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Race – Il Colore della Vittoria – Recensione – Un Film di Stephen Hopkins

Il mito di Jesse Owens, l’uomo che nel 1936 vinse quattro Ori alle Olimpiadi di Berlino sotto il regime nazista, rivive in “Race – il colore nella vittoria” di Stephen Hopkins.

Una narrazione a cavallo dello sport ma immersa nella storia, affronta con garbo e successo entrambe le tematiche, coniugandole armonicamente, senza mai risultare pedante o didascalica. Una storia affascinante dove si conosce il risultato ma non manca un briciolo di suspense. Ed è proprio questo il merito principale di “Race – il colore della vittoria“: un film che emoziona lo spettatore, mantiene viva la tensione e la sorpresa nonostante il risultato delle olimpiadi sia noto a tutti. Colmo di patriottismo e moralismo americano, ricco di situazioni stereotipate che profumano di già visto, la pellicola disegna con carattere e lucidità i risvolti morali, fisici e sociali del razzismo e delle diversità, senza dimenticare non solo i meriti degli americani ma anche i loro peccati sociali nei confronti degli afroamericani. Buona l’idea di raccontare due storie contemporaneamente: quella ovviamente di Jesse Owens e quella della politica dietro le olimpiadi. Entrambe sono affrontate in modo assolutamente accessibile al pubblico e ciò permette al film di mantenere un buon ritmo.

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Guarda il video della conferenza con il protagonista Stephan James

Interpretato magnificamente, “Race – il colore della vittoria“, presenta dei protagonisti sorprendenti. Stephan James, che interpreta Jesse Owens, fa un ottimo lavoro e rende onore all’immortale campione. Jason Sudeikis riesce invece in un’eccellente passaggio dalla commedia demenziale al film drammatico, rivelandosi assolutamente all’altezza della situazione. Per molti aspetti il suo personaggio è addirittura più importante di Owens stesso, in quanto il suo arco di maturazione è veramente ben costruito e inaspettato.

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Non è un film che spicca per innovazione o eccellenza ma è sicuramente un prodotto e doveroso e piacevole da guardare. Abbondano i cliché in ogni ambito: dai dialoghi, ai personaggi fino alle loro storie ma sarebbe praticamente impossibile pretendere di non trovarne in un film così celebrativo. E’ impossibile non emozionarsi durante i momenti clou o non essere assorbiti dalla vicenda o affezionarsi ai personaggi. Guardato con un occhio critico “Race – il colore della vittoria” può mostrare molti dei difetti già elencanti, oppure prestare il fianco ad una CGI non particolarmente brillante tuttavia quello che conta è la storia in questo caso, importante e capace di coinvolgere lo spettatore.

Regia: Stephen Hopkins Con: Jason Sudeikis – Carice van Houten – Amanda Crew – Jeremy Irons – Giacomo Gianniotti – William Hurt – Tim McInnerny – Eli Goree – Jonathan Aris – Stephan James – Shanice Banton – Nina Lauren Anno: 2016 Durata: 134′ Min Paese: Francia – Germania – Canada Distribuzione: Eagle Pictures

Il mito di Jesse Owens, l'uomo che nel 1936 vinse quattro Ori alle Olimpiadi di Berlino sotto il regime nazista, rivive in "Race - il colore nella vittoria" di Stephen Hopkins. Una narrazione a cavallo dello sport ma immersa nella storia, affronta con garbo e successo entrambe le tematiche, coniugandole armonicamente, senza mai risultare pedante o didascalica. Una storia affascinante dove si conosce il risultato ma non manca un briciolo di suspense. Ed è proprio questo il merito principale di "Race - il colore della vittoria": un film che emoziona lo spettatore, mantiene viva la tensione e la sorpresa nonostante il risultato delle olimpiadi sia noto a…
Commento Finale - 68%

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Non è un film che spicca per innovazione o eccellenza ma è sicuramente un prodotto e doveroso e piacevole da guardare. Abbondano i cliché in ogni ambito: dai dialoghi, ai personaggi fino alle loro storie ma sarebbe praticamente impossibile pretendere di non trovarne in un film così celebrativo. "Race - il colore della vittoria": un film che emoziona lo spettatore, mantiene viva la tensione e la sorpresa nonostante il risultato delle olimpiadi sia noto a tutti.

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About Alice De Falco

Innanzitutto è fondamentale dire che prova molto imbarazzo nel descriversi in terza persona, ma cosa non si fa per la gloria. Al mondo da fine 1996, fa le scuole (come tutti) e poi le finisce (come quasi tutti), dicendo addio al liceo scientifico e ciao al magico mondo del cinema. Da grande vuole fare la regista, avere un sacco di soldi e possibilmente sposare Wes Anderson anche se è un po’ brutto.

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