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Black Mirror – Recensione della serie TV distopica di Netflix

Black Mirror, la serie TV prodotta inizialmente Channel 4, continua a far parlare di se anche in casa Netflix con sei nuovi episodi. Un prodotto televisivo imperdibile destinato a lasciare il segno, famoso per la sua ambientazione distopica e per la sua fama di “predire” il futuro.

La tecnologia e il progresso digitale sono i protagonisti indiscussi degli episodi di Black Mirror, che con lucidità pessimistica, si fa manifesto di un monito per la popolazione, un avvertimento sulle possibili conseguenze dell’abuso del mondo elettronico. Tranne un paio di puntate, più orientate sul genere thriller dalla forte e palpabile tensione, gli argomenti principi della serie sono le congetture su un futuro possibilmente alienante, modellato dalla tecnologia e governato dall’ossessione per il progresso. Perfino gli episodi non ambientati nel futuro, ma nel presente – inferiori per numero ma non per efficacia – sono delle lucide considerazioni dove l’immediata diffusione mediatica dimostra prepotentemente la sua supremazia, rendendo possibili storie terrificanti. La verosimiglianza sia dei futuri più prossimi, sia di quelli più lontani, fa si che la serie perda le caratteristiche fantascientifiche e diventi quasi un’espressione di iperrealismo, che conduce inevitabilmente ad una riflessione incredibilmente pessimistica (fatta eccezione per un unico episodio) sull’avvenire.

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Sono tre le stagioni che compongono al momento la serie di “Black Mirror“, la prima da tre episodi, la seconda da quattro e la terza da sei, per episodi della durata massima di novanta minuti. Le prime due stagioni, rispettivamente del 2011 e del 2013 prodotte da Channel 4, numericamente inferiori per quanto riguarda il numero di episodi rispetto alla terza,  risultano ancora oggi sorprendenti. La prima stagione è apparentemente la più curata e originale, i suoi tre episodi avrebbero sicuramente meritato una proiezione cinematografica al pari dei migliori film usciti in questi anni. Il loro valore, stilistico e poetico è indiscutibile, manifesto di una qualità che caratterizzerà in seguito l’intera serie. La seconda si può considerare simile alla prima in fatto di innovazione e stile, con l’aggiunta di uno speciale di Natale dalla durata estesa e con colpi di scena a dir poco sensazionali.

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La terza stagione (2016), presa in mano da Netflix, vira impercettibilmente la sua direzione e aumenta il numero degli episodi per stagione. Nonostante come mossa possa sembrare un regalo per i fan che hanno aspettato ben tre anni dall’ultima uscita, si rivela invece un piano debole e non totalmente riuscito. La qualità si è notevolmente abbassata e le trovate geniali che caratterizzavano le precedenti produzioni sono meno sconvolgenti e influenti rispetto al passato. Tutta la stagione ha poi una forte carenza nel ritmo e nella struttura propria di ogni episodio, in cui l’evento scatenante, “le regole del gioco”, vengono stabilite troppo tardi, creando confusione nello spettatore.

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Nonostante i difetti degli ultimi episodi, Black Mirror si conferma un fenomeno culturale,  e si conferma un po come il Nostradamus delle serie televisive, con la sola differenza che tutte le congetture protagoniste delle puntate, sono assolutamente verosimili. The future is birght, come recita l’account ufficiale di Twitter, ma come ci dimostrano gli episodi, è meglio non esserne troppo convinti.

Black Mirror, la serie TV prodotta inizialmente Channel 4, continua a far parlare di se anche in casa Netflix con sei nuovi episodi. Un prodotto televisivo imperdibile destinato a lasciare il segno, famoso per la sua ambientazione distopica e per la sua fama di “predire” il futuro. La tecnologia e il progresso digitale sono i protagonisti indiscussi degli episodi di Black Mirror, che con lucidità pessimistica, si fa manifesto di un monito per la popolazione, un avvertimento sulle possibili conseguenze dell’abuso del mondo elettronico. Tranne un paio di puntate, più orientate sul genere thriller dalla forte e palpabile tensione, gli argomenti principi della…
Commento Finale - 90%

90%

La tecnologia e il progresso digitale sono i protagonisti indiscussi degli episodi di “Black Mirror”, che con lucidità pessimistica, si fa manifesto di un monito per la popolazione, un avvertimento sulle possibili conseguenze dell’abuso del mondo elettronico. La verosimiglianza sia dei futuri più prossimi, sia di quelli più lontani, fa si che la serie perda le caratteristiche fantascientifiche e diventi quasi un’espressione di iperrealismo, che conduce inevitabilmente ad una riflessione incredibilmente pessimistica sull’avvenire. La serie più sorprendente degli ultimi anni, un capolavoro che ha impiegato infinte energie. I frutti non sono tardati ad arrivare.

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About Alice De Falco

Innanzitutto è fondamentale dire che prova molto imbarazzo nel descriversi in terza persona, ma cosa non si fa per la gloria. Al mondo da fine 1996, fa le scuole (come tutti) e poi le finisce (come quasi tutti), dicendo addio al liceo scientifico e ciao al magico mondo del cinema. Da grande vuole fare la regista, avere un sacco di soldi e possibilmente sposare Wes Anderson anche se è un po’ brutto.

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