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White God - Sinfonia per Hagen di Kornél Mundruczó - 01

White God : Sinfonia per Hagen di Kornél Mundruczó – Recensione Film

Dopo la positiva accoglienza alla 67° edizione del Festival di Cannes, culminata con il premio nella sezione Un Certain Regard, la metafora sulla diversità e l’emarginazione del regista ungherese Kornél Mundruczó arriva nelle sale italiane in punta di piedi ma forte di una metafora ideologica e di un messaggio sociale carico di contenuti.

Strutturato come una fiaba moderna e caratterizzato da una struttura narrativa che mescola la fiaba al dramma fino ad arrivare alle venature horror, White God è l’ultimo grido di protesta cinematografico nei confronti dell’intolleranza contro la diversità. Attraverso una prospettiva simbolica, il regista ungherese pone i cani abbandonati come metafora sociale di una classe meno privilegiata e meno fortunata. Dopo il suo abbandono Hagen, il cane protagonista del film, scoprirà a sue spese cosa significa passare da una situazione agiata ed amata a essere reietto della società.

Immagine bruttale e tagliente dell’insofferenza bigotta delle classi privilegiate, White God, è un intrigante grido di opposizione alla stupidità e cattiveria dell’essere umano, alla sua presunzione di essere migliore degli altri soprattutto se deboli, emarginati o poveri. Un film che fin dal titolo, Dio Bianco, guarda alla simbologia per rappresentare e denunciare ogni tipo di stupido preconcetto mentale. Non tutti avranno la capacità di capire o approfondire le tematiche di un’opera fin troppo ambiziosa e di non facile digeribilità ne collocazione. Vittima dei suoi continui cambi di rotta White God si compiace troppo della sua struttura metaforica infischiandosene completamente, e fin troppo ambiziosamente, di smarrire le attenzioni dello spettatore occasionale. Un errore per un certo verso paradossale per un’opera che guarda all’emarginazione.

About Davide Belardo

Davide Belardo
Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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