seydoux – Vincent Cassel – Marion Cotillard – Arthur Couillard Anno: 2016 Durata: 95 min. Paese: Francia Distribuzione: Lucky Red
"È solo la fine del mondo", l'enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan torna nei cinema italiani dal 7 dicembre 2016 con Lucky Red.  Presentato a Cannes e vincitore del premio della giuria, il film è basato sull'omonima piéce teatrale di Jean-Luc Lagarce, e sarà tra i rappresentati del Canada agli Oscar 2017 per la categoria: miglior film straniero. Louis (Gaspard Ulliel) è uno scrittore malato terminale che torna dalla sua famiglia dopo 12 anni di assenza per annunciare la sua malattia. Al suo ritorno viene accolto dai membri della sua famiglia con reazioni completamente diverse. Nel fratello Antoine (Vincent Cassel) si…
Commento Finale - 80%

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Xavier Dolan torna al cinema in una veste più matura ed evoluta, artisticamente parlando. Lo stile si mimetizza e ciò che colpisce maggiormente sono le interpretazioni degli attori, perfettamente inserite nell'evoluzione della vicenda. Una storia non prettamente narrativa, quanto un susseguirsi di monologhi quasi deliranti, espressione perfetta dell'egoismo familiare. Non è un film semplice, richiede pazienza, ma emoziona e fa pensare, sia in sala ma soprattutto fuori.

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About Alice De Falco

Innanzitutto è fondamentale dire che prova molto imbarazzo nel descriversi in terza persona, ma cosa non si fa per la gloria. Al mondo da fine 1996, fa le scuole (come tutti) e poi le finisce (come quasi tutti), dicendo addio al liceo scientifico e ciao al magico mondo del cinema. Da grande vuole fare la regista, avere un sacco di soldi e possibilmente sposare Wes Anderson anche se è un po’ brutto.

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