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Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone – Recensione Film

In concorso al prossimo Festival di Cannes “Il Racconto dei Racconti” segna il ritorno dietro la macchina da presa di Matteo Garrone dopo la scomparsa del suo storico direttore della fotografia Marco Onorato, defunto dopo una breve malattia. Forse anche in virtù di questo lutto sofferto il regista partenopeo per la sua nuova opera ha scelto coraggiosamente di osare e di cimentarsi in qual cosa di veramente lontano dalla sua cinematografia. Liberamente tratto da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, storico scrittore napoletano del 600 riconosciuto universalmente come precursore della letteratura fiabesca, “Il Racconto dei Racconti” è un elegante mash-up di vari racconti tratti dalla summa letteraria di Basile dai quali Garrone e i suoi sceneggiatori hanno attinto per realizzare un tessuto narrativo ricco di tematiche e riflessioni universali (la nascita, la morte, la possessione, l’invidia, la superbia, il desiderio), presenti in originale nei tre episodi scelti per questa trasposizione (Lo polece, La vecchia scortecata e La cerva fatata).

Caratterizzato da una realizzazione tecnica che ha del miracoloso, considerati i mezzi produttivi ed economici del nostro cinema, “Il Racconto dei Racconti” si presenta al suo pubblico inserito in una confezione meravigliosa e affascinante, figlia di un lavoro meticoloso affidato a talenti ed artisti italiani che hanno compiuto il prodigio. Lavoro impeccabile impreziosito dalla fotografia incantevole del maestro inglese Peter Suschitzky, apprezzato da sempre per l’impressionante utilizzo della luce e dei colori nelle sue opere (L’impero colpisce ancora, A History of Violence). Location, ambienti, costumi e scenografie nulla è lasciato al caso ed è praticamente impossibile non rimanere estasiati dalla bellezza tecnica e visiva dell’opera. Fascino che viene ancora più amplificato dal meticoloso utilizzo degli SFX/VFX affidati alla supervisione di Leonardo Cruciano e al lavoro di numerosi artisti e creativi nostrani come Bruno Albi Marini, nominato ai David di Donatello 2013 per gli effetti digitali di “Reality” diretto dallo stesso Garrone.

Eppure non è tutt’oro quello che luccica.

Realizzato con la volontà di conquistare il pubblico, a detta del regista, “Il racconto dei racconti” si riscopre invece narciso e naif. Sarebbe infinitamente facile tessere le lodi di una pellicola audace ma purtroppo ci ritroviamo ancora una volta con la mano suoi fianchi e la lingua di fuori prima di arrivare all’arrivo. Nella scrupolosità di far apparire il suo film visivamente perfetto, Garrone, ci presenta un fantasy privo di cuore, epicità e vere emozioni, forgiato sul canonico lavoro sui corpi nel disperato tentativo di mantenere un filo conduttore con la sua cinematografia del passato. Nello sforzo di intrecciare tre racconti la sceneggiatura si mostra spesso disordinata e non perfettamente gestita. Gli eventi si susseguono apparentemente senza un vero legame tra loro e tra accelerazioni e rallentamenti di ritmo non mancherà qualche sbadiglio. Lo stesso Garrone durante la conferenza stampa ha esternato le proprie difficoltà nell’approcciarsi ad un genere a lui lontano come il fantasy, difficoltà che emergono evidenti durante la visione. Il film ottiene una brusca frenata di ritmo già dopo l’incontro del Re con il drago marino e non decolla neanche quando verso l’epilogo si assiste ad una intrigante virata verso il genere horror che rivitalizza l’attenzione dello spettatore troppo in ritardo.

Nonostante i difetti elencati “Il Racconto dei Racconti” resta il più coraggioso e importante progetto del nostro cinema degli ultimi anni. Un lavoro che va supportato e al quale va riconosciuta l’intraprendenza ed il valore di voler fuggire dall’immobilità del nostro cinema.

About Davide Belardo

Davide Belardo
Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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