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Abbiamo incontrato Matteo Renzi e Alec Ross per parlare de Il Nostro Futuro

“E se Amazon salvasse l’Artigianato in Italia?” Matteo Renzi si confronta con Alec Ross sul nostro futuro, il talento, le opportunità e la necessità di essere pronti ad accogliere i cambiamenti e le innovazioni. 

Alec Ross, nonostante l’aspetto da giovane e rampante capitano d’industria, è in realtà un uomo dalle molte vite: esperto di robotica, insegnante, guru high-tech che ha seguito da vicino la campagna del Presidente americano Barack Obama e della candidata democratica Hillary Clinton; versatile e poliedrico, questa volta è giunto a Roma per incarnare un’altra delle sue “vocazioni” – scrivere – e per presentare quindi il suo ultimo libro, intitolato Il Nostro Futuro, acquista il libro su amazoned incentrato su una strutturata, e complessa, riflessione sui cambiamenti, le nuove tecnologie e ciò che ci aspetta già a partire da “domani”.

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L’ospite d’onore della chiacchierata era il Primo Ministro Matteo Renzi, che è intervenuto per discutere di Italia, futuro, lavoro, opportunità e cambiamento proprio insieme all’autore e al giornalista, blogger e direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, moderatore dell’incontro.

La prima domanda rivolta a Ross da Cerasa cerca già di scavare nel senso più profondamente intrinseco dell’opera: un libro che è una riflessione sul futuro, sulle frontiere delle innovazioni, sul binomio vigente tra chi vuole cambiare realmente – modificando ciò che abbiamo in partenza – e chi, invece, si limita solo a voler distruggere; quali sono, effettivamente, sul campo dell’innovazione le sfide che l’Europa si appresta ad affrontare e quali ancora dovrà prepararsi a sostenere?

Secondo il giornalista e consulente politico americano, ci sono nel mondo una serie di luoghi geografici dove si è assistito a delle rivoluzioni mondiali: basti pensare alla Silicon Valley, questa piccolissima striscia di terra in California dove – nonostante le dimensioni ridotte del luogo – si sono investiti miliardi di dollari per incentivare una rivoluzione tecnologica senza precedenti, che ha aperto una nuova era. Questo è uno degli argomenti cardine intorno al quale viene strutturata la riflessione del volume; ovviamente, parlare di innovazioni e cambiamenti fornisce lo spunto a Cerasa per rivolgere al Primo Ministro Matteo Renzi una domanda strettamente legata all’attualità, ovvero: in un’epoca come la nostra, dominata da elementi –ma soprattutto movimenti – in netta rottura con il passato, com’è possibile contenere quest’ultimi nella valle crepuscolare tra il transitorio e il definitivo?

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Dopo i rinnovati complimenti a Ross per il libro e per la scelta di parlare di “Futuro”, un tema così complesso e spinoso che “spaventa” letteralmente gli europei (e non solo): il libro apre una serie infinita di scenari su ciò che il domani potrà offrire ad ognuno di noi, riscrivendo una sorta di “geografia ideale” nella quale nessun ruolo verrà riconfermato, e si ri-scriveranno (da capo) i nomi dei nuovi vincitori, dei nuovi vinti e degli sconfitti. La politica non potrà essere esente da questa “onda anomala”, visto che la tecnologia e gli sviluppi tecnici hanno cambiato radicalmente la nostra vita quotidiana. Dopo aver passato in rassegna una serie di esempi pratici (cellulari, Google, informazioni infinite e infinita reperibilità di dati, possibilità curare malattie e scoprirne le cause per prevenirle) che dimostrano come uno sguardo critico e tecnico sul futuro, un balzo in avanti tecnologico così notevole abbia modificato le vite di generazioni non poi così distanti tra loro, il premier ammette che l’Italia è, a tutti gli effetti, un luogo adatto ed interessato ad affrontare il mondo di domani, qualora però fosse pronta ad accettare il cambiamento. Assecondare l’onda – utilizzando un gergo surfistico – contemplerebbe l’allontanamento di tutti quei movimenti concentrati piuttosto sulla demolizione, la distruzione dello status quo pre-esistente, o come sottolinea il premier con una battuta “quei movimenti che inneggiano al futuro dei muri contro quelli che, invece, sono legati al futuro delle piazze”, con quest’ultimi che lanciano un’occhiata ottimista verso il domani e i cambiamenti che ci aspetteranno, nonostante la sfiducia e il “male di vivere” dilaganti.

Tutta l’Europa è attraversata da movimenti diversi tra loro, forze contrastanti e in opposizione: populismi e partiti tradizionali che vedono il domani come la vera minaccia, non sono lungimiranti e pronti ad accettare il fatto che – dome diceva Ennio Flaiano, parafrasato da Matteo Renzi – siamo alla vigilia di un cambiamento, nel quale tutti siamo immersi e che tutti siamo, comunque, pronti a ricevere.

Il Premier Matteo Renzi, ribadendo che l’Italia è pronta ad affrontare il futuro che ci aspetterà nei prossimi vent’anni ma solo semplificandosi e riuscendo a creare un equilibrio tra innovazione e tradizione, rivalutazione dei talenti e avanguardie, riflette su alcuni casi “concreti” citati da Ross all’interno del suo libro, casi incentrati su giovani che – disoccupati e senza un guadagno certo, dominati dall’imprevedibilità e dalla confusione –si sono rimboccati le maniche creando, dal nulla, delle start-up miliardarie, oggi quotate in borsa: all’interno dell’enorme mercato del business la parola “innovazione” fa rima con “competizione”, ovvero le aziende sono costrette a rinnovarsi per sopravvivere. In questo scenario – soprattutto a livello politico, dominato da populismi e bipolarismi incalzanti che si fronteggiano tra loro in un eterno testa a testa – chi è davvero in grado, secondo Alec Ross, di guidare un paese traghettandolo verso il domani che verrà?

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Un leader è capace di proiettarsi verso il futuro e non chi, invece, rischia di schiantarsi contro un albero a tutta velocità: sulla scena odierna, ci sono leader come la Clinton, Cameron o Matteo Renzi stesso che possono – secondo Ross – promuovere riforme utili per affrontare il futuro; au contraire, “ipotetici” leader del domani come Trump, Farage o Grillo non li ritiene pronti ad elaborare una serie di riforme sistematiche non distruttive ma co-struttive, in grado di fornire opportunità per tutti. E proprio le parole “opportunità” e “talento” sembrano essere le linee guida del dibattito: quali sono, al momento, quelle che offre l’Italia, le nuove chance di crescita per tutti? E cosa le manca, ancora, invece per crescere?

Ross è il primo a prendere la parola: il talento (ecco di nuovo una delle parole chiave) è uguale per tutti, in ogni longitudine o latitudine del globo. La vera differenza si annida in quello che l’autore chiama “state of mind”, stato mentale, l’atteggiamento e la disponibilità che le persone hanno nei confronti degli ostacoli, delle situazioni critiche, delle innovazioni e del futuro: in California – come insegnano gli esempi citati nei libro e il successo incommensurabile della “rivoluzione tecnologica” della Silicon Valley – un giovane disoccupato reagisce ad un problema creando una soluzione (da qui, la nascita delle start- up), generando da lì un business; in Italia, invece, c’è – e lo afferma in tutta franchezza – un atteggiamento disfattista piuttosto incline alla polemica sterile e alla lamentela, un modo d’essere che immobilizza il paese senza renderlo dinamico. Il fil rouge che lega ogni miliardario della Valley – dal più intelligente a quello meno arguto – è la capacità di essere dei visionari, di credere –e di sapere – di poter cambiare il mondo: sono questi “pazzi” (come ci ha insegnato Steve Jobs) ad affrontare, nel migliore dei modi, le sfide che il futuro offre.

A Matteo Renzi, Cerasa chiede invece come sia possibile affrontare, nel migliore dei modi, il passaggio alla “quarta rivoluzione industriale” (come è stata ribattezzata) tutt’ora in corso, cercando però contemporaneamente di sopperire alla mancanza di posti di lavoro, offrendo nuovi strumenti – e soluzioni – alle imprese e quali obiettivi si è, concretamente, posto il governo durante l’intera durata della legislazione.

Muovendosi velocemente dal passato (recente) al futuro (prossimo) attraverso una serie di esempi concreti tratti dalla vita quotidiana (la comparsa di Google, il fallimento di ditte come Nokia o Motorola etc.) il premier traccia un bilancio: il sentimento di paura nei confronti del futuro, così incerto ed imprevedibile (tanto da non poter essere pronosticato nemmeno dai famosi “big data” su cui tanta politica fa affidamento) è comune a tutti e comprensibile. Ma è proprio il libro Il Nostro Futuro a fornire una possibile soluzione (o una serie) che risiede nell’atteggiamento che bisogna assumere nei riguardi del cambiamento; allo stesso modo, sul piano politico, ad ognuno dev’essere concessa un’opportunità. I problemi non si risolvono fornendo a tutti una garanzia: ognuno deve aver modo di provare, di mettersi in gioco, di cercare di creare le proprie soluzioni per costruire un futuro insieme; per tale motivo si dice contrario al debito di cittadinanza per tutti, ma favorevole a fornire più opportunità – soprattutto creative, che facciano emergere il talento insito in ognuno di noi – puntando sul capitale umano, la nostra vera risorsa. Incrementare alcuni ambiti (quello scolastico, la sanità etc.) non tanto per creare una seconda Silicon Valley ma per costruire le condizioni migliori per dei luoghi dove poter lavorare al meglio, incrementando soprattutto i rapporti tra tradizione e nuove tecnologie (provocatoriamente, afferma Matteo Renzi: “e se fosse Amazon a salvare l’artigianato in Italia?”). Grazie alle riforme sono stati creati più di quattrocento cinquanta mila nuovi posti di lavoro in Italia, per incrementare l’occupazione e abbattere la “dittatura” di dati, numeri e sondaggi che spesso sono difficili da calcolare e prevedere: la prossima vera sfida è legata al settore della cultura, che andrà incrementato quanto quello della sicurezza.

A Ross, vero e proprio “Guru High- Tech” dietro le campagne politiche del partito democratico americano, viene chiesto qual è il profilo ideale del leader di domani, pronto ad affrontare il futuro ma soprattutto pronto “a traghettare i suoi follower, e non il contrario”: secondo Alec Ross, oggi viviamo in una realtà passata repentinamente dalla scarsità di fonti ad un’abbondanza quasi eccessiva. Cinquant’anni fa i leader avevano una spiccata personalità, erano impenetrabili e si sapeva molto poco sul loro conto: erano, in fondo, degli autocrati (che facilmente potevano controllare anche il monopolio – scarso – dei mezzi di comunicazione). Nell’era contemporanea bisogna essere interattivi, interagire con i cittadini, essere presenti 24/24 H ogni giorno e segnare, quel netto passaggio, dall’ “Io” al “Noi”.

L’ultima parola, in questa sorta di match virtuale in bilico tra futuro, bilanci e prospettive, spetta proprio a Matteo Renzi: la riflessione finale è legata a doppio filo con un discorso umano e politico, visto che riguarda la “cultura del fallimento” (così definita dal premier) così oscura in Italia. Nel nostro paese è difficile accettare un passi falso: fino a vent’anni fa chi perdeva (soprattutto, su un piano politico) veniva considerato un paria, un escluso; al contrario negli USA chi sbaglia fa tesoro dei propri errori e, al contrario, viene incentivato a migliorare e a rimettersi in gioco, perché ogni passo falso rappresenta un tassello in più nel mosaico dell’esperienza. Per loro sono cicatrici, per noi ferite aperte che continuiamo a disinfettare, ma che diventano a quel punto difficili da guarire.

About Ludovica Ottaviani

Ludovica Ottaviani
Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Classe 1991, da più di una decina d’anni si diverte a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Si infiltra nel mondo della stampa online nel 2011, cominciando a fare ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Tom Hiddleston, Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.

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