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Steve Jobs Il Film – Incontro con il regista Danny Boyle

Martedì 17 novembre 2015 abbiamo incontrato il regista premio Oscar Danny Boyle, giunto a Roma per presentare il suo ultimo film “Steve Jobs” con protagonisti Michael Fassbender, Kate Winslet e Seth Rogen atteso in italia per il 21 gennaio 2016. In attesa della recensione, online nei prossimi giorni, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il regista inglese che ci ha raccontato il suo pensiero sul film dedicato al genio dietro i successi della Apple.

Nel film vengono evidenziate spesso le difficoltà di Steve Jobs nel relazionarsi con il prossimo. Lei è dello stesso parere dello Steve Wozniak del film?

Si, sono molto vicino alla filosofia di Wozniak, si può avere del talento ed essere allo stesso tempo una persona buona. Non devi essere per forza un tiranno con il prossimo.

Come è stato per lei lavorare con un Premio Oscar come Aaron Sorkin che ha curato la sceneggiatura del film? 

Incredibile. La sceneggiatura era corposa, 120 pagine. Molti dialoghi, quasi nessuna descrizione, molto simile ad un lavoro teatrale. Ritengo che il teatro è uno spettacolo che si guarda da lontano. Il mio modo di pensare e di sentire invece è più vicino al cinema. Per questo ho lavorato in maniera immersiva per ottenere un’esperienza cinematica. Il film alla fine è quasi un tradimento della figura di Jobs percepita fino ad oggi come un’icona o come un simbolo. Sono molto contento della possibilità che mi è stata data. Ho guardato più volte Social Network, film scritto dallo stesso Sorkin, e spero di aver fatto un buon lavoro con Jobs. La storia di questa mente, di quest’uomo, un personaggio senza pace, senza tregua , con un idea molto precisa sul  controllo del mondo.  Solo Fassbender poteva avere la forza per questo ruolo, siamo stati fortunati ad avere lui come tutto il cast. 

Come sono stati scelti i periodi temporali narrati nel film? 

Il 1988 è un periodo interessante, Jobs era un narratore straordinario. Uno dei suoi compiti era far dimenticare la parte più noiosa della vita e far pensare solo alle cose belle. Il 1998 invece è un punto chiave, l’arrivo dell’iMac ha cambiato tutto, è stato il primo computer veramente cool che si poteva mostrare agli amici. Era quasi un ornamento che poteva far colpo sulle persone. L’inizio di un percorso che ci consente oggi di avere internet nelle nostre mani . L’ultima cosa che facciamo spesso prima di dormire è controllare il nostro smartphone. Quella data è il punto focale, il lancio di questo processo. 

Quale è stato il suo approccio con Steve Jobs?

Come creatore, innovatore e cineasta ho cercato di trovare alcune analogie con le accuse che il mondo gli ha sempre rivolto: non era un tecnico ne un programmatore. Come regista avevo la responsabilità di portare avanti questo lavoro nel miglior modo possibile. Come detto sono vicino agli ideali di Wozniak. Viviamo spesso con l’idea che le grandi menti che hanno cambiato il mondo non avevano bisogno di nessuno. Invece ci sono tante altre persone di cui si ascrivono i crediti. Si tratta di un lavoro di squadra. Ci sono alcuni momenti in cui bisogna farsi aiutare. Lui si è comportato malissimo nei confronti dei sui colleghi ma anche in quelli di sua figlia, riversando su di lei il rigetto dei propri genitori.

Ha avuto la possibilità di conoscere Steve Wozniak?

Steve Wozniak ci ha aiutato moltissimo. Lui e Seth Rogen sono diventati grandi amici. Lui però non vuole più parlare di computer ora fa il prestigiatore. Gira spesso con una valigia con tutti i suoi trucchi anche se devo ammettere che non è molto bravo. 

Cosa può dirci dei problemi avuti con la moglie di Jobs?

La moglie di Jobs ha contattato tutti quelli con cui volevo lavorare, fin dall’inizio è stata molto ostile nei confronti del film. Anni fa rifiutai un film per scelta di una vedova perché lei si sentiva tradita da quel progetto. Questa volta però non ritenevo questo film un tradimento poiché gran parte dei fatti narrati sono precedenti alla sua vita con Jobs. In realtà la cosa che mi ha convinto a farlo è stata che Steve Jobs voleva sempre avere il controllo su tutto. Da un punto di vista psicologico ed emotivo era tutto dettato dal controllo. L’unico controllo che non ha esercitato è stato per  libro che aveva commissionato e da cui è tratto anche il film. Credo che Jobs volesse proprio la trascrizione reale della sua storia, che fosse raccontata in modo obiettivo. Per questo per me è stato possibile realizzare il film malgrado le ostilità della moglie. Tutte le persone che sono a capo di Microsoft e Uber sono diventate così potenti e ricche da governarci. Credo sia giusto fare film su di loro. Così dimostriamo che si può parlare di loro senza essere controllati. Noi possiamo e dobbiamo parlare di Jobs perché non possiamo credere che sia stato un santo.

Nel film Steve Jobs non sembra avere grosso interesse per i soldi. Cosa ci può dire del suo lato benefattore, del suo essere considerato un’eroe? 

Non ha fatto molta beneficenza, forse in realtà non ci credeva. Ha ragione nel dire che non sembrava avere un grande amore ed  interesse per i soldi. Sapeva cosa i soldi portavano. Lui era più che altro interessato al controllo piuttosto che ai soldi.  La differenza tra Wozniak e Jobs è che il primo voleva che tutti avessero un sistema aperto (molte persone hanno seguito la sua via), mentre per Jobs  un sistema aperto voleva dire non recuperare l’investimento dell’azienda. I veri eroi del nostro tempo per me sono coloro portano avanti wikipedia, che è libero per tutti, gratis per tutti. Sono coloro che abbiamo celebrato nelle olimpiadi di Londra, oppure l’inventore di internet o chi ha fatto in modo che nessuna grande azienda potesse averne il possesso. Ci sono tanti altri esempi. Sono queste le persone che ammiro, non Jobs che al di là di tutto è sempre ostinato sulla sua idea di esercitare costante controllo.

Perché tutto questo interesse di Hollywood sui biopic?

Per insicurezza o mancanza di sicurezza negli sceneggiatori. Abbiamo grandi film, grandi sequel:  Fast and Furious, Spectre, Star Wars. C’è una mancanza di fiducia e dunque si opta per settori in cui il successo è quasi sicuro: come i biopic. Questa è la natura bipolare del cinema: grandissimi successi e piccoli che cercano i momenti di gloria. La stagione degli Oscar da spazio alle biografie, il pubblico è interessato alle biografie. 

Cosa pensa di  multinazionali come Apple?

Anche queste multinazionali hanno una storia da raccontare.  Con questo film non voglio contraddire le aziende, non voglio smontare mito o beatificazione del personaggio ma solo raccontare una storia di un uomo che merita di essere narrata.

About Davide Belardo

Davide Belardo
Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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