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Noi e la Giulia di Edorado Leo – Recensione Film

In Italia si sa. Abbiamo un mito, e che mito. E non si tratta di un noto modello dell’Alfa Romeo, ma di un mito vero e proprio: quello del posto fisso, della sistemazione a vita, del viver quieti e statici. Il cambiamento nel nostro bel paese è cosa assai rara e come ben si sa, citando citazioni famose, tutto cambia affinché poi tutto resti uguale.

Ma sempre in Italia abbiamo un altro mito, ovvero quello del regista esordiente, che resta tale almeno fino ai 40 anni, forse per colpa degli esordi tardivi o forse, più probabilmente, per un modo di concepire la gioventù del tutto nostrana. Il quarantenne-e-qualcosa Edoardo Leo, alla sua terza regia, è uno di questi registi esordienti: gli unici che possano offrire qualche speranza a un sempre più statico panorama cinematografico italiano. E Leo lo fa: ci da una speranza, una grossa speranza.

Dopo l’indipendente “18 anni dopo” e dopo il più commerciale “Buongiorno Papà”, Edoardo Leo porta sugli schermi (è anche sceneggiatore) il suo film più maturo “Noi e la Giulia“: una commedia umana, che strizza l’occhio a Ettore Scola, in cui miserabili e falliti si incontrano per inseguire un loro mito, del tutto diverso da quello socialmente imposto. E’ il cinema a cui Leo ci ha abituato: un cinema fondato sulla forza e sulla bellezza delle storie, sulla caratterizzazione e sullo scontro dei personaggi, sullo sviluppo e sull’esplosione delle emozioni, quelle belle e ancora autentiche. Attraverso il suo occhio da commediante Leo restituisce in “Noi e la Giulia” (in questo caso la Giulia è proprio lo storico modello dell’Alfa Romeo) un ritratto grottesco del nostro presente, senza voler lanciare facili messaggi e scardinando i meccanismi ormai logori della commedia italiana dell’ultimo decennio. Nonostante il nucleo portante del film sia la lotta alla camorra, la denuncia sociale resta sempre sullo sfondo per privilegiare i personaggi e le loro storie (un messaggio resta sterile se non emoziona, come sottolinea il regista stesso). In questo contesto la mafia diviene quasi metafora delle difficoltà che esistono per far avverare i nostri sogni, la Giulia simbolo del sogno stesso, mentre il casale da ristrutturare reificazione di quel cosiddetto “piano B”, ovvero la scappatoia dal posto fisso. La possibilità di scegliere una vita diversa. Forse migliore o forse no, ma comunque diversa.

Leo decide di scavare, raccontare e approfondire senza la volontà di far ridere a tutti i costi (così com’era in “Buongiorno papà”), tanto che la comicità si diluisce e il film diviene a tutti gli effetti una storia umana fuori da ogni genere. La resistenza a oltranza di questo manipolo di pazzi ci rende partecipi di una vicenda, che affonda le sue radici in tematiche forti quali la giustizia, l’auto-realizzazione e la libertà di essere e di fare. “Questa è roba nostra” sibila il comunista Amendola, mandando al macero ogni distinzione politico-ideologica, perché qui sono solo esseri umani che combattono per il giusto.

Eccellente inoltre il lavoro effettuato sugli attori, con il tentativo di uscire fuori dai clichè delle parti. Leo e Argentero sembrano essersi scambiati i loro “classici” ruoli, quello dell’impacciato il primo e quello del belloccio il secondo. Risulta estremamente godibile assistere a un Edoardo Leo coatto e pompato, quanto a un Luca Argentero timido e impacciato (e con un anti-estetico accento torinese). Claudio Amendola regna sovrano interpretando un nostalgico rosso che brandendo, lettaralmente, falce e martello mette in fuga i camorristi. A completare il cast un  sempre eccellente Carlo Buccirosso, una veramente incinta Anna Foglietta e la rivelazione di “Smetto quando voglio” Stefano Fresi.

E’ questa la commedia italiana di cui si ha bisogno, quella coraggiosa, che sa anche osare. Se già qualche settimana fa Maccio Capatonda aveva sovvertito le regole con il suo “Italiano Medio”, ora è giunto il momento di Edoardo Leo che con “Noi e la Giulia”, sovverte le regole in un’altra maniera, a modo suo, ma sempre con una grande e intelligente personalità. Con la speranza che questo modo di fare cinema diventi sempre più la regola e non l’eccezione.

About Lorenzo Giovenga

Lorenzo Giovenga
Lorenzo Giovenga è un giovane regista italiano. Esordisce nel 2009, insieme al collega e amico Giuliano Giacomelli, col lungometraggio horror “La Progenie del Diavolo“. Insieme, sempre nel 2009, firmano anche i cortometraggi “Pianto Rosso” e “Voce dall’Inferno“. Nel 2011 fonda insieme a Giuliano Giacomelli e Lucio Zannella la Rec-Volution Lab.

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