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Creed – Nato per Combattere di Ryan Coogler – Recensione Film

Gli americani alcune cose le sanno fare piuttosto bene. Una, per esempio, sono i film sullo sport, mentre un’altra sono le saghe infinite. Creed è un po’ parte di ambo le categorie, una sorta di cena tra vecchi amici invecchiati più o meno bene: forse un po’ più lunga del dovuto, ma gradevole e con un buon finale.

Affidato alle giovani mani del non ancora trentenne Ryan Coogler, che firma soggeto a 4 mani con Sly e regia, il film è sorprendentemente non solo adrenalina e fomento, ma anche infarcito, qui e li, di buoni momenti autoriali. Alternanza di vari tipi di inquadratura, buon realismo anche nei combattimenti ed uno Stallone, di cui parleremo tra poco, sorprendente.

Adonis è un ragazzo ribelle ed irrequieto, con un passato di riformatorio e solitudine, che viene ad un tratto adottato da Bianca, la moglie del defunto Apollo Creed. Il campione di pugilato è, del resto, il padre del giovane, frutto d’una relazione extraconiugale estemporanea e la donna si sente in dovere di allevare l’orfano. Quando Adonis cresce, amato, istruito e coccolato, tuttavia i geni di famiglia prendono il sopravvento. Il destino nella boxe è inesorabile, così il promettente e rissoso Adonis molla lavoro, madre, città e si trasferisce sulla costa opposta degli Usa, a Filadelfia. Dieci punti a chi indovina chi è andato a cercare e perchè….

Nel settimo capitolo dell’epopea Stallone da vita ad un vecchio e malandato Rocky, rimasto ormai solo dopo che Paulie ed Adriana sono morti, Rocky Jr è in Canada e le giornate dell’ex campione si alternano tra la gestione del suo ristorante e le visite al cimitero. Una volta tornato in pista troviamo davanti a noi non più un guerriero del ring, ma un uomo invecchiato, malato, tormentato, ma sempre coraggioso e pronto a combattere, non tanto coi pugni, quanto con la testa ed il carattere. Rocky sembra trasformarsi, passo dopo passo, nel nuovo Mickey, saggio e messo male, ma capace con una parola di mettere in riga chiunque. Finalmente Stallone non gioca a fare il pischello, da vita ad un personaggio di quasi 70 anni, dal fisico possente ed appesantito, fragile e profondo. Non mi stupirei se uscisse fuori qualche premio pesante tra una mesata…. Michael B. Jordan è un attore in rampa di lancio, oltre a Creed lo troviamo nel ruolo della torcia umana nell’ultima trasposizione dei Fantastici 4, mentre da ragazzino l’ho amato profondamente nel ruolo di Wallace in The Wire, quella che considero la più bella e completa serie tv di sempre. Tessa Thompson che dire….bellissima sarebbe riduttivo, mentre Phylicia Rashad la conosciamo dai tempi dei Robinson (ecco dove l’avevo già vista…). Buona la fotografia e finalmente credibili le inquadrature di pugilato, gli scambi e l’evoluzione dei match. Il montaggio è lineare ed accurato, la sonorizzazione, soprattutto durante gli incontri, è molto buona. Il pugile Ricky Conlan, interpretato dal vero medio massimo britannico Tony Bellow, scimmiotta e richiama molto, soprattutto nella passione calcistica e nel rapporto col suo pubblico, Ricky Hatton, campione britannico di qualche anno fa.

Durata sopra le due ore con una ventina di minuti di troppo, ma il film non annoia mai e l’evoluzione della storia di sport e redenzione dai risvolti umani, piena di cadute, risalite e ricadute con risalite ulteriori è classicamente made in Usa. Appassiona il giusto, fomenta e fa uscire dalla sala col sorriso, sicuri che abbia aperto la strada, se non ad una nuova trilogia, almeno ad un sequel. Staremo a vedere, ma intanto è imprescindibile per gli amanti di Rocky e del pugilato.

Promosso.

About Davide Villa

Davide Villa
Più di trenta e meno di quaranta. Ama: Il punk Rock, l'as Roma, Tarantino, Maurizio Merli, Stallone, Schwartzy, Indiana Jones, Spielberg, Lenzi, Leone, John Milius e gli action movie. Odia: la juve, le camicie nere, Servillo, Lynch e Lars Von Trier. Film preferiti: Giù la testa, Bastardi senza gloria, Troppo forte, Compagni di scuola, Milano Calibro nove. Doti innate: la modestia, l'eleganza e la sobrietà. Difetti: pochi e di scarsa importanza.

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