Home / CINEMA / Youth La Giovinezza di Paolo Sorrentino – Recensione Film
Youth La Giovinezza di Paolo Sorrentino - 05

Youth La Giovinezza di Paolo Sorrentino – Recensione Film

La differenza sostanziale tra chi fa solo cinema ed un cineasta, è la capacità di quest’ ultimo di usare il proprio film come arma e non come scudo, questo Paolo Sorrentino lo sa fare e di certo non si è tirato indietro anche questa volta. Partirò col dire che non credo sia utile fare nessun tipo di paragone con La grande bellezza, un premio Oscar in alcuni casi può significare uno svantaggio per un autore che si definisce tale solo sulla carta, ma no se si ha a che fare con uno come Sorrentino, che ha l’ arroganza e la sfacciataggine di spegnere la musica nel bel mezzo di una festa.

Perché sforzarsi tanto a lasciare un eredità se poi essa verrà dimenticata? E la risposta che il regista comunica quasi da subito allo spettatore è semplice, il desiderio preso alla leggera, che il più delle volte può trasformarsi in una perversione. La capacità di fare cinema di questo acutissimo autore è ormai nota a molti,il suo rivendicare in ogni fotogramma la sua appartenenza ad una cerchia di comunicatori puri è talmente palese che con mediocri capacità tecniche sarebbe stato impossibile arrivare all’obbiettivo. Ma non è questo il caso, credetemi. Molto intelligente e pungente tutto il discorso sul ribadire l’ imponenza del cinema nei confronti della televisione, che altro non è che un limitatissimo surrogato della settima arte,e tale deve rimanere. Inutile dire quanto spessore c’ è in ogni singola sfumatura nelle varie interpretazioni di ogni singolo attore, dalla coinvolgente alchimia tra i due protagonisti interpretati da Michael Caine e Harvey Keitel, con una vulnerabile Rachel Weisz fino ad arrivare ad un giovane Paul Dano che film dopo film stupisce sempre di più .

Non è detto che una pellicola che parla del tempo che passa debba essere straziante, si può scegliere individualmente se rammaricarsi inutilmente per il proprio passato o cercare di essere magari di ispirazione per qualcun altro lasciando un segno, un testamento. E le  strade che i vari personaggi prendono nel film sono proprio sintomo di quell’intelligenza dell’ autore che non si preclude niente, quella consapevolezza nel capire che essere artefici del proprio destino è una forma di rispetto che dobbiamo a noi stessi, per poter lasciare in eredità un punto di vista che ci appartenga veramente. Micidiale la sequenza che riguarda Jane Fonda, un perfetto bignami di come vivere la vita  di un altra persona a discapito della propria. Nell’apprezzare la scrittura dell’opera non si possono ignorare le influenze di quella comicità anglosassone che se usata a dovere obbliga, attraverso la leggerezza, a porsi domande molto profonde sull’esistenzialismo, impossibile non pensare ai Monty Pyton. Per poi arrivare ad i soliti aforismi che tanto piacciono al regista e che qui, a dispetto dei suoi precedenti lavori, non sono eccessivi.

Trovo che the “Youth La Giovinezza” sia un ennesima prova di un autore che ha sempre portato avanti un discorso pur essendo a conoscenza di quanto può essere facile ingannare le aspettative dello spettatore, che a volte è così pigro e infantile da non sapere seriamente cosa vuole. Per fortuna Sorrentino conosce il significato della parola rispetto e lo esercita accompagnando il suo zoccolo duro nel percorso intrapreso ormai da molti anni attraverso quel linguaggio affascinante che lo rappresenta, nonché il valore di avere un identità propria che sicuramente verrà preservata nel corso del tempo, un eredità per l’ appunto.

About Alberto Lupocattivo

Avatar
Appassionato di cinema e letteratura. Nerd all'ennesima potenza è sempre attento al repentino mutamento della cinematografia. Per lui non esiste un genere ma il cinema di genere.

Guarda anche

the-new-pope-recensione-venezia-76-copertina

The New Pope: conclusa una serie se ne fa un’altra (ancora più bella)

Sorrentino riesce nell’impresa di realizzare un avvincente secondo capitolo sulle vicende vaticane godendo di un …

Un commento

  1. Federica Rizzo

    Sono rimasta affascinata da questo film: poetico, delicato, etico. E’ un film in stile Sorrentino, lo si evince dalla fotografia sempre impeccabile e dal modo di associare alcune immagini ad altre; in questo caso lo stile del regista, sempre più “felliniano” si inserisce bene nella storia narrata, nel voler raccontare la vecchiaia attraverso i ricordi della giovinezza e attraverso i giovani stessi che sono poi portatori delle grandi verità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.